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Renato Ingenito/Ansa
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Economia

Ilva: tra commissariamento e nazionalizzazione, il problema resta irrisolto

Slitta il decreto del governo e tutti i problemi delle acciaierie di Taranto rimangono aperti

Commissariamento, nazionalizzazione o amministrazione straordinaria. Sono tante le ipotesi che circolano da settimane sul destino dell'Ilva di Taranto , lo stabilimento siderurgico più grande d'Europa che fa capo alla famiglia Riva e che vive da mesi nel caos, tra provvedimenti della magistratura, interventi delle autorità politiche, manifestazioni di piazza dei lavoratori, dei cittadini e degli ambientalisti.

Dopo qualche mese di “calma apparente”, oggi le sorti dello stabilimento sono di nuovo appese a un filo. La scorsa settimana, il Tribunale di Taranto (su ordinanza del Gip, Patrizia Todisco) ha infatti disposto un maxi-sequestro di beni (per oltre 8 miliardi di euro) della Rivafire spa, cioè la holding che controlla l'Ilva, colpevole di presunti gravi reati ambientali. Si tratta di un provvedimento che ha avuto subito, come diretta conseguenza, le dimissioni in massa dei vertici delle acciaierie di Taranto, dal presidente Bruno Ferrante all'amministratore delegato Enrico Bondi fino al consigliere Giuseppe De Iure, seguiti poi da 36 persone, tra dirigenti e capireparto, che hanno lamentato l'impossibilità di poter continuare a svolgere il proprio lavoro. Un disastro, insomma, che mette a repentaglio nuovamente la sopravvivenza della fabbrica.

LA NOMINA DI ENRICO BONDI

L'ILVA E I RIVA

Ora, il compito di sbrogliare il bandolo della matassa spetta al governo, in particolare al premier Enrico Letta e al ministro per lo sviluppo economico, Flavio Zanonato, che si trovano con gli stessi problemi già affrontati lo scorso anno dall'esecutivo guidato da Mario Monti. Per la giornata di oggi, era previsto un decreto del consiglio dei ministri sull'Ilva, che però è slittato alla prossima settimana e arriverà probabilmente entro il 5 giugno. Intanto, cresce la probabilità che l'azienda venga commissariata: un'ipotesi che il ministro Zanonato aveva inizialmente escluso ma che, oggi, viene invece caldeggiata da più parti, sia dai sindacati, sia da Vitaliano Esposito, il garante nominato dal governo Monti per l'attuazione dell'Aia (autorizzazione integrata ambientale), cioè per controllare che l'Ilva rispetti le norme per la salvaguardia della salute dei cittadini e dell'ecosistema.

Proprio il commissariamento dell'azienda, era uno degli scenari ipotizzati lo scorso anno dallo stesso governo Monti. Va ricordato, infatti, che l'esecutivo guidato dall'ex-rettore della Bocconi ha approvato il cosiddetto Decreto Salva-Ilva: un provvedimento ad hoc per mantenere aperta la fabbrica, dopo un primo sequestro ordinato dalla magistratura nel luglio del 2012. In pratica, il governo Monti ha consentito all'Ilva di continuare a operare, vincolandola però all'attuazione di programmi per mettere a norma lo stabilimento e per tutelare la salute dei cittadini. In caso di inadempienze da parte della proprietà, nel Decreto Salva-Ilva sono previste misure drastiche, come appunto il commissariamento o addirittura la nazionalizzazione.

La nomina del commissario sarebbe dunque una diretta conseguenza degli ultimi eventi e una semplice applicazione della legge. Sembra più remota, invece, la possibilità di una nazionalizzazione, almeno a sentire Confindustria. “E' un'ipotesi dell'irrealtà”, ha detto per esempio il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, “visto che lo stato non ha nemmeno i soldi per gli ecobonus e non si capisce con quali risorse riuscirebbe a sostenere l'Ilva. Un'altra via di sbocco potrebbe essere anche il ricorso all'amministrazione straordinaria, secondo le regole previste dalle leggi Prodi e Marzano, destinate alla ristrutturazione delle imprese in crisi. Per far ricorso a queste procedure, però, ci vogliono alcuni presupposti come lo stato di insolvenza che, al momento, l'Ilva non possiede ancora (a meno che le leggi sull'amministrazione straordinaria non vengano modificate).

IL VIAGGIO NELL'ILVA DI TARANTO DEL NOSTRO INVIATO

ILVA: LE VOCI DELLA GENTE

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