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Economia

I 10 paesi migliori per fare business nel 2017 secondo Forbes

Svezia, Nuova Zelanda e Hong Kong sul podio di una classifica dominata dall'Europa

Il magazine americano Forbes ha da poco pubblicato la classifica dei paesi migliori per fare business nel 2017. Che ci si creda o no, la top ten è dominata dall'Europa, e in particolare dall'Europa del Nord. Crescita del Pil, apertura dei mercati, riforme, occupazione, sviluppo, burocratizzazione delle procedure sono alcune delle variabili prese in considerazione per sviluppare questa classifica. Che ha due grandi perdenti: gli Stati Uniti, passati, dal 2006 ad oggi, dalla prima alla 23esima posizione, e la Cina, al 102esimo posto. Quanto all'Italia, si conferma tra i fanalini di coda del Vecchio Continente, in 42esima posizione.

Svezia

La Svezia è riuscita a consolidare negli anni un sistema di libero mercato che cresce a ritmi sostenuti (5,2 per cento), un'ottima qualità della vita (il Pil pro capite è di 50.300 dollari), bassa inflazione (0,7 per cento), ottimo welfare, e basso debito pubblico (43 per cento del Pil). Solo il tasso di disoccupazione è un po' alto, al 7,4 per cento. 

Nuova Zelanda

Non è da meno la Nuova Zelanda, grazie a un tasso di crescita del 3 per cento, un debito pubblico del 35 per cento, disoccupazione al 5,4 per cento e inflazione allo 0,3. Questo paese lontanissimo è stato premiato anche per un'altra ragione: l'essere riuscito, in poco meno di trent'anni, a trasfrmarsi da nazione prevalentemente agricola a polo industriale competitivo su scala mondiale.

Hong Kong

Hong Kong resta sul podio grazie a un sistema che ha continuato negli anni a garantire la massima libertà di movimento a chi si occupa di commercio e trasnazioni finanziarie. A livello di indicatori, l'ex tigre asiatica cresce al 2,4 per cento, ha un Pil pro capite di 42,400 dollari, un tasso di inflazione del 3 per cento, uno di disoccupazione del 3,3 per cento, e un debito pubblico pari al 37 per cento del Pil.

Irlanda

L'Irlanda è una delle grandi sorprese di questa classifica. Da sempre considerata una delle nazioni più povere dell'Europa, grazie alle riforme strutturali portate avanti negli anni immediatamente successivi alla crisi finanziaria internazionale Dublino è riuscita a superare persino la Gran Bretagna. La sua economia cresce al 26,3 per cento (e non è un errore di battitura!), il Pil pro capite è arrivato a 51.300 dollari, il debito pubblico è alto, al 101 per cento del Pil, e anche sul piano della disoccupazione (9,4 per cento) si potrebbe fare qualcosa di più. Ma l'inflazione è pari a zero.

Regno Unito

La Gran Bretagna ha un'economia talmente solida che, secondo Forbes, dovrebbe continuare a vivere di rendita nostante la Brexit. Al momento i principali indicatori economici sono positivi: crescita del 2,2 per cento, Pil pro capite pari a 43.700 dollari, debito pubblico all'89 per cento, disoccupazione al 5,4 e inflazione allo 0,1. Più incerte le previsioni di medio e lungo periodo.

Danimarca

La Danimarca è un paese che è stato in grado di innovare un po' in tutti i settori, dall'agricoltura ai servizi, e che ha regalato alla nazione una qualità della vita molto elevata, grazie a un sistema di welfare molto sviluppato e a una buona ridistribuzone del reddito. Unico punto debole: l'eccessiva dipendenza dall'importazione di materie prime. Gli altri indicatori sono tutti positivi: crescita all'1 per cento, reddito pro capite di 52.000 dollari, debito pubblico al 40 per cento, disoccupazione al 4,6 e inflazione allo 0,5.

Olanda

Anche l'economia olandese è molto solida, e non solo perché il paese si è conquistato il titolo di snodo commerciale più importante d'Europa, ma anche perché è riuscito a meccanizzare il settore agricolo a tal punto da renderlo estremamente produttivo pur impiegando solo il 2 per cento della forza lavoro. L'economia cresce al 2 per cento, il Pil pro capite è di 44.400 dollari, il debito pubblico al 65 per cento, il tasso di disoccupazione al 6,9 per cento e l'inflazione allo 0,2.

Finlandia

Tecnologia e manufatturiero: sono questi i settori in cui la Finlandia è più competitiva. Che prosperano in uno dei mercati più liberi e snelli d'Europa. L'unica grande paura di Helsinki è quella di vedere le sue esportazioni calare sempre di più, soprattutto a causa del forte battuta d'arresto che ha subito l'economia russa, uno dei mercati di riferimento per la Finlandia. E' anche per questo che l'economia cresce allo 0,2 per cento, il debito è al 63 per cento, il tasso di disoccupazione al 9,3 per cento è l'inflazione al -0,2 per cento. La Finlandia continua comunque a difendersi bene per quel che riguarda il Pil pro capite, che è di 71.900 dollari.

Norvegia

Sia il settore pubblico che quello privato funzionano molto bene in Norvegia, e il paese è stato in grado di costruire negli anni un'ottima rete di assistenza sociale. L'industria di punta del paese è comunque quella petrolifera, che garantisce circa il 9 per cento dei posti di lavoro, il 15 per cento del Pil, ed è alla base del 39 per cento degli introiti raccolti con le esportazioni. Tuttavia, il recente calo dei prezzi che ha investito questo mercato ha avuto notevoli ripercussioni sull'economia norvegese. Pur avendo mantenuto un tasso di crescita dell'1,6 per cento, il tasso di disoccupazione è più elevato del solito (4,4 per cento), e l'inflazione è al 2,2. Il debito pubblico è fermo al 32 per cento del Pil e il reddito pro capite è di 74.700 dollari.

Canada

Chiude la top ten il Canada, che ultimamente sembra aver sostituito gli Stati Uniti in tutte le classifiche internazionali, a prescindere dal fatto che si occupino di qualità della vita, opportunità di lavoro o crescita economica. L'economia canadese sta crescendo all'1,1 per cento, il Pil pro capite è di 43.200 dollari, l'inflazione all'1,1 per cento, la disoccupazione al 6,9 e il debito, molto elevato, al 99 per cento del Pil.

I paesi peggiori

Nelle ultime dieci posizioni troviamo Etiopia, Algeria, Zimbabwe, Congo, Laos, Venezuela, Yemen, Haiti, Gambia e Chad, tutti paesi che stanno attraversando o una fase di crisi profonda o che sono stati colpiti da violenti conflitti.

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