Grecia: le 5 richieste di Atene impossibili da esaudire
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Grecia: le 5 richieste di Atene impossibili da esaudire
Economia

Grecia: le 5 richieste di Atene impossibili da esaudire

Dai profitti della Bce sui titoli greci all’avanzo primario fino ai fondi Efsf, ecco tutti i desiderata irricevibili senza una concreta lista di riforme

Il Primo ministro greco Alexis Tsipras MARTIN BUREAU/AFP/Getty Images

Un’altra settimana cruciale per la Grecia è iniziata. E probabilimente sarà ancora una volta priva di soluzioni definitive. La situazione resta di estrema tensione, dato che più passa il tempo più si svuotano le casse dello Stato. Il primo ministro Alexis Tsipras e il suo ministro delle Finanze Yanis Varoufakis continuano a usare il pugno di ferro con il Brussels Group, che altro non è che la vecchia troika composta da Fondo monetario internazionale (Fmi), Banca centrale europea (Bce) e Commissione Ue, con l’aggiunta dello European stability mechanism (Esm). I margini di negoziazione sono però risicati. E noi abbiamo deciso di vagliare tutte le proposte economiche-finanziarie di Atene che non sono solo le principali, ma sono anche quelle più difficili da esaudire.

1 - Profitti della Bce sui titoli greci

Il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi. Epa/Abne Dedert

Delle richieste della Grecia è sicuramente la più difficile da esaudire. La Bce ha già ribadito che non è intenzionata a procedere su questo punto. All’appello ci sono 1,8 miliardi di euro, il frutto dei profitti che la Banca centrale ha ottenuto comprando i titoli di Stato ellenici attraverso il Securities markets programme (Smp) negli anni passati. Il motivo è prettamente politico. Prima le autorità elleniche presentano una lista concreta, verificata e verificabile di riforme strutturali da introdurre durante l’attuale estensione del programma di salvataggio, prima la Bce potrà rilasciare questi fondi. Secondo il ministro delle Finanze Varoufakis, si tratta di soldi che spettano di diritto ai cittadini greci, indipendentemente dalla lista di riforme. Ma non la pensa così Francoforte, che ha dichiarato chiusa la questione in assenza di una serie base di partenza da cui far partire al discussione. Prima la lista, poi i soldi. Forse.

2 - Fondi Efsf

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker Paul Matthews/G20 Australia via Getty Images

La seconda richiesta riguarda i fondi dello European financial stability facility (Esfs), il fondo temporaneo di stabilizzazione finanziaria dell’Ue, poi soppiantato dallo Esm. Anche in questo caso, bisogna tornare indietro all’approvazione del secondo programma di salvataggio. Quindi, al marzo 2012. Alla Grecia fu attivata una linea di credito con l’Efsf per la ricapitalizzazione del sistema bancario, con duplice intenzione: evitare una crisi di liquidità nel breve periodo e stabilizzarlo nel lungo termine. Il tutto sotto l’egida dell’Hellenic financial stability fund (Hfsf). La Grecia, tuttavia, dice che i fondi sono stati restituiti e si è presentato un surplus di 1,2 miliardi di euro, frutto degli sforzi delle autorità del Paese. Ma lo Efsf, e così anche il ministero delle Finanze della Germania, non è d’accordo. Questi soldi, in breve, fanno parte del programma, e come tali devono essere trattati. Non solo. Anche nel caso si decidesse di rilasciare i fondi, questi dovrebbero essere utilizzati per le esigenze legate alle ricapitolizzazioni bancarie, e non per le necessità di cassa. In ogni caso, l’Eurogruppo ha comunicato che non ci sono basi legali per avanzare una richiesta di questo genere.

3 - Surplus primario

Yanis Varoufakis, ministro delle finanze greco Olycom

La terza richiesta complicata da sciogliere riguarda il surplus primario da ottenere negli anni a venire. Secondo il programma di salvataggio, la Grecia deve impegnarsi a raggiungere un avanzo primario pari al 4,5% del Pil nei prossimi anni. Troppo, secondo Tsipras e Varoufakis, che hanno ribadito che non ci sarà più austerity nel Paese. E ottenere un surplus primario di 4 punti percentuali e mezzo di Pil significa de facto tagliare la spesa pubblica. La Grecia quindi propone un avanzo di 1,5 punti di Pil, assumendo che si verifichino le condizioni per una crescita economica dell’1,4% su base annua per l’anno in corso. Ma come ha ricordato J.P. Morgan in una nota ai clienti istituzionali, questa è un’assunzione troppo ottimistica. “È possibile che la Grecia cresca dello 0,5%, perché il Paese è praticamente bloccato dall’inizio dell’anno”. Primo, per colpa delle elezioni, dato che la consuetudine ellenica è quella di smettere di pagar le imposte a ridosso delle tornate elettorali. Secondo, per via dello stallo delle negoziazioni, e quindi delle riforme strutturali che potrebbero rendere il Paese più sostenibile nel lungo periodo. Morale, la Grecia dovrà in ogni caso rispettare quanto promesso, ovvero un surplus del 4,5% del Pil, se vuole evitare un aumento del debito bel oltre il livello odierno, già ai limiti della sostenibilità.

4 - Emergency liquidity assistance

Ansa/Ufficio stampa Banca D'Italia

La quarta richiesta difficile da esaudire riguarda il canale di liquidità assistenziale della Bce, ovvero l’Emergency liquidity assistance (Ela). Tramite questo strumento la Bce può fornire liquidità alle banche greche in modo pressoché illimitato, ma con una particolarità: le eventuali perdite ricadono sulla banca nazionale ellenica. Da inizio anno a oggi è stato uno strumento cruciale per la sopravvivenza del sistema bancario greco che sta soffrendo una significativa fuga dei depositi e non è eligibile per le operazioni con la Bce a causa della scarsità del proprio rating, collegato a quello sovrano. L’Ela deve essere approvato ogni due settimane dal Consiglio direttivo con una maggioranza dei 2/3 dei votanti. E nelle ultime due occasioni, c’è stata una divergenza significativa fra la richiesta della banca nazionale greca e quanto effettivamente approvato dalla Bce. In sostanza, la Grecia ha ottenuto meno di quanto richiesto. E le cose andranno sempre peggio, perché in assenza di un impegno preciso da parte del governo ellenico, la Bce non potrà permettere che i rischi sulle spalle della banca nazionale greca diventino troppi. È vero che l’Eurotower è tenuta a salvaguardare l’Eurosistema, ma è altrettanto vero che non può cedere a ricatti da parte dei governi.

5 - T-Bills

Il logo dell'euro davanti alla sede della BCE DANIEL ROLAND/AFP/Getty Images

La quinta e ultima domanda impossibile riguarda i T-Bill, ovvero i titoli di Stato a breve, con scadenze pari a 4, 13, 26 e 52 settimane. Nell’ambito del secondo programma di supporto della Grecia, ancora valido, era stato posto un limite massimo di emissione, pari a 15 miliardi di euro l’anno. I T-Bill, in Grecia, sono stati utilizzati in modo effimero. Dato che il Tesoro aveva bisogno di cassa per i rimborsi dei prestiti, ha emesso titoli di Stato a breve che sono finiti nella pancia degli istituti di credito ellenici, che però si sono riempiti di asset con scarsa qualità e basso rating, dato il giudizio dell’emittente. Il gioco sembra arrivato però al capolinea. A oggi la Grecia ha è già vicina a quel limite e, contestualmente, le banche elleniche non possono utilizzare questi titoli come collaterale per le operazioni con la Bce. Questo perché c’è un altro limite: solo 3,5 miliardi di euro, sui 15 complessivi, possono diventare collaterale. La Grecia ha quindi richiesto alla Bce di poter aumentare i limiti posti oltre due anni fa. Anche perché ci sono i rimborsi dei prestiti del Fondo monetario internazionale (Fmi) che scadono nei prossimi mesi. Giugno è il mese più duro, dato che circa 1,6 miliardi di euro dovranno essere rimborsati al Fmi e ci sarà una redemption di titoli di Stato per circa 3,6 miliardi. Tanti, forse troppi, per quanto a oggi c’è nelle casse dello Stato. La Bce, in qualità di supervisore delle banche dell’eurozona, ha già detto agli istituti di credito elleniche che non devono aumentare la loro esposizione al debito sovrano domestico. Traduzione: non comprare più T-Bill emessi dal Tesoro di Grecia. Sono troppi i rischi in caso di scenario avverso. Nessuna concessione sarà fatta per evitare un’esasperazione degli attuali squilibri e per non alimentare il circolo vizioso degli ultimi anni.

Quale futuro per Atene?

Alexis Tsipras Il primo ministro greco Alexis Tsipras e il Ministro delle finanze Yianis Varoufakis LOUISA GOULIAMAKI/AFP/Getty Images

In buona sostanza, la Grecia vuole liquidità. Tradotto in termini gergali, soldi. Sono molti i rimborsi che deve effettuare, sono pochi i soldi nelle casse dello Stato, sono ancora meno le possibilità di successo di Tsipras e Varoufakis nelle trattative con il Brussels Group in mancanza di una lista di riforme seria e condivisa con i partner internazionali. La Commissione Ue ha comunicato che potrebbe esserci un Euro Working Group prima di Pasqua, in modo da preparare i lavori del prossimo Eurogruppo. Ma tutto dipenderà da quando le autorità greche prepareranno e invieranno il dettaglio scritto di cosa vogliono fare per salvare il Paese. Delle due l’una: o il governo ellenico inizia a lavorare o si troverà in una crisi di liquidità senza precedenti. E l’impressione è che quest’ultimo momento sia sempre più vicino.

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