Le 5 cose che la Grecia può fare per il suo debito
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Le 5 cose che la Grecia può fare per il suo debito
Economia

Le 5 cose che la Grecia può fare per il suo debito

Ecco quali sono le possibilità in campo, dalla più verosimile a quelle più radicali, come l'uscita dall'euro

Cosa succede in Grecia

Il Primo ministro greco Alexis Tsipras MARTIN BUREAU/AFP/Getty Images

Per la Grecia il tempo sta finendo. Dopo la decisione della Banca centrale europea (Bce) di non accettare più i titoli ellenici come garanzia nelle operazioni, o si trova un accordo dell’estensione del programma di salvataggio o per Atene potrebbe esserci un isolamento ancora più marcato. Dopo 240 miliardi di euro sotto forma di due pacchetti di salvataggio, la Grecia sta cercando di evitare un secondo fallimento sovrano, dopo quello del marzo 2012. E non è detto che ci riesca. Finora, le banche elleniche sono tenute in vita dalla Bce e della banca centrale greca, che ha attivato il canale di liquidità assistenziale Emergency liquidity assistance (Ela) per un massimo di 60 miliardi di euro. Il tutto con la speranza che sia sufficiente, anche in caso di corsa agli sportelli. Non bisognerebbe stupirsi infatti che, se ci fosse una corsa agli sportelli. In questo caso il Tesoro ellenico, di comune accordo con la banca centrale del Paese, potrebbe decidere di applicare delle limitazioni alla libera circolazione del capitale in Grecia. Come successo a Cipro. Uno scenario che, come ricordano dalla Commissione europea a microfoni spenti, “tutti vogliono evitare”. E allora, cosa può succedere? Ecco le 5 alternative.

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1 - Rinegoziazione

Il ministro delle finanze greco, Yianis Varoufakis, alla sede della Banca centrale europea a Francoforte PA/ARNE DEDERT

È la via che sta cercando il governo di Alexis Tsipras, leader politico di Syriza. Rinegoziare i termini del piano di sostegno è la prima fase, a cui fa seguito una discussione su come gestire il fardello del debito e quando rimborsarlo. A oggi, dei 322 miliardi di euro che rappresentano il debito ellenico, solo 55 sono detenuti da investitori privati. Tutto il resto è in mano alla Troika composta da Fondo monetario internazionale (Fmi), Bce e Ue. Affinché ci sia un sollievo sul rimborso occorre negoziare un nuovo accordo, con nuovi prestiti per evitare il collasso della Grecia. A oggi, non c’è alcun passo avanti in questa direzione, dato che né Fmi né Bce né l’Eurogruppo è disposto ad accettare la posizione di Atene. I prestiti, infatti, dipendono dal grado di applicazione delle riforme strutturali promesse dalla Grecia. Senza di esse, non ci potrà essere alcuna nuova erogazione.

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2 - Riscadenzamento

Il leader di Syriza, Alexis Tsipras, festeggia la vittoria nelle elezioni in Grecia EPA/ORESTIS PANAGIOTOU

Questa è una soluzione che potrebbe essere percorsa in modo, almeno sulla carta, meno traumatico. Nel caso si trovasse un accordo con i creditori ufficiali fra l’11 febbraio, data del primo meeting fra i ministri finanziari della zona euro, e il 16 febbraio, data del secondo meeting fra i titolari del Tesoro, la possibile strada da intraprendere è quella di un allungamento dei termini di rimborso. In che modo? Negoziando per obiettivi legati allo stato macroeconomico del Paese e continuando con il monitoraggio da parte della Troika. Una possibilità che però non è nelle corde del governo di Tsipras, che ha ribadito più volte che non vuole alcun tipo di sorveglianza da parte della troika. Delle due l’una: o la Grecia accetta il monitoraggio o si avvicina sempre più al crac finanziario. In ogni caso, il riscadenzamento è a tutti gli effetti una ristrutturazione del debito, e quindi potrebbe essere considerato come un fallimento selettivo dalla comunità finanziaria internazionale.

3 - Haircut

Il presidente della Bce, Mario Draghi Epa Photo/Ansa

Come nel marzo 2012, la Grecia potrebbe decidere di tagliare, in modo forzoso, il valore nominale dei suoi bond. Questa è la via più complicata, dato che oltre l’80% dei debito pubblico ellenico è detenuto dai creditori ufficiali. Questi sono Fmi, Bce e Ue, tramite il fondo European financial stability facility (Efsf). Applicare un haircut, quindi una perdita, non è possibile per quanto concerne la Bce, dato che da un lato questa pratica non è conforme allo statuto dell’Eurotower e dall’altro creerebbe un precedente capace di minare alla credibilità della banca centrale stessa. Inoltre, l’intera azione richiederebbe molto tempo per le negoziazioni. Questo perché effettuare un Official sector involvement (Osi), il termine tecnico dell’operazione, occorre che tutti siano d’accordo, date le conseguenze, sia politiche sia finanziarie. In pratica, infatti, si avrebbe un default selettivo. Questo perché secondo le norme vigenti dell’International swap and derivatives association (Isda), l’organo che regolamenta le controversie sui derivati, non rimborsare a pieno un’obbligazione equivale a un fallimento su quel dato titolo. Proprio come era avvenuto nel marzo 2012.

4 - Fallimento

Krugman Il premio nobel per l'economia Paul Krugman Jeff Zelevansky Getty Images News

L’ipotesi forse più suggestiva, ma anche una delle più dannose, vede la Grecia andare in fallimento, in default. Totale, senza appelli. Per fare ciò è necessario che il governo di Tsipras decida di non rimborsare alcuna obbligazione. Niente haircut, niente riscadenzamento, solo la comunicazione che non ci sarà alcun pagamento degli obbligazionisti. “La Grecia deve ignorare quello che dicono gli altri”, ha detto il premio Nobel Paul Krugman. Ma così facendo, il default è inevitabile. E con esso, la fuoriuscita di Atene dal mercato obbligazionario. Il tutto senza contare che le perdite per obbligazionisti e azionisti delle banche elleniche potrebbero essere incalcolabili. Lo spazio di manovra per una soluzione così radicale non sembra esserci, come ha ricordato la banca elvetica UBS in una nota di commento alle ultime vicissitudini in Grecia.

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5 - Fuori dall'euro

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Infine, c’è ancora un’altra possibilità, la meno probabile. Si tratta dell’uscita dall’euro, con la conseguente ridenominazione del debito pubblico. Addio moneta unica, benvenuta nuova dracma. Le incognite, come noto, sono tante e pure il rischio di un collasso dell’economia ellenica, che si troverebbe sia fuori dall’euro sia fuori dal mercato unico europeo. Affinché vi sia una ridenominazione, infatti, occorre che la Grecia esca prima dall’Ue e poi dall’eurozona. Il motivo è nell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, il quale permette un’uscita dall’Europa, ma non dall’area euro. Se così fosse, la Grecia sarebbe estromessa in breve tempo dal mercato obbligazionario, in quanto gli investitori chiederebbero un premio per il rischio troppo elevato. Più vi è un rischio di mancato rimborso, o haircut, più chi presta denaro ad Atene chiederà come rendimento. “È uno scenario che potrebbe verificarsi”, ha scritto la banca statunitense Citi. Ed è anche quello più spaventoso per la stabilità finanziaria non solo della Grecia, ma dell’intera eurozona.

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