Economia

Germania: cause ed effetti della recessione tecnica

La contrazione del pil tedesco nel secondo trimestre traina l'intero vecchio continente al ribasso

Frank-Walter Steinmeier Elected New German President

Barbara Massaro

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Per un paese come la Germania dalla profonda e radicata vocazione all'export di prodotti finiti il clima congiunturale protezionista che si respira a livello mondiale rischia di mettere in ginocchio la sua economia.

Perché il pil tedesco è negativo

Il calo del prodotto interno lordo teutonico registrato nel secondo trimestre - il Pil dal + 0,4% è sceso a -0,1% -  è figlio di questo clima in particolare della guerra dei dazi tra Cina e Usa.

Una politica aggressiva come quella messa in atto dall'amministrazione americana, infatti, determina un effetto a cascata a livello mondiale e chi paga il prezzo più alto è il Paese che più di altri basa la propria economia sull'export. Quello che è successo in Germania è che l'export è calato più rapidamente dell'import.

I numeri della recessione

Se il pil tedesco rimanesse in zona negativa anche nel terzo trimestre la Germania entrerebbe nella cosidetta recessione tecnica.

In realtà i numeri di quasi tutta l'Eurozona e dell'UE-28 pagano dazio alla trade war. Se i dati che arrivano da Berlino sono i peggiori del vecchio continente quelli dall'Italia non vanno molto meglio visto che il nostro paese - i cui affari sono strettamente legati a quelli della Germania - resta inchiodato a crescita zero. 

Anche il Pil della Francia e del Belgio, pur rimanendo in territorio positivo, arretrano (da 0,3% a 0,2%), così come quello della Spagna (da 0,7% a 0,5%) e dell'Austria (da 0,4% a 0,2%).

Nella Ue-28 il segno meno arriva in Svezia (da +0,5% a -0,1%) Regno Unito (da +0,5% a -0,2%). Uniche nazioni in crescita sono Finlandia (da 0,5% a 0,9%), Lettonia (da -0,1% a +0,8%) e Danimarca (da 0,1% a 0,8%).

E le prospettive per il terzo trimestre non sono migliori. In Germania il clima di fiducia delle imprese è in calo e la produzione industriale è debole anche se restano solidi i consumi e il mercato del lavoro.

Come evitare la recessione

Berlino studia il modo per evitare che le cose peggiorino e spera di tornare in territorio positivo nei prossimi mesi.

Le strade percorribili, al momento, sono due: supportare politiche fiscali meno rigide e quindi accettare l'espansione del deficit che permetterebbe agli investitori e imprenditori di tirare il fiato e tornare a investire nella produzione o abolire parzialmente il cosiddetto Soli (solidarity surcharge), la sovrattassa di solidarietà per l’unificazione. In questo secondo caso per ridare ossigeno all'economia verrebbero avvallati sgravi fiscali che darebbero ossigeno a piccole imprese e famiglie.

L'ipotesi dell'aumento del deficit non piace a Berlino che preferirebbe percorrere la seconda strada che trasmetterebbe l'immagine di un miglior stato di salute del governo federale come confermato anche dal ministro dell’Economia Peter Altmaier, in un'intervista a Bild. La Soli vale circa 19 miliardi di euro l'anno, è stata introdotta nel 1990 e sempre più imprese ne chiedono l'abolzione.

"Abbiamo bisogno di sgravi sulle imposte alle imprese - ha detto Altmaier - e una chiara tabella di marcia per la completa abolizione del Soli nella prossima legislatura. E dobbiamo garantire investimenti nella digitalizzazione e nelle tecnologie del futuro".

Le ripercussioni sull'Italia

L'instabilità tedesca rischia di avere forti ripercussioni anche in Italia. L'industria del nord est, soprattutto nel settore manifatturiero, vede la Germania tra i principali acquirenti e la crisi che sta attraversando ha come conseguenza il calo delle domande di manufatti italiani da inserire nella catena di produzione tedesca.

In caso però, alla politica degli sgravi venisse preferita quella dell'innalzamento del deficit sarebbe tutta Europa a trarre un sospiro di sollievo perché se Berlino diventasse fiscalmente meno rigida non potrebbe pretendere dagli altri Paesi che i conti siano sempre in regola e l'apertura delle maglie fiscali (con i rischi che però comporta il fatto che i conti non siano in ordine) permetterebbe all'economia del vecchio continente, e quindi a maggior ragione dell'Italia, di fare un passo in avanti.

Fondamentali saranno i prossimi mesi sia per quanto riguarda l'esito della war trade tra Usa e Cina sia per la fine dei negoziati sulla Brexit e i contraccolpi che avrà sull'intero sistema europeo l'uscita dell'Inghilterra dall'UE.

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