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Piano B per uscire dall'euro, di cosa stiamo parlando

Il papabile ministro dell’economia Savona parla da tempo di una exit strategy per abbandonare l’Unione Monetaria. Ecco come potrebbe essere

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Andrea Telara

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“Se avessimo un Piano B per uscire dall’euro, la Germania ci tratterebbe meglio”. A pensarla così è Paolo Savona, 82 anni,  economista di fama, che ha ricoperto diversi incarichi pubblici nella Prima Repubblica e che adesso è in pole position per diventare ministro dell’economia nel nuovo governo Lega-5Stelle guidato da Giuseppe Conte.

Da anni Savona sostiene che l’appartenenza all’Eurozona sia l’origine di molti guai dell’economia italiana. Poiché l’uscita dall’Unione Monetaria non è una passeggiata, bisogna almeno preparare un exit strategy, un piano per ritornare senza traumi alla vecchia lira o a un’altra nuova moneta nazionale. 

Sarebbe un modo per andare a Berlino e Bruxelles e dire: così com’è Eurolandia non funziona. Se non accettate di riformarla, noi ce ne andremo senza che subire troppe conseguenze. Ma come potrebbe essere questo Piano B per uscire dall’euro? 

Divieto di fuga 

L’eventuale abbandono dell’Unione Monetaria sarebbe necessariamente un’operazione lampo, come quella che avvenne nella Repubblica Ceca e in Slovacchia negli anni ’90 del secolo scorso. I due paesi, dopo il crollo del muro di Berlino e la divisione della vecchia Cecoslovacchia, tennero per qualche anno una valuta comune, prima di decidere consensualmente di passare a due distinte monete nazionali. 

Nel caso di un'uscita dall’Eurozona, la prima cosa da fare è adottare misure per evitare una fuga di capitali, proprio come fecero a suo tempo i governi cechi e slovacchi. Nella prospettiva di ritrovarsi una nuova moneta nazionale pesantemente svalutata, molti italiani cercherebbero infatti di portare gli euro in loro possesso all’estero o di prelevarne il più possibile in banca. 

Per questa ragione, allo stesso modo  di quanto avvenne nell’ex-Cecoslovacchia 25 anni fa, il governo italiano dovrebbe completare il passaggio alla moneta unica in pochissimi giorni (per esempio nell’arco di un weekend) e, nel frattempo, introdurre un divieto assoluto all’esportazione dei capitali, accompagnato da un limite ai prelievi bancari. 

Un freno alla speculazione

L’altro rischio che l’Italia si troverebbe ad affrontare  nel caso di uscita dall’euro, è quello di una nuova ondata speculativa contro i Buoni del Tesoro. Oggi, infatti, i nostri titoli di stato sono denominati in euro. Se gli investitori internazionali avessero la sensazione che il loro prezzo è in procinto di essere convertito in lire, cioè in una moneta più debole e quindi esposta a una pesante svalutazione, comincerebbero a venderli a man bassa. 

Di conseguenza, le quotazioni dei Buoni del Tesoro colerebbero a picco sul mercato facendo salire i rendimenti. In tal caso, per finanziare il proprio debito, il governo italiano  si troverebbe costretto a  emettere nuovi titoli di stato con interessi stellari, come è accaduto negli anni scorsi alla Grecia, quando era sull’orlo del fallimento. 

Per evitare che il nostro Paese vada in dissesto, dunque, il cosiddetto Piano B dovrebbe  prevedere anche un intervento della banca centrale (probabilmente la Banca d’Italia e non più la Bce) che, per un certo periodo di tempo, dovrebbe impegnarsi ad arginare la speculazione contro i nostri Buoni del Tesoro, ricomprandoli sul mercato o acquistando quelli che restano invenduti nelle aste.

Terreno di conquista

Ma ci sono anche altri effetti collaterali di un’eventuale uscita dell’Italia dall’euro. Uno di questi è per esempio il rischio di una pesante svalutazione dei salari, che verrebbero pagati in una nuova moneta deprezzata, mentre aumenterebbe il costo dei beni di importazione.  Contemporaneamente,  potrebbe verificarsi anche una corsa all’acquisto delle aziende italiane da parte di imprese straniere, pronte a mangiarsi in un boccone potenziali prede che, proprio a causa dell’introduzione di nuova moneta svalutata, costerebbero molto meno di prima. 

Ecco allora che, per evitare che il sistema produttivo nazionale diventi terreno di conquista e che i lavoratori italiani paghino il prezzo più salato dell’uscita dall’euro, nel Piano B potrebbero essere previste altre  misure come l’introduzione di vincoli alle acquisizioni estere e nuovi meccanismi di controllo dei prezzi o di indicizzazione dei salari all’inflazione, in modo da proteggere il potere di acquisto delle famiglie. C'è dunque dunque la necessità di una exit strategy molto elaborata e complessa che fa capire una cosa: comunque la si pensi, l’eventuale uscita dall’euro è tutt’altro che una passeggiata. 

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