Le buone notizie per l'economia mondiale

Indicatori positivi e ottimismo generalizzato fanno decollare le previsioni di crescita sopra il 4 per cento

Finanziamenti

Alcune monete e banconote – Credits: iStock - William_Potter

Claudia Astarita

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L'economia mondiale sta attraversando una fase di lenta ma continua ripresa. E questo è un segnale molto positivo. Parola di Jim O'Neill, l'economista inglese nonché ex presidente della Goldman Sachs Asset Management che tanti continuano a ricordare soprattutto per aver coniato, nel 2001, l'acronimo Brics per riferirsi a quelle che allora erano le quattro grandi economie emergenti: Brasile, Russia, India e Cina.

I sei indicatori di O'Neill

Ebbene, dalla prestigiosa piattaforma di Project Syndicate O'Neill ci spiega perché faremmo bene a dare più peso ai segnali positivi che arrivano dai mercati globali. L'economista britannico è convinto che per avere un'immagine affidabile dell'andamento complessivo dell'economia per un periodo di sei mesi sia fondamentale tenere d'occhio sei indicatori. Tre riguardano esclusivamente gli Stati Uniti, e sono il tasso di disoccupazione, produttività industriale, e quantità di nuovi ordini, che rappresentano uno stimolo diretto per le aziende. Se il tasso di disoccupazione è basso e gli altri due valori sono buoni, l'economia americana è in salute.

Il quarto indicatore riguarda la Cina, e in particolare la capacità di spesa del paese in rapporto alla produzione industriale complessiva (aggiustato per il tasso di inflazione). Se la spesa interna rimane elevata nonostante tutte le difficoltà che il paese sta attraversando, allora possiamo stare tranquilli sullo stato di salute del principale mercato asiatico. Anche i flussi commerciali della Corea del Sud meritano di essere tenuti d'occhio, per due motivi. Anzitutto il governo è molto efficiente e li aggiorna con cadenza mensile. Poi la Corea ha buoni legami commerciali un po' con tutti (Europa, Asia e Stati Uniti), quindi se i dati sul commercio sono positivi vuol dire che l'economia in generale non è in sofferenza.

L'ultimo indicatore da monitorare è l'Ifo Business Climate Index tedesco, un indice che viene aggiornato ogni mese e che, in virtù della centralità dell'economia tedesca in Europa, puo' aiutare a capire meglio cosa succede sui mercati del Vecchio Continente.

Previsioni per il 2018

Ebbene, se già a metà del 2017 tutti questi indicatori erano incoraggianti, è confortante notare come a inizio 2018 risultino ulteriormente rafforzati. Le esportazioni della Corea del Sud sono cresciute del 15,8 per cento, e ora che la crisi dell'Euro è stata sostanzialmente superata e i prezzi delle materie prime si sono stabilizzati il commercio mondiale dovrebbe registrare un'ulteriore impennata

L'indice dell'attività manifatturiera è migliorato negli Stati Uniti e anche in tanti altri paesi, e anche questo è un segnale molto incoraggiante, mentre per quel che riguarda la Cina le previsioni di medio e lungo periodo sono ottime, e molto migliori rispetto a quelle relative agli anni passati. Un quadro molto positivo che avvalora le stime di crescita per il Pil globale al 4 per cento. Anzi, secondo O'Neill queste previsioni potrebbero essere riviste al rialzo già nei primi mesi del 2018.

I problemi da risolvere

Attenzione però: un quadro così positivo non deve indurre a pensare che tutti i problemi rimasti in sospeso per anni siano stati risolti. Quasi tutte le Banche Centrali hanno cercato di sostenere le economie dei rispettivi paesi con politiche monetarie particolarmente generose. Se l'economia globale dovesse continuare a crescere a ritmo sostenuto, tanti istituti di credito potrebbero decidere di imporre tassi di interesse progressivamente più alti, e le conseguenze di una manovra di questo tipo su scala globale sono difficili da prevedere.

Per evitare il peggio, secondo O'Neill conviene sperare due cose: la prima è che il tasso di produttività mondiale continui a crescere perché sarebbe il modo migliore per riuscire, in un contesto di crescita relativamente elevata, a tener testa alle conseguenze di una politica monetaria restrittiva. La seconda è sperare che le varie crisi politiche che da mesi sembrano essere sul punto di scoppiare piano piano rientrino, evitando così nuovi scombussolamenti dalle conseguenze potenzialmente disastrose.

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