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Economia

Eni apre il conto in rubli; il pragmatismo vince sulle ideologie

Senza il combustibile russo la nostra economia morirebbe, così oggi Eni fa l'unica cosa che c'era da fare, spiega Gianclaudio Torlizzi

Sui pagamenti per le forniture di gas russo anche Eni ha deciso di adeguarsi all’incertezza normativa e all'ambiguità sull’applicazione delle sanzioni europee nei confronti Mosca: la scelta è stata quella di aprire un doppio conto presso GazpromBank, uno in euro e l’altro in rubli, una decisione che il Cane a sei zampe condivide con gli omologhi europei.

“La scelta di Eni di avviare la procedura per l’apertura dei due conti, in euro e in rubli, non è un caso isolato, ma una decisione che in questo momento viene portata avanti anche dai competitor francesi e tedeschi”, spiega a Panorama.it Gianclaudio Torlizzi, fondatore di TCommodity. “La scelta evidenzia quanto pretestuoso sia stato il dibattito di questi ultimi due mesi sulla questione. La verità è che noi non possiamo prescindere dal gas russo nel breve termine e abbiamo bisogno che i flussi rimangano regolari per permettere che l’azione di ristoccaggio prosegua senza intoppi”. Per l’esperto, infatti, “la necessità di gas russo adesso diventa ancora più importante e lo sarà nei mesi a venire, fino a settembre/ottobre, perché dall’Asia dovrebbero a breve ripartire i consumi di gas. In particolare aumenteranno le richieste dalla Cina, che pian piano sta allentando il lockdown; ma anche altri grandi buyer come il Giappone e la Corea del Sud hanno un livello di scorte di gas al di sotto della media degli ultimi quattro anni”. Per questi motivi, sottolinea Torlizzi, “mi aspetto che nel corso della prossima estate vi sia una maggiore tensione sul mercato del gas liquefatto, proprio a causa della concorrenza che tornerà a farsi sentire: una circostanza che non si è verificata nei primi cinque mesi dell’anno e che ha favorito la ricostituzione delle scorte”.

La situazione sul mercato internazionale sta quindi cambiando rapidamente e questo rende ancora più complessa una situazione già incandescente. “Se dovessimo confrontarci con un quadro di accresciuta tensione sull’offerta nel mercato del gas liquefatto, unita al rischio di un’interruzione o di una forte riduzione dei flussi di metano dalla Russia, questo andrebbe a pregiudicare l’azione di ristoccaggio che finora stava procedendo bene”, osserva Torlizzi. “Il gas è una di quelle materie su cui possiamo fare molto poco: è una questione sulla quale sostanzialmente subiamo, perché rimaniamo fortemente dipendenti da Mosca”. Ma anche la Russia ha notevole interesse a far sì che le forniture all’Europa non vengano sospese. “L’obiettivo di Mosca è comunque quello di non interrompere i flussi verso l’Europa, perché per i prossimi due anni nemmeno la Russia possiede ha un piano di sostituzione. C’è quindi un interesse reciproco a trovare un accordo”, nota l’esperto. “Direi che la notizia di oggi è una vittoria della realpolitik, rispetto all’ideologia”.

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