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(Ansa)
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Economia

Enac sblocca i ristori per gli aeroporti, pronti alla ripartenza

A due anni dalla pandemia in arrivo 300 milioni, il 50% di quanto previsto dal Governo per un settore colpito come pochi altri ma che guarda con speranza al futuro

«Dobbiamo sempre ricordarci che dobbiamo regalare sogni, che siamo la porta verso il sonno, verso una vacanza, il viaggio…». Ci sono lezioni che il Covid ed ora le tensioni internazionali hanno insegnato e non solo a ciascuno di noi come persona ma anche ad ogni singola attività, lavoro, professione. Lezioni per le quali non eravamo preparati ma che il puro istinto di sopravvivenza anche lavorativa ci hanno obbligato ad affrontare e considerare. Cambiando, anzi, migliorando.

E gli aeroporti italiani sono forse tra le realtà che più di tutte le altre sono state colpite e che, come poche altre, oggi guardano sempre e solo con speranza e positività al domani.

Speranze che oggi hanno un motivo in più per essere reali e concrete. L’Enac infatti ha oggi erogato i primi 300 milioni di euro, il 50% dei ristori del Governo previsti per i danni legati alla pandemia.

«Potrà sembrare un provvedimento tardivo - spiega il presidente di Aeroporti 2030 (società appena nata e che raccogli alcuni dei principali scali nazionali come Roma e Venezia), Il Prof. Alfonso Celotto - ma non lo è. La burocrazia e l’iter per stanziamenti di questo livello hanno tempi ancora più lunghi. Per questo dobbiamo ringraziare Enac che ha accelerato la procedura di erogazioni di questi ristori per un settore che lo ricordo, con la pandemia ha perso l’80% del proprio traffico».

Soldi che arrivano in un momento in cui, passata o comunque limitati gli effetti del Covid sul mondo dei trasporti, ora la guerra in Ucraina ha creato nuove preoccupazioni, oltre che danni certi ed immediati.

«Non è nostro compito - prosegue Celotto - commentare le sanzioni ma un dato non si può nascondere: il mercato russo e quello ucraino prima della guerra raggiungeva i 200 voli settimanali da e per l’Italia. Voli che ora non ci sono più».

I soldi dello Stato comunque ora sono arrivati, almeno in parte. Per cosa saranno sfruttati?

«LA pandemia ci ha insegnato ad essere più flessibili come mentalità; ci ha fatto capire che dobbiamo fornire un’offerta ancora migliore ai nostri utenti; ci ha insegnato ad essere ancora più tecnologici. Soprattutto ci ha portato ad essere sempre positivi. Dobbiamo, vogliamo raccogliere la voglia di ripartire e di viaggiare della gente che ancora oggi è ancora molto frenata dall’incertezza. Dobbiamo ricordarci sempre che l’aeroporto è la porta per un sogno, una vacanza, un viaggio magari rimandati da due anni. Poi ci ha aperto gli occhi su un mercato di cui spesso si parla troppo poco: quello dei cargo. La pandemia ha fermato le persone ma non le merci. Su questo asset dobbiamo puntare sempre di più unendo a tutto questo i nostri progetti di sostenibilità ambientale».

Progetti ambiziosi per un settore di punta del nostro paese. Ma come mai di aeroporti non si parla nel Pnrr?

«Non so e non posso risponderle su questo, essendo noi un’associazione nata da poco. Ma stiamo lavorando per poter usufruire anche noi di quelle risorse. Mi spiego: di sicuro alcuni progetti presenti oggi nel Piano non saranno realizzati, proprio perché impossibili nei tempi richiesti. Stop che libereranno risorse: Ed è qui che ci vogliamo inserire, presentando al governo un elenco di progetti di facile e concreta realizzazione su cui convogliare le risorse non utilizzate da altre parti».

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