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ANSA/ALESSANDRO DI MEO
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Economia

Economia: le riforme dei mille giorni del governo Renzi

Dal Jobs Act al taglio dell’Imu, dall’abolizione di Equitalia agli 80 euro in busta paga, tutte le riforme approvate

Con l’annuncio delle proprie dimissioni dato in diretta dallo stesso presidente del Consiglio Matteo Renzi in seguito alla sconfitta del Si nel referendum costituzionale, si conclude l’esperienza di uno dei governi repubblicani più duraturi. Con i suoi 1.017 giorni in carica infatti, l’esecutivo guidato dall’ex sindaco di Firenze, raggiunge la quarta posizione tra i governi più longevi, in una classifica zeppa invece, come ben sappiamo, di esecutivi che spesso sono durati il tempo di un’estate. Un’avventura iniziata il 17 febbraio del 2014 con l’incarico ricevuto dall’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e proseguita il 21 febbraio con lo scioglimento della riserva e il 22 febbraio con il giuramento dei nuovi ministri al Quirinale. Da allora sono state numerose le riforme approvate. Vediamo dunque quali sono state le più significative in campo economico.

Jobs Act

La riforma del mercato del lavoro è stato uno dei pacchetti di norme più fortemente voluti dal premier e allo stesso tempo anche più criticati. Secondo i dati Istat, almeno nel 2015, avrebbe portato a un aumento delle stabilizzazioni dei contratti a tempo indeterminato. Anche se secondo alcuni critici questi risultati sarebbero stati più frutto di specifici incentivi fiscali introdotti parallelamente.

Pensioni

Tra i tanti interventi correttivi messi in campo per tenere sotto controllo la spesa previdenziale, non si può però non dimenticare l’aumento, da un minimo di 100 a un massimo di 500 euro, degli importi relativi ai trattamenti pensionistici più bassi.

Addio a Imu e Tasi

Il taglio delle imposte sulle prime case, con l’abolizione di Imu e Tasi sulle abitazioni principali, è stato certamente uno dei provvedimenti accolti più favorevolmente dai cittadini.

Abolizione Equitalia

Si tratta di una delle ultime misure, adottate all’interno del decreto fiscale approvato proprio in extremis prima che il governo cadesse. Anche l’abolizione di Equitalia verrà certamente ricordata come uno dei provvedimenti più “popolari” dell’ormai ex premier Renzi.

Imprese e tasse

Nel filone dell’abbattimento della pressione fiscale, rientrano a pieno titolo anche lo stop agli aumenti dell’Irap e il taglio dell’Ires decisi per cercare di favorire le aziende.

Gli 80 euro

È stato uno dei cavalli di battaglia di Renzi: cercare di ridare potere d’acquisto alle famiglie. In questa prospettiva i famosi 80 euro in busta paga dati ai circa 11 milioni di italiani che guadagnavano meno di 1.500 euro, sono stati un passaggio fondamentale.

Partite Iva

Il governo Renzi si è contraddistinto per un’attenzione ai piccoli lavoratori autonomi che mai in passato si era palesata da parte di altri governi. Tra i provvedimenti approvati a favore di questa categoria, c’è sicuramente da ricordare la sterilizzazione degli aumenti della contribuzione previdenziale da parte degli iscritti alla gestione separata dell’Inps.

Canone Rai

Si è trattato di un piccolo provvedimento che ha però avuto un’eco mediatica molto rilevante. Non solo è cambiato radicalmente il modo in cui si paga il canone Rai, che da quest’anno viene addebitato sulla bolletta della luce, ma il suo importo è sceso a quota 100 euro, e potrebbe ulteriormente calare l’anno prossimo.

Legge sul caporalato

Anche questo può essere forse considerato un provvedimento minore, ma il premier ci ha tenuto a ricordarlo in maniera particolare nel suo discorso di addio per sottolineare il valore non solo economico, ma anche civile e sociale, di una legge che promette di combattere più efficacemente il deprecabile fenomeno del caporalato.

Bonus bebè

Tra i tanti incentivi attivati in questi mille giorni, da ricordare i 960 euro all’anno che verranno assegnati a ogni neonato per tre anni.

Bonus giovani

Anche questa è una novità che potremmo definire tutta “renziana”. Si tratta di un bonus di 500 euro per tutti i ragazzi che compiono 18 anni nell’anno in corso.

Pubblica amministrazione

Qui il risultato più significativo raggiunto riguarda il tetto a 240mila euro per gli stipendi dei dirigenti. La riforma complessiva del pubblico impiego messa a punto dal ministro Marianna Madia, è invece forse uno dei pochi provvedimenti rimasti in sospeso al momento delle dimissioni di Renzi. È stata infatti bloccata da alcuni ricorsi e ora non si sa quale potrà essere il suo destino.

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