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Economia

Quali saranno le potenze economiche nel 2030

Secondo il World Economic Forum gli Usa dovranno dividere il loro primato con Russia, Cina, Germania, India e Giappone

Il paesaggio del potere politico-economico del 2030 sarà molto diverso da quello che conosciamo oggi. Lo fa notare un commento firmato dal World Economic Forum apparso su Forbes. Secondo l’organizzazione, infatti, non ci sarà più una forza economica egemone come gli Stati Uniti che, invece, dovrà condividere il proprio primato innanzitutto con Russia, Cina, Germania, India e Giappone. A livello internazionale, questi paesi mostreranno tendenze semi-imperialiste, mentre il potere sarà distribuito in modo più ampio anche tra network non statali: le mega-city, infatti, continueranno a crescere insieme alla loro influenza.

Per quanto tendano a chiudere i loro confini fisici e digitali, gli stati nazionali cercano comunque di riguadagnare importanza. Ma come la diffusione di politiche reazionarie dimostra, non ci sono garanzie che questi centri di influenza e i loro satelliti diventeranno più liberali o democratici. Al contrario, i cambiamenti climatici, le migrazioni, il terrorismo, l’ineguaglianza e le rapide trasformazioni tecnologiche accentueranno l’ansia, l’insicurezza, il populismo e l’autoritarismo.

A differenza di quanto si pensava negli anni Novanta, dunque, il regno degli stati nazionali continuerà a esistere ancora per qualche decennio e non sarà reso superfluo dalla globalizzazione, dal trionfo delle democrazie liberali, dalla diffusione del libero mercato capitalistico e dal limitato intervento statale. Ma questo non significa che le cose non cambieranno, avverte il World Economic Forum: l’ordine post-bellico che ha retto negli ultimi settant’anni potrebbe lasciare spazio a incertezza e instabilità e, tutto sommato, a un nuovo scenario.

Lo choc della crisi finanziaria del 2008 che ha contribuito al consolidamento di posizioni di governo meno liberali ha riacceso l’interesse per gli armamenti. Fra i paesi che hanno investito di più in armi lo scorso anno ci sono Stati Uniti, Cina, Russia, India, Giappone e Germania ed è evidente che alcuni di essi si stiano preparando a un confronto nel prossimo decennio.

Le spese di difesa sono cresciute di anno in anno e, nel 2015, hanno totalizzato 1.6 trilioni di dollari. A meno di un crollo spettacolare dei mercati globali o catastrofici conflitti armati (che appaiono più probabili sulla scia della vittoria di Donald Trump), alla lista dei top spender in armamenti si aggiungeranno anche il Brasile (se riuscirà a mettere ordine nel paese), il Canada, la Francia e poi Italia, Messico e Indonesia.

Secondo Anne-Marie Slaughter, presidente e ceo della think tank New America, la sovranità dovrà fare i conti con altre variabili di potere e influenza e la quarta rivoluzione industriale accellererà questa tendenza: “Gli stati nazionali sono la scacchiera della geopolitica tradizionale, ma il web è il mondo del business, della coscienza civile e dei network criminali che si sovrappongono al gioco degli uomini di governo”.

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