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(Ansa)
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Economia

Nel Dl Aiuti luci ed ombre

Bene la stretta contro il Reddito di Cittadinanza mentre su superbonus e taglio del cuneo fiscale serviva maggiore incisività

Un decreto Aiuti fatto di luci e ombre. Nel testo che settimana scorsa è stato approvato alla Camera (adesso entro il 16 luglio deve avere l’ok definitivo anche dal Senato) ci sono alcune novità interessanti e altre che lasciano un po’ l’amaro in bocca. Sicuramente è positivo l’aver dato una stretta al reddito di cittadinanza, introducendo la possibilità per i datori di lavoro privati di contattare direttamente i precettori dell’agevolazione per offrirgli un lavoro. Secondo il testo, se chi viene contattato dovesse rifiutare l’offerta, il datore può segnalare la cosa ai centri dell’impiego al fine della decadenza del beneficio. Il reddito di cittadinanza verrà dunque tolto a chi rifiuterà due offerte di lavoro, oppure anche solo una dopo aver goduto per 18 mesi del beneficio. Al momento non è però ancora chiaro come funzionerà questo meccanismo di “offerta lavoro- rifiuto- perdita Rdc”, anche perché le modalità attuative saranno contenute in un decreto ad hoc redatto dal ministro del Lavoro e delle Politiche sociali che dovrà essere emanato entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto Aiuti. La norma, inserita nel decreto Aiuti, ha dunque del potenziale e sicuramente potrebbe andare a correggere delle distorsioni che la formulazione originaria del Rdc sta causando nel mercato del lavoro: nel solo turismo/lavori stagionali mancano 300 mila operatori e questo ha delle conseguenze negative per le imprese del settore che rischiano di chiudere o di non poter offrire il servizio completo, ai propri clienti, come in passato.

Meno incisiva la decisione del governo Draghi per quanto riguarda il superbonus. La misura non viene confermata, quindi non ci sarà lo stanziamento di altri fondi, ma si è deciso di lavorare (come fatto anche in passato) sul blocco delle cessioni dei crediti. Non è la prima volta infatti che questo Esecutivo interviene in materia di superbonus proprio sulla cessione dei crediti: prima ampliando le maglie, poi stringendole in modo poco razionale, per paura di frodi, mettendo in ginocchio il settore dell’edilizia e adesso allentando ancora una volta la pressione sulla cessione dei crediti. Il Governo consentirà dunque alle banche di cedere i crediti anche a soggetti diversi dai consumatori o dagli utenti. Da sottolineare però come questa novità si applica solo alle comunicazioni della prima cessione o dello sconto in fattura inviato all’Agenzia delle entrate a partire dal 1°maggio 2022.

Per quanto riguarda le altre novità, non sconvolgono particolarmente, dato che vedono la riconferma delle agevolazioni concesse nei precedenti decreti. Quindi parliamo di un incremento, dal 20 al 25%, sul credito d'imposta per chi acquista energia e gas naturali, di una proroga per il settore della pesca, per il secondo trimestre solare sul credito di imposta (20%) per la spesa sostenuta per l’acquisto del carburante, e un’Iva al 5% applicata anche alle somministrazioni di gas metano usato per combustione per usi civili e industriali contabilizzate nelle fatture emesse per i consumi stimati o effettivi dei mesi di luglio, agosto e settembre 2022. Misure che non erano la soluzione nei decreti passati e di certo non lo sono ora, visto anche il peggioramento generale delle condizioni economiche e la continua crescita dell’inflazione (che porta ad un aumento dei prezzi in generale).

Sempre nel decreto Aiuti si nota poi una marcia indietro del governo per aiutare i cittadini che sono più fragili economicamente. Nei precedenti decreti a questi soggetti era stata data la possibilità di accedere ad un bonus sociale per le bollette di gas ed energia. Nella formulazione attuale l’agevolazione viene rivista in modo retroattivo (vale anche per il primo trimestre dell’anno) ma con un Isee più basso. La soglia passa infatti dal 12.000 a 8.265 euro l’anno. Misura che dunque va a restringere ulteriormente la platea dei beneficiari, e in un momento dove, stando ai dati Istat, la povertà assoluta ha toccato il suo massimo storico raggiungendo 1,9 milioni di famiglie (7,5%) e 5,6 milioni di persone (9,4%), tra cui 1,4 milioni di minori (14,2%), il restringimento del reddito Isee per ottenere un aiuto in più su bollette elettriche e del gas in costante aumento non va di certo nella direzione giusta. Male anche la continua politica dei bonus una tantum. Perfino il governo Draghi è caduto nella trappola dei bonus a pioggia. Dopo i 200 euro al mese per i lavoratori dipendenti e pensionati, nel decreto Aiuti si è pensato di inserire un altro bonus, da 550 euro (una tantum) per i dipendenti di aziende private titolari di un contratto a tempo parziale ciclo verticale, che prevede periodi non interamente lavorati di almeno un mese in via continuativa e complessivamente non inferiori alle sette e non superiori alle 20 settimane. Positive invece le novità introdotte sulla Tari. Con la nuova formulazione si è infatti stabilito che i comuni possono operare delle riduzioni sulle tariffe della Tari, mediante l'impiego degli eventuali avanzi vincolati derivanti dal mancato utilizzo dei fondi emergenziali erogati nel biennio 2020-2021.

Un decreto che dunque non si discosta molto dai suoi predecessori, che conferma molte misure, in precedenza stanziate, e che cerca in qualche modo di porre dei correttivi a norme (reddito di cittadinanza e superbonus) che hanno creato diverse distorsioni nel mercato economico italiano. Non si può di certo dire che sia ambizioso o che fornisca strumenti concreti per aiutare l’economia italiana, anche perché i problemi che stiamo vivendo (inflazione alle stelle, prezzi energetici e delle materie prime in continua salita) richiedono soluzioni forti a livello di Ue. A livello nazionale si dovrebbero però cercare di allocare le risorse in modo un po’ più convincente, abbandonando le logiche dei bonus a pioggia, e cercando soluzioni di più di ampio respiro. D’altra parte in Ue l’accordo sul tetto dell’energia è ben lontano, a causa degli interessi dei singoli Paesi che non coincidono, e come al solito non si stanno trovando misure concrete per cercare di dare un sospiro di sollievo ai cittadini dei singoli stati.

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