Catalogna
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Economia

La Catalogna vuole soprattutto l'autonomia fiscale

La voglia di indipendenza della regione potrebbe essere soddisfatta con modifiche allo statuto dell'autonomia simili a quelle concesse ai Paesi Baschi

Martedì scorso, il presidente catalano Carles Puigdemont ha siglato la dichiarazione di indipendenza per la Catalognasalvo sospenderne l’implementazione in attesa di un vero confronto con Madrid. Il primo ministro Mariano Rajoy, però, ha già fatto presente la posizione del governo che, viceversa, subordina il confronto all’abbandono della dichiarazione di indipendenza. 

La misura dell'autonomia

Considerato che la Catalogna ha già una lingua, un’identità, una cultura distinta da quelle del resto della Spagna, ma anche un presidente, un parlamento e una forza di polizia propria, il magazine americano The Atlantic si chiede quale ulteriore spazio di manovra possa esistere nelle richiese della Catalogna. 

Lo statuto del 2006

Una delle ipotesi è che Barcellona desideri l’implementazione di alcune novità scritte nello statuto regionale del 2006, modificate dalla Corte Costituzionale nel 2010. Nello specifico, la Corte ha negato che la lingua catalana debba avere la precedenza su quella spagnola e ha limitato il riferimento alla Catalogna come a una nazione. 

Il caso dei Paesi Baschi

A quanto pare, a questo punto Barcellona vorrebbe discutere anche un nuovo accordo fiscale con Madrid, sulla falsa riga di quello esistente con la comunità autonoma dei Paesi Baschi. I paesi del Nord Est, infatti, raccolgono autonomamente le proprie entrate fiscali e ne condividono una parte concordata con il governo centrale.

La variabile fiscale

Per la Catalogna, invece, Madrid è il centro fiscale di riferimento. E, secondo stime del governo regionale catalano, una Catalogna indipendente potrebbe beneficiare di maggiori risorse stimate attorno al 6% del Pil della regione, riporta Fortune.

La modifica costituzionale

Se queste fossero le richieste che Puigdemont vorrebbe discutere con il governo, l’implementazione richiede una modifica costituzionale che, in realtà, non può avvenire senza un ampio consenso parlamentare a livello nazionale. Al momento, questa maggioranza non sembra esistere ed è una delle ragioni per cui il governo intende rimandare la questione catalana a dopo le elezioni del 2020. 

Le prospettive

  • La Spagna, però, ha lasciato intendere che adesso è disponibile a qualche tipo di riforma fiscale. La ragione? Nel 2012, il paese era nel mezzo della crisi e l’obiettivo del governo era evitare un bailout, ha spiegato il Ministro per l’Economia Luis De Guindos. Adesso, invece, lo scenario è cambiato e, da un punto di vista fiscale, esiste un maggior spazio di manovra. 

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