(Marco Bertorello, Afp, Getty Images)
Economia

Coronavirus: quanto è costato davvero all'Italia

Non si tratta solo della stima (al ribasso) del PIl, ma di una serie di fattori che rendono la situazione italiana particolarmente compromessa

E' un conto molto salato quello che l'Italia pagherà al Coronavirus in termini economici da oggi ai prossimi 2 anni. Ora che le misure di contenimento alla mobilità e all'attività produttiva sono state tolte e lentamente il mondo intero cerca di tornare a una nuova normalità è tempo di iniziare a fare i conti per capire quanto l'epidemia è costata all'Italia e agli italiani e come si prospettano gli scenari economici del futuro.

Per comprendere in maniera omogenea l'impatto economico della pandemia in Italia bisogna incrociare le stime sul Pil ai costi sostenuti in tema di interventi a sostegno del sistema varati dal governo con le ripercussioni su risparmi, occupazione, famiglia e impresa.Intanto dall'Unione Europea arriva l'ennesima cattiva notizia per l'Italia visto che la stima di impatto annuale sul Prodotto interno lordo italiano è passata dal -8% ipotizzato a primavera al -11,2% stabilito dalla Commissione oggi che ha messo l'Italia al primo posto tra i paesi dell'eurogruppo che nel 2020 pagheranno al prezzo più caro le conseguenze del Covid19 sul Pil dell'economia.

Questo accade sia per la gravità della diffusione del virus nel nostro Paese, sia per la quantità di misure di contenimento del contagio che sono state prese a livello politico sia per una fragilità strutturale del sistema antecedente alla pandemia. Del resto a fare i conti in tasca al governo in termini di saldo netto da finanziare con tutte le manovre, i decreti, le circolari e i provvedimenti straordinari che sono stati presi da febbraio a oggi il saldo netto negativo da finanziare è stato di 179.506 milioni di euro, mentre in termini di indebitamento netto questo si traduce in -75.309 milioni di euro.

Tra le voci di spesa dall'impatto più significativo ci sono quelle sostenute a favore delle imprese per salvare le quali il Governo ha effettuato un saldo netto da finanziare di –69.615 milioni di euro con un indebitamento netto di –20.075 milioni di euro. A sostegno della liquidità di famiglie e imprese invece il saldo netto da finanziare è stato di –53.307 milioni di euro per un indebitamento netto di –10.945 milioni di euro. Terza voce di spesa è quella a sostegno del sociale per cui sia il saldo netto sia l'indebitamento si pareggiano a –1.549 milioni di euro. Anche la sanità ha inciso sulle finanze statali e l'investimento per sostenere il settore ha portato al saldo netto negativo di –8.280 milioni di euro per un indebitamento netto di –7.646 milioni di euro.

A rendere ancora più difficile la situazione italiana è l'impatto sull'inflazione che per il 2020 si prospetta in calo dello 0,2% con un tasso di disoccupazione in crescita che arriva al +11,6% (nel 2019 era al 10%). Nel 2021 si prospetta, però, un rimbalzo notevole con una crescita del Pil (rispetto al 2020) del 4,7%, ma per tornare ai livelli di crescita (comunque bassi e che si aggirano intorno allo 0,5%) del 2019 bisognerà aspettare il 2022 sperando che nel frattempo non ci siano nuovi lockdown a fronte dei quali il nostro Paese si troverebbe, secondo gli analisti, ancora del tutto impreparato.

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