Economia

Cosa sostiene il Financial Times sulla consulenza di Conte a Fiber 4.0

Secondo il quotidiano inglese il premier avrebbe lavorato per una società al centro di un'inchiesta del Vaticano

Giuseppe-Conte

Barbara Massaro

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"Nel maggio 2018 il primo ministro italiano Giuseppe Conte è stato ingaggiato per una consulenza legale dal gruppo Fiber 4.0. il cui principale investitore è l'Athena Global Opportunities Fund, fondo sostenuto interamente per 200 milioni di dollari dal Segretariato di Stato Vaticano e gestito da Raffaele Mincione". Così scrive il Financial Times che, nella sua edizione online, riporta alla cronaca una vicenda di cui si era già parlato all'epoca dei fatti.

I fatti

Secondo il quotidiano della City l'attuale Premier, poco prima della sua nomina a capo del governo, sarebbe stato incaricato - in qualità di consulente esterno - di fornire un parere legale circa la possibilità che il fondo Fiber 4.0 potesse ribaltare l'esito dell'acquisizione della società di telecomunicazioni Retelit, società che possiede 8.000 chilometri di fibra ottica in tutta Italia.

Conte, in quell'occasione, avrebbe detto che l'unico modo di rovesciare la votazione sarebbe stato l'intervento del governo che avrebbe potuto applicare la cosiddetta golden power su Reteil. La golden power è lo strumento che permette all’esecutivo di imporre a società ritenute strategiche di seguire particolari orientamenti o di fare certe scelte piuttosto che altre. 

Era il 14 maggio e meno di un mese dopo Conte sarebbe stato chiamato a guidare il governo.

Conflitto d'interesse sì o no?

I primi che avevano parlato del possibile conflitto d'interesse del premier erano stati i giornalisti di Repubblica, ma, proprio come avvenuto oggi, l'ufficio di gabinetto del capo del governo ha respinto l'accusa di conflitto d'interessi e in una nota Palazzo Chigi spiega: "Nei primi giorni del maggio 2018 l'allora avvocato Conte ha ricevuto dalla società Fiber 4.0 l'incarico di scrivere un parere pro veritate circa il possibile esercizio, da parte del governo, dei poteri di golden Power nei confronti della società Retelit.

In quel momento, ovviamente, nessuno poteva immaginare che, poche settimane dopo, un governo presieduto dallo stesso Conte sarebbe stato chiamato a pronunciarsi proprio sulla specifica questione oggetto del parere"

E poi la nota prosegue: "Per evitare ogni possibile conflitto di interesse, il presidente Conte si è astenuto anche formalmente da ogni decisione circa l'esercizio della golden Power. In particolare non ha preso parte al Consiglio dei Ministri del 7 giugno 2018 (nel corso del quale è stato deliberato l'esercizio dei poteri di golden Power), astenendosi formalmente e sostanzialmente da qualunque valutazione.

Si fa presente che in quell'occasione il presidente conte era impegnato in Canada per il G7. Pertanto non esiste nessun conflitto di interesse, rischio questo che peraltro era già stato paventato all'epoca da alcuni quotidiani. La circostanza era stata già chiarita e, in particolare, era stato già chiarito che Conte non ha mai incontrato né conosciuto il sig. Mincione".

Mincione, interpellato dal FT, avrebbe, inoltre, specificato che la golden power non "gli ha fatto perdere nè guadagnare neppure un euro" e che il fatto che Conte fosse il nuovo capo del governo è stata solo una "fortuna".

I legami con la corruzione in Vaticano

L'aspetto su cui, però, ora il Financial Times insiste è il fatto che la società che avrebbe pagato Conte sarebbe stata finanziata da un fondo che sarebbe al centro di un'indagine sulla corruzione in Vaticano.

Secondo il giornale, infatti, il denaro con cui Mincione si era imposto in Fiber 4.0, si parla di circa 200 milioni di euro, sarebbe provenuto dalla segreteria di Stato del Vaticano.

La polizia vaticana già da ottobre è al lavoro su questa inchiesta e al momento ben 5 dipendenti sono già stati sospesi per cercare di capire se e chi ha sottratto illecitamente milioni di euro alle casse vaticane per investirli in maniera azzardata. 

In merito a questo aspetto della vicenda palazzo Chigi ha così commentato: "Quanto ai fatti riferiti dal Financial Times si precisa che Conte ha reso solo un parere legale e non era a conoscenza e non era tenuto a conoscere il fatto che alcuni investitori facessero riferimento ad un fondo di investimento sostenuto dal Vaticano e oggi al centro di un'indagine".



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