Norwegian: la scommessa dei voli low cost intercontinentali

Bjørn Kjos è il numero uno del vettore a basso vosto norvegese che ha lanciato la sfida a Ryanair e alle ex compagnie di bandiera

Bjorn Kjos

Bjørn Kjos, ceo di Norwegian – Credits: Ufficio stampa Norwegian (norwegian.com)

Massimo Morici

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Com'è possibile vendere biglietti per un volo Roma - San Francisco, andata e ritorno, a circa 360 euro e guadagnarci, quando in media i prezzi delle altre compagnie sono pari a più del doppio? A lanciare la scommessa sul settore delle compagnie aeree è Bjørn Kjos, numero uno di Norwegian. Ex pilota militare, Kjos è una sorta di versione scandinava di Michael O'Leary, il più noto ceo di Ryanair, la regina delle low cost europee.

Da alcune settimane la compagnia low cost norvegese sta pubblicizzando voli dall'Italia agli Stati Uniti d'America a prezzi stracciati: Norwegian, zitta zitta, è diventato il terzo operatore low cost europeo. E per ora è l'unico vettore a basso costo con voli intercontintali dall'Italia: il tragitto di sola andata è di 159,90 euro per New York e 179,90 per San Francisco. Anche Ryanair effettua voli intercontinentali, ma si appoggia alla spagnola Air Europa, costringendo così il passeggero italiano a fare almeno un cambio a Madrid o Barcellona.

Le tariffe "nascoste"

Come spesso accade, il prezzo del biglietto in evidenza nelle campagne pubblicitarie è quello della tariffa più bassa offerta dalla compagnia norvegese: si chiama "LowFare" e permette di viaggiare solo con un bagaglio a mano di 10 kg. Per tutto il resto, ovviamente, bisogna mettere mano al portafoglio. Volete portare un altro bagaglio e mangiare a bordo?

Sono 70 euro in più, passando alla tariffa LowFare+. E così via. Il rimborso del volo non è previsto; il cambio del nome costa 100 euro e altri 100 per il cambio di prenotazione più la differenza di prezzo tra il vecchio e nuovo biglietto. Solo la cancellazione è gratuita, ma entro 24 ore dall'acquisto per i voli verso fuori Europa.

L'effetto sul mercato

Niente di nuovo: anche Norwegian, come le altre low cost, arricchisce la sua offerta base con numerose opzioni che fanno salire il prezzo del biglietto. Aggiungendo, comunque, i soldi per pasti, bevande e almeno un altro bagaglio, il prezzo resta competitivo, da spingere le ex compagnie di bandiera a entrare nella mischia. Lo ha fatto alla fine di gennaio Alitalia.

Alitalia-Norwegian

Guerra delle tariffe tra Alitalia e Norwegian – Credits: twitter

La guerra sui social con Alitalia

Nonostante i conti in rosso, la compagnia italiana ha avviato una campagna di voli offerta per il Nord America a prezzi da low cost. Ad esempio, per New York si spendono 342 euro andata e ritorno. Alitalia ha adottato anche una strategia pubblicitaria molto aggressiva su twitter confrontando la sua offerta con quella di Norwegian. A stretto giro è arrivata la replica della compagnia norvegese: un polverone sul web destinato, forse, a diventare un caso studio di web marketing.

Gli aeroporti secondari

Come fa, quindi, Norwegian a fare questi prezzi? Accanto alle tariffe per i servizi aggiuntivi (che di norma sono comprese nel prezzo del biglietto delle compagnia tradizionali), ci sono altri aspetti da considerare per comprendere la sostenibilità dei vettori low cost, a partire dagli aeroporti utilizzati.

Anche Norwegian, al pari di Ryanair ed Easyjet in Europa, tende a utilizzare scali secondari, anche se più distanti dalle città. Nei bilanci delle compagnie, infatti, pesano le commissioni che i vettori pagano agli aeroporti per atterrare, decollare e utilizzare i servizi. Sul costo, ovviamente, incide anche il tempo di permanenza nello scalo.

Gli aeroporti più internazionali hanno costi maggiori, rispetto a quelli regionali. Non è un caso che Norwegian utilizzi, ad esempio, a New York non solo il JFK, ma anche l’aeroporto Newark (35 - 40 minuti da New York) e l'aeroporto Stewart (97 chilometri dalla Grande Mela), utilizzato fino a poco tempo fa solo per voli militari e domestici.

Una flotta nuova di zecca e online

Un altro "trucco" è l'impiego di aerei nuovi ed efficienti: Norwegian utilizza i Boeing 787 dreamliner, veivoli che il vettore scandinavo definisce "più green" e che permettono a Kjos di risparmiare il 20 - 25 per cento sul carburante rispetto ai rivali che utilizzano aerei più datati. La flotta è composta da 120 aerei con un'età media di 3,6 anni. 

I dubbi sul modello di business

Norwegian lo scorso anno è finita al centro delle attenzioni della stampa anglosassone: è dal Regno Unito che il vettore norvegese ha lanciato la sfida dei voli intercontinentali a basso costo. I concorrenti statunitensi l'hanno accusata di utilizzare la Norvegia come bandiera di comodo: per abbattere i costi, utilizzerebbe contratti di lavoro ancorati non solo in Europa, ma anche nel Sud-Est asiatico, e opera attraverso uffici basati in Irlanda e Regno Unito, che gli consentirebbero di sfruttare i diritti di traffico di cui una compagnia norvegese non godrebbe.

La forze dei numeri

Più duro è stato Michael O'Leary, cui Norwegian avrebbe sottratto lo scorso anno centinaia di piloti: la scorsa estate ha detto che Norwegian e Monarch, un vettore low cost britannico, "stavano bruciando soldi e che non sarebbero sopravvissute all'inverno". Monarch è fallita a ottobre. Norwegian è ancora in volo. Kjos ha detto che negli ultimi dieci anni la compagnia è stata profittevole e che "non intende andare in perdita". 

Nel 2017 ha trasportato oltre 33 milioni di persone, il 13 per cento in più rispetto all’anno precedente, e di queste il 75 per cento ha prenotato online. L'utile del 2016 è stato di 1,1 miliardi di corone norvegesi. Nei dieci anni precedenti solo il 2014 ha segnato un rosso di un miliardo. Nei primi 9 mesi del 2017 i ricavi sono aumentati a 23,1 miliardi di corone (+16 per cento), mentre i profitti sono calati del 34 per cento a 620 milioni di corone.

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