Nastro Azzurro, perché la birra italiana sta conquistando il mondo

La multinazionale SABMiller che controlla il marchio Peroni punta sulla bionda italiana per rilanciare le vendite nei mercati sviluppati. Nata 50 anni fa, piace però anche in Asia dove ha sostenuto la crescita del segmento premium

La nuova campagna "Il Gusto del viaggio" della birra Nastro Azzurro – Credits: nastroazzurro.it

Massimo Morici

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Passati i 50 anni, festeggiati lo scorso anno, la birra Nastro Azzurro si appresta a diventare uno dei marchi di punta del colosso SABMiller, la multinazionale anglo – sudafricana che ha rilevato il marchio 11 anni fa ed è, tra l’altro, tra i principali imbottigliatori mondiali della Coca Cola, per riconquistare il terreno perso in Europa e negli USA. 

Il gruppo, che controlla marchi globali quali la statunitense Miller Genuine Draft, la ceca Pilsner Urquell e in Italia nomi noti del settore quali Birra Peroni, la tarantina Birra Raffo e la bresciana Wührer, ha pubblicato pochi giorni fa i risultati preliminari per l'anno finanziario 2014 (chiuso il 31 marzo 2014) con un utile pre - tasse in crescita del 3% a 4,8 miliardi di dollari, un EBIDTA di 6,5 miliardi (+1%) e ricavi in leggero calo a 34 miliardi di dollari (-1%), sostenuti in gran parte dalle vendite in Asia, Africa e Sud America che compensano la performance non entusiasmante nei paesi sviluppati.

I volumi in Italia sono calati dell'1%, si legge nel comunicato del gruppo, una percentuale non drammatica in un mercato in declino, impattato dai bassi consumi a causa dell’economia del paese in recessione.

A sostenere le vendite è stata la performance di Peroni, che conta una forte presenza nelle regioni del Sud, anche se il marchio Nastro Azzurro ha sofferto un po’. Ma non all’estero, dove anzi continua a correre. Soprattutto nel Regno Unito: a trainare la crescita dei volumi (+5%) del gruppo anglo – sudafricano tra i sudditi di Sua Maestà è stata la premium italiana per antonomasia assieme ai marchi polacchi del gruppo.

Nastro Azzurro, poi, fa bene anche nell’Asia Pacifica (che comprende anche l’Australia), dove ha sostenuto la crescita del 10% del segmento premium, assieme al marchio australiano Fat Yak. Una percentuale importante, quest'ultima, considerando che ormai il 75% del fatturato del gruppo proviene dai cosiddetti mercati emergenti.

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Peroni (e Nastro Azzurro), inoltre, faranno da testa d'ariete a SABMiller nei mercati sviluppati, dove il gruppo, che non ha brillato lo scorso anno sostanzialmente per la combinazione di due fattori (consumatori sempre più attenti ai costi e la concorrenza agguerrita dei produttori di nicchia artigianali), si concentrerà soprattutto sulla vendita di birra premium, come ha ricordato Alan Clarck, l’amministratore delegato in sella da poco più di un anno.

Nastro Azzurro, nata nel 1963, quando venne lanciata come birra premium del gruppo Peroni, ha acquisito notorietà negli anni '80 con le imprese di Azzurra nell’America’s Cup, ma è approdata sui mercati internazionali solo nel 2005, due anni dopo l’acquisizione di Peroni da parte di SABMiller.

Oggi, con una distribuzione capillare in oltre 55 paesi del mondo, è diventata la birra tricolore più venduta all’estero (1,2 milioni di ettolitri esportati nel 2011), grazie anche al riposizionamento del marchio a livello globale con un look in grado di riflettere la sua autentica eredità italiana.

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