Made in Italy: le 60 aziende più importanti

I gruppi italiani presidiano cinque settori: alimentare, arredi, componenti, editoria e la moda. Nell'auto resistono Ferrari e Maserati

Meccanica Ferrari

L'immagine delle mura esterne di una parte del ''Museo Casa Enzo Ferrari'' di Modena inaugurato nel 2012 – Credits: ANSA /Ufficio Stampa Casa Ferrari

Massimo Morici

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Le imprese grandi e medio-grandi resistono in sei settori su cinque, ma l’avanzata dei gruppi stranieri alla conquista del Made in Italy sembra inarrestabile. È quanto emerge da un recente studio di Mediobanca sulle principali aziende italiane per fatturato (relativo agli esercizi 2016 e 2015). Di seguito, ecco le prime 10 aziende in sei settori chiave.

Auto

C'era una volta l'auto italiana. La Fiat, diventata FCA, dopo la fusione con gli americani di Chrysler, per motivi fiscali ha traslocato in Olanda e a Londra. Si piazza al primo posto con FCA Italy, che raggruppa tutte le attività in Italia, con un fatturato di 26 miliardi di euro. Gli altri due brand italiani in questo comparto, che hanno mantenuto sede e produzione nel nostro paese, sono Ferrari (2,8 miliardi, al quinto posto per fatturato) e Maserati (3 miliardi, al terzo posto), che comunque fanno parte di FCA.

Così la top ten delle principali aziende automobilistiche in Italia è sbilanciata più sul commercio, con le filiali delle principali case automobilistiche tedesche, francesi e americane: Volkswagen, Merceds-Benz, BMW, Reanult, Ford, Peugeot, GM.

Fashion

La moda è la regina del Made in Italy. L'indagine di Mediobanca ha considerato le prime 30 realtà, anche perché di queste ben 16 registrano fatturati superiori al miliardo di euro. Eccole. La prima è Luxottica (9 miliardi di euro), che si è fusa con la francese Essilor e che stacca Prada (3,1 miliardi) e Giorgio Armani (2,5 miliardi).

Poi Calzedonia (2,2 miliardi), OTB di Renzo Rosso (1,5 miliardi), il cui marchio più noto è Diesel, Max Mara (1,4 miliardi), Salvatore Ferragamo (1,4 miliardi), OVS (1,3 miliardi), catena retail del gruppo Coin, D&G (1,3 miliardi) e gli occhiali Safilo (1,2 miliardi).

Dalla undicesima alla ventesima posizione, con fatturati superiori al miliardo troviamo anche Ermenegildo Zegna, Valentino, Benetton, LIR (Geox e Diadora), Moncler e Tod’s.

Food

L'alimentare è tra i principali ambasciatori del Made in Italy nel mondo. Ma anche in questo caso al primo posto c’è un gruppo straniero. La Parmalat (controllata dalla francese Lactalis) si piazza al primo posto con un fatturato di 6,5 miliardi), davanti a Cremonini (3,6 miliardi) e Barilla (3,4 miliardi).

Sotto il podio, ecco il gruppo Veronesi (2,8 miliardi), cui appartengono AIA e Negroni, le attività italiane di Ferrero (2,6 miliardi), la cui holding batte bandiera lussemburghese, Lavazza (1,9 miliardi), Casillo (1,5 miliardi), gruppo pugliese attivo nella trasformazione e commercializzazione del grano, Gesco (1,4 miliardi), il cui marchio più noto è Amadori, le attività in Italia della svizzera Nestlè (1,3 milaiti), e Lactalis Italia, divisione italiana del gruppo francese Lactalis (1,2 miliardi).

Editoria

L'industria culturale, per lo meno quella di carta, è tutta tricolore. In vetta la Mondadori (società del gruppo Fininvest che pubblica Panorama.it) con un fatturato di 1,3 miliardi, seguita da Rcs (controllata da Cairo Communication) a 968 milioni, e dal Gruppo Editoriale L’Espresso (585 milioni), che quest'anno ha cambiato denominazione in GEDI, dopo l’acquisizione di Italiana Editrice (La Stampa e Secolo XIX) nel 2016.

Sotto il podio Cairo Communication (566 milioni), il gruppo Messaggerie (491 milioni), che controlla Garzanti e altri marchi più piccoli (tra cui Longanesi, Bollati Boringhieri, Chiarelettere), l'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (345 milioni), la zecca della Repubblica controllata al 100 per cento dal Ministero dell'Economia, Il Sole 24 Ore (284 milioni), Giunti Editore (208 milioni), Pozzoni (119 milioni), gruppo grafico-editoriale, e il gruppo grafico Rotolito Lombarda (170 milioni), gruppo grafico.

La meccanica

Più che l'auto, l'Italia è famosa per la componentistica delle automobili e i macchinari per la produzione industriale. Lo si vede appunto nella meccanica, dove però il colosso del settore non è italiano: si piazza al primo posto la GE Italia Holding, controllata nel nostro paese del colosso americana General Electric, con un affatturato nel 2016 di 6,4 miliardi di euro.

Al secondo posto Danieli (2,4 miliardi), produzione impianti siderurgici, al terzo ABB Italia, controllata del gruppo elvetico che in Italia fattura 2,3 miliardi di euro. Le altre in classifica sono: Brembo (2,3 miliardi),freni auto, ALI (2,1 miliardi), apparecchiature per la ristorazione, Sogefi (1,8 miliardi), componentistica auto, Ariston (1,5 miliardi), termosanitari, Sacmi (1,4 miliardi), macchine per la ceramica, IMA (1,3 miliardi), macchine confezionatrici, e Permasteelisa (1,3 miliardi), ora controllata dai cinesi di Grandland e nota per la costruzione di facciate architettoniche in acciaio e vetro.

Il legno e l’arredo

Made in Italy è anche design nell’arredo, apprezzato in tutto il mondo. La top ten nel legno e mobili vede tutte aziende con fatturato inferiore al miliardo di euro. Più degli altri, è questo il regno delle multinazionali tascabili, le protagoniste del cosiddetto quarto capitalismo. Quest’anno in testa c’è il gruppo Saviola, il re del legno riciclato, con un fatturato nel 2016 di 545 milioni di euro.

Al secondo posto Friul Intagli Industries (465 milioni), il più grande produttore italiano di componenti per mobili, e al terzo i divani Natuzzi (454 milioni). Sotto il podio, Fantoni (314 milioni), mobili per ufficio, Poltrona Frau (309 milioni), gli arredi Molteni (306 milioni), Frati Luigi (285 milioni), pannelli in legno, Poltronesofà (274 milioni) e i cucinieri marchigiani Scavolini (208 milioni) e Lube (195 milioni).

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