Edoardo Frittoli

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La Honda Motor Co. fu il simbolo della difficilissima ricostruzione postbellica del Giappone, annientato dai bombardamenti e dalle atomiche di Hiroshima e Nagasaki.

Il sole di Honda sorge dalle ceneri della guerra

Il fondatore, Soichiro Honda, vantava una lunga esperienza come meccanico e quindi durante la guerra come produttore di parti meccaniche per Toyota. Le bombe americane misero fine all'attività di fornitore dell'industria bellica giapponese, costringendo Honda a ripartire da un piccolo laboratorio di soli 16 mq.

Nel 1946 nella città di Hamamatsu, Soichiro iniziò a progettare l'unico prodotto la cui realizzazione sarebbe stata fattibile nell'anno zero del Sol Levante: una bicicletta con motore ausiliario che montava un piccolo motore a due tempi da 50cc precedentemente usato dall'esercito giapponese come generatore di corrente. Nasceva così il primo modello a due ruote, l'Honda A-Type. Il 24 settembre 1948, per iniziativa di Soichiro e del socio Takeo Fujisawa veniva fondata la Honda Motor Co. Ltd, che fino al 1963 sarà impegnata nella produzione di motociclette. Inizialmente, i dipendenti erano soltanto 34. Nel 1949 nasce il D-Type, nota anche come "Dream", caratterizzato da un telaio e da una ciclistica da vera moto, 98cc di cilindrata e un cambio a frizione automatica a 2 rapporti. Il successo non tardò ad arrivare e, alla metà degli anni '50, Honda iniziava le prime timide esportazioni nel territorio dell'ex nemico, gli Stati Uniti. Nel 1954 iniziano le esportazioni di uno scooter futuribile, l'Honda Juno, che si rivelò tuttavia un insuccesso commerciale a causa dell'inaffidabilità del propulsore. Il Juno adottava soluzioni tecniche e una struttura futuristica, con ampio impiego di vetroresina, avviamento elettrico e scudo parasole retrattile.

Honda scende in pista

Nel 1959 Honda fa il suo ingresso nelle competizioni internazionali, con la partecipazione al Tourist Trophy dell'Isola di Man. Nella classe 125cc Honda conquisterà un lusinghiero 6°posto con il pilota Naomi Tomiguchi. Nello stesso anno l'azienda apre una filiale a Los Angeles, sostituendo l'originario importatore parallelo americano.

Gli anni '60 si riveleranno un periodo di grande espansione per la Honda, che festeggerà nel 1961 il milionesimo "Cub" uscito dagli stabilimenti, uno scooter a ruote alte e scudo paragambe che diventeranno un marchio di fabbrica nella produzione delle piccole cilindrate del marchio nipponico.

1962: da due a quattro ruote

Una svolta epocale nella storia della Honda si verificherà nel 1962, con la produzione dei primi veicoli a 4 ruote. Si trattava di mini vetture con motore di origine motociclistica e cilindrata di 360cc, note in Giappone come "keicar". Nel 1963 iniziò la commercializzazione della piccolo spider S500 e del furgoncino S360. L'anno successivo, Honda farà il suo ingresso nel settore dei motori nautici fuoribordo con il GB30, con il motore 4 tempi che risultava molto meno inquinante dei modelli a miscela allora dominanti il mercato.

Parallelamente al nuovo business a 4 ruote, alla metà degli anni '60 Honda colleziona vittorie nelle diverse specialità motociclistiche dal trionfo al  Tourist Trophy al primo posto assoluto nel Road Racing World Championship. Nel 1964 il salto nel mondo delle competizioni è compiuto anche nella Formula 1 con la RA271 che esordisce nel Gp di Germania del 1964. L'anno successivo arriva la prima vittoria al Gran Premio del Messico, con il trionfo del pilota Richie Ginther.

Alla conquista del mercato mondiale

Nel 1968 Honda festeggia i 10 milioni di motociclette prodotte: si apre il decennio d'oro delle grandi cilindrate del marchio alato, anticipato nel 1969 con la prima serie delle 4 cilindri in linea che diventeranno un'icona degli anni '70: la CB750 Four.

All'inizio del decennio Honda presenterà un futuro best-seller nel settore auto: inizia nel 1972 la storia ancora aperta della Civic, una piccola due volumi che, grazie ai consumi ridotti, sarà avvantaggiata negli anni della crisi petrolifera, in particolare modo sul mercato nordamericano.  Il raddoppio della produzione a due ruote, arrivata alla metà del decennio a 20 milioni di pezzi, coinciderà con il lancio di una maxi moto concepita per competere con le mastodontiche Harley Davidson: la 1000 GL "Gold Wing".

Gli anni dei trionfi (1980-2000)

Gli anni '80 si aprono con l'Acquisizione da parte di Honda del marchio britannico British Leyland, che inizia la commercializzazione di automobili progettate in Giappone con i brand Rover, Triumph, MG. Il decennio segna il trionfo del marchio nipponico nella Parigi-Dakar. Le moto del team Honda occupano le prime 6 posizioni nell'edizione del 1986. Stesso successo per quanto riguarda i trionfi mondiali nel motocross. Anche nelle competizioni a 4 ruote il 1986 è l'anno della Honda, con la vittoria del Campionato del Mondo Costruttori F1 grazie all'entusiasmante stagione dei piloti del team Williams: Nigel Mansell e Nelson Piquet.

Sul mercato automotive, Honda spinge verso la conquista dei mercati europei e negli Usa, dove viene aperto uno stabilimento per la produzione della Civic. Nel 1987 la casa nipponica brevetta il primo sistema antibloccaggio (ABS) applicato alle motociclette. Nello stesso periodo il team F1 replica il successo nel campionato costruttori aggiungendo anche la vittoria nel Campionato piloti con Nelson Piquet. Quest'ultimo non era che il primo di una serie di trionfi con cui termineranno gli anni '80 della Formula Uno motorizzata Honda. Nell'ottobre 1988 è la volta della McLaren di Ayrton Senna; l'anno successivo toccherà al francese Alain Prost.

Per quanto riguarda l'evoluzione tecnologica, il decennio si chiuderà con la presentazione di uno dei cavalli di battaglia della Honda, il motore VTEC ad alta efficienza volumetrica.

Altri successi attendono Honda negli anni '90: nel 1994 la Accord sarà la vettura più venduta negli Usa, mentre nella classe 500cc inizieranno gli anni dei trionfi assoluti del team HRC con le vittorie per tre stagioni consecutive del pilota australiano Michael Doohan. Il decennio sarà caratterizzato dalla scommessa di Honda nel comparto tecnologico applicato a motori e robotica. Nel primo caso si parla del lancio della trasmissione a variazione continua CVT e della ricerca nel campo dei motori elettrici, con la presentazione nel 1996 del primo prototipo. Nel secondo caso Honda è tra le realtà più impegnate nello sviluppo dell'intelligenza artificiale, con l'inizio del progetto Asimo, proseguito per tutto il decennio successivo.

Il terzo millennio

Il terzo millennio si aprirà con uno dei maggiori successi commerciali nel campo degli scooter. Nel 2001 viene commercializzato l'Honda SH, il primo ad essere interamente sviluppato in Europa ed assemblato nello stabilimento italiano di Atessa (Chieti). Nel campo delle tecnologie automobilistiche Honda si distinguerà per l'applicazione dei primi airbag laterali a tendina nel 2002. Nello stesso anno il marchio giapponese raggiungerà un nuovo record che riguarda uno scooter prodotto ininterrottamente dagli anni '60, il Cub, le cui vendite globali raggiungono i 35 milioni di unità vendute. L'anno successivo nasce il primo motore diesel prodotto interamente da Honda, l'I-CTDI. Parallelamente, Honda introduce sul mercato il suo propulsore ibrido, l'IMA (integrated motor assist) che andrà ad equipaggiare le Civic e le Insight, le ibride del listino Honda.

Nella nuova categoria della MotoGP, sotto l'ala del team Honda esplode l'astro Valentino Rossi. Il pilota pesarese sarà tre volete campione (l'ultimo della storia della classe 500cc) nel 2001, 2002 e 2003. Dopo il passaggio di Rossi alla rivale Yamaha, il testimone HRC passerà ai giovani Andrea Dovizioso e Dani Pedrosa, quindi al fuoriclasse catalano Marc Marquez.

Ancora una volta, in memoria del fondatore che creò l'impero Honda dalle macerie, nel 2017 si festeggia un record impareggiabile che riguarda il piccolo scooter Cub, il due ruote che motorizzò il mondo. Grazie agli oltre 100 milioni di esemplari venduti.

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