Carlo Barlocco
Aziende

Così Samsung sfida Apple nella fascia alta degli smartphone

Alla vigilia del lancio dei nuovi S8, il presidente della filiale italiana Carlo Barlocco indica gli obiettivi della casa coreana sul mercato italiano

Mercoledì 29 marzo sarà un giorno speciale per la Samsung, il colosso coreano  dei telefoni e degli elettrodomestici (240 miliardi di euro di fatturato): la società alzerà il velo sui due nuovi smartphone di punta, il Samsung Galaxy S8 e l'S8 plus, che secondo indiscrezioni dovrebbero costare 829 e 928 euro e avere il riconoscimento dell'iride. In attesa dei dettagli tecnici (ma molto già si sa), abbiamo fatto il punto con il presidente di Samsung Italia, Carlo Barlocco, nel corso di un incontro con alcuni giornalisti economici. 

Qual è l'innovazione principale di questi nuovi smartphone?

Senza dubbio lo schermo: più grande, capace di dare più fruibilità senza aumentare troppo le dimensioni. Poi è migliorata la sicurezza. E tante altre novità che verranno rese note mercoledì...

Quanto pensate che potrà aumentare la vostra quota di mercato in Italia grazie ai nuovi S8?

Sul totale della telefonia mobile in Italia noi avevamo lo scorso anno una quota a volume del 36 per cento e a valore del 40,3 per cento. Siamo di gran lunga il numero uno e il concorrente cinese che si è avvicinato di più a noi aveva una quota di 20 punti scarsi a quantità e del 15 per cento a valore. L'anno scorso abbiamo fatto una scelta importante, rinunciare alla fascia degli smartphone sotto il prezzo di 150 euro. Sia perché non ci si guadagna, sia perché non riesci a dare la qualità che si aspetta oggi un consumatore da uno smartphone. Con i nuovi modelli di punta pensiamo di aumentare ulteriormente la nostra quota di mercato nella fascia sopra i 600 euro: un mercato dove il 97-98 per cento delle vendite è fatto da noi e da Apple. L'anno scorso Apple aveva oltre il 54 per cento di questo mercato e noi il 43-44. Noi pensiamo di aumentare la nostra penetrazione perché il nuovo smartphone è molto competitivo. 

Spesso si sente dire che la Samsung è in crisi: un po' per colpa dell'effetto del Note 7 che esplodeva e che è stato ritirato, un po' per le accuse al di corruzione ai vertici del gruppo. Che cosa sta succedendo?

In realtà il gruppo va benissimo, in termini economici, macinando record su record. È altrettanto vero che il modello delle grandi conglomerarte familiari coreane è in discussione, c'è voglia di riorganizzarsi in modo più occidentale lasciando più autonomia al management. Siamo in una fase di cambiamento che riguarda la politica e la governance.

Da manager di una grande multinazionale straniera come vede l'Italia?

L'Italia vale circa 3 miliardi di giro d'affari, pari al 12 per cento delle vendite europee. È un Paese con tanti pregi ma anche con un'imprenditoria fragile, con molti industriali che lasciano poco in azienda, che le trasformano in scatole troppo deboli per resistere alle crisi. Questa è la vera differenza tra l'imprenditore italiano e quello di tanti altri Paesi che dà tutto per la sua azienda. 


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