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Cantieri navali, aerei F35, droni: 5 Stelle alla prova delle stellette

Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta ha sul tavolo molti dossier che "scottano". Facciamo il punto

F35

Pietro Romano

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L'industria della Difesa occupa oltre 50 mila addetti fatturando 15,3 miliardi, due terzi all'export. Oltre a Leonardo e Fincantieri, ha medie aziende di eccellenza: Beretta, Elettronica, Piaggio Aerospace.

Il punto sui cantieri navali

Nell'indotto lavorano altre 120 mila persone. E sul tavolo del ministro Elisabetta Trenta non mancano i dossier industriali, a partire dall'alleanza di Fincantieri in Francia. Qualche paletto è stato già fissato: l'intesa deve favorire il sistema Paese, soprattutto nella parte militare. Una richiesta già recepita dal gruppo di lavoro congiunto che entro fine giugno presenterà una bozza di accordo dalla quale dovrebbe emergere che, affidata a Fincantieri e a NavalGroup la gestione a monte, la procedura delle diverse fasi (acquisti, gestione dell'export) venga dettagliata, per evitare colpi di mano francesi e l'emarginazione, ad esempio, di Leonardo rispetto a Thales nella fornitura dei sistemi elettronici.

La posizione dell'Italia nell'Eda

In Europa la partita è complessa. L'Italia è ai margini dell'Eda (l'Agenzia Ue della difesa) che ha un ruolo fondamentale nell'assegnazione dei fondi comunitari e quindi dei progetti in vista anche della Difesa comune, e ora punta a una vicedirezione. È importante, inoltre, che anche le società europee controllate da proprietari extra-Ue o attive fuori dalla Ue possano accedere ai programmi comuni: ne va della sorte di Piaggio Aerospace, Avio Aero, AgustaWestland, Drs.

La questione droni

Un altro nodo è quello dei droni, dove si rischia un duplicato: con l'intesa Piaggio Aerospace-Leonardo l'Italia ne ha già uno, ma la ex Finmeccanica partecipa a un consorzio europeo per lo stesso genere di velivolo. Senza droni Piaggio Aerospace (controllata dagli Emirati arabi) rischia il collasso. Potrebbe scaturire l'ipotesi di "affidare" l'azienda a Leonardo o a Fincantieri che in cambio potrebbero ricevere commesse dagli Emirati.

La faccenda più spinosa: gli aerei da combattimento

La partita più spinosa, però, è quella degli aerei da combattimento. L'Italia ha optato per gli F35, con una spesa di 14 miliardi, ma non è proprietaria delle tecnologie e - su 10 mila dipendenti previsti per l'assemblaggio - al lavoro ce n'è solo un migliaio. Il passo indietro è quasi certo, anche se finora l'Italia ha già investito quasi quattro miliardi.

Alenia Aermacchi produce un aereo da addestramento, l'M-346, che nella versione M-346Kè un caccia leggero che interessa anche a Israele. Partecipa, soprattutto, al consorzio Eurofighter che realizza il Typhoon, di cui Leonardo detiene il 36 per cento della parte industriale. Un'esperienza data per conclusa cui una commessa tedesca da 123 aerei, anticipata da Aeronautica&Difesa, ha dato vent'anni di vita. E proprio dal Typhoon dovrebbe nascere il prossimo caccia europeo, per cui francesi e tedeschi si starebbero accordando. L'Italia vuole provare a entrarci. Si vedrà se scegliendo l'F35 non abbia però già perso... l'aereo. 


(Articolo pubblicato sul n° 26 di Panorama in edicola dal 14 giugno 2018 con il titolo "5 Stelle alla prova delle stellette")

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