Siria: una catastrofe anche archeologica
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Siria: una catastrofe anche archeologica
Cultura

Siria: una catastrofe anche archeologica

Paolo Matthiae, direttore della Missione della Sapienza nel paese martoriato, spiega i danni causati soprattutto dagli islamisti

In Siria la catastrofe umanitaria trascina con sé anche una catastrofe culturale.
Le forze governative e le fazioni islamiste si contendono il territorio e la sua ricchezza immensa di storia e cultura.
Lo ha spiegato Paolo Matthiae, direttore della Missione archeologica della Sapienza di Roma in Siria, al quale si deve la scoperta del sito di Ebla, ospite a Firenze del Salone internazionale dell'archeologia "TourismA".

La situazione è diversa da regione a regione: dove il controllo del paese è ancora totale, siti importantissimi come quello di Ugarit, sul mare, sono intatti perché lì sono rimasti i guardiani. Dove invece il controllo è andato completamente perduto e anche i ribelli non sono in grado di controllare i siti, la situazione in certi luoghi è assolutamente disastrosa, in altri sta diventando ogni giorno più grave".

"Per esempio, Apamea, che è una delle grandi città dell'età imperiale romana - racconta l'archeologo -, oggi è un colabrodo, con scavi clandestini selvaggi e sistematici. Dura Europos, che è un altro dei grandi tesori della Siria tardo-antica, è ugualmente oggetto di scavi clandestini sistematici gravissimi. Mari ha cominciato ad essere oggetto di gravissimi saccheggi. E Ebla, dove la nostra università ha cominciato a scavare nel 1964, comincia adesso ad essere saccheggiata. Noi l'abbiamo lasciata nel 2010 e la situazione all'inizio era abbastanza sotto controllo. Oggi la situazione è difficilissima, non è solo l'Isis ma sono Al Qaeda e al-Nusra che appena possono si uniscono all'Isis.
In altri luoghi importanti, come Rakka, finché c'è stato il controllo del regime i siti non hanno avuto danni.
Da quando è diventata praticamente la capitale dell'Isis la situazione è assolutamente drammatica, la statuaria importante assira e aramaica è stata distrutta intenzionalmente.

Ogni attività archeologica è completamente interrotta dalla primavera del 2011.

"Tuttavia, pur in una situazione difficilissima del Paese - osserva Matthiae - la direzione generale delle antichità di Damasco cerca di esercitare un certo controllo sui maggiori siti archeologici se questi sono ancora nelle mani delle forze del regime.  Un elemento importante è che la direzione generale delle antichità e il ministero della Cultura di Damasco, cosa per noi singolare, collaborano con almeno alcune delle forze di opposizione per la protezione del patrimonio culturale. Questo significa che non vogliono e non riescono a collaborare con l'Isis e con forze analoghe. Nel frattempo, le missioni archeologiche che lavoravano in Siria si dedicano intensamente allo studio dei materiali aspettando un tempo in cui chi ha lavorato fino al 2010 in Siria, con un'accoglienza generosa e liberale delle autorità della Siria, possa rientrare nel paese e naturalmente allora non si tratterà di scavare ma si ricostruire". (Ansa)

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