«Ogni coppia di coniugi che appare in pubblico è comica»: l’acrobazia a due e l’errore inclassificabile
«Ogni coppia di coniugi che appare in pubblico è comica»: l’acrobazia a due e l’errore inclassificabile
Cultura

«Ogni coppia di coniugi che appare in pubblico è comica»: l’acrobazia a due e l’errore inclassificabile

Racconta Alma Mahler, moglie del compositore Gustav, nei suoi Diari del 1904: «Mahler aveva mal di denti ma non sapeva che dente gli faceva male. Mi fu facile trovarlo. Rimasi nella sala d’aspetto del dentista, che era molto affollata. …Leggi tutto

Racconta Alma Mahler, moglie del compositore Gustav, nei suoi Diari del 1904: «Mahler aveva mal di denti ma non sapeva che dente gli faceva male. Mi fu facile trovarlo. Rimasi nella sala d’aspetto del dentista, che era molto affollata. Improvvisamente Mahler spalancò la porta e gridò: “Ehi, Alma, qual è il dente che mi fa male?”. Risa di coloro che si trovavano nella sala d’aspetto. Meraviglia di Mahler».

Una scenetta graziosa, non è così? Se non ne siete convinti, forse potreste trovare più convincente la lettura – forse un po’ impopolare e cavillosa – che Theodor W. Adorno dà di questo tipo di fenomeni nell’aforisma 111 di Minima moralia, intitolato Filemone e Bauci:

«Il tiranno domestico si fa aiutare dalla moglie a indossare il mantello. Essa adempie con zelo l’amoroso servizio e accompagna il marito con uno sguardo che dice: che farci, lasciategli questa piccola gioia, è fatto così, è solo un uomo».

Il motivo di questa aberrazione secondo Adorno è da ricercare, manco a dirlo, nel sessismo dell’Occidente: «Il matrimonio patriarcale si vendica sull’uomo con l’indulgenza della donna, che si è cristallizzata nelle ironiche lamentele sulla debolezza e mancanza d’indipendenza del marito. Sotto la mentita ideologia che fa dell’uomo il superiore, c’è un’ideologia segreta, e non meno falsa, che lo abbassa a inferiore, a vittima di manipolazioni, manovre e inganni».

Se tuttavia questa interpretazione hegeliana delle “dinamiche” coniugali sembra troppo socialmente determinata, riflettere sulla genuinità asociale dei sentimenti che stringono una coppia nel suo annichilente isolamento e che la rendono sempre un po’ patetica agli estranei può sfociare nel comico. Se tutti abbiamo assistito a scene di terrificante candore a due, dovrebbe suonarci familiare la testimonianza del maestro delle ossessioni Patrick Süskind, che osservando una coppia durante una cena racconta:

«Per tutta la sera non solo non si lasciarono con gli occhi, ma neppure si allontanarono l’uno dall’altra. Restarono appiccicati come due scimmiette, sembravano incollati come Filemone e Bauci. Non diedero la mano agli altri ospiti per salutarli, perché si tenevano per mano loro. Per l’aperitivo sulla veranda erano seduti entrambi su una poltrona di vimini, bevevano succo d’arancio dallo stesso bicchiere e rosicchiavano lo stesso salatino. Non era possibile parlare con uno dei due perché parlavano solo tra loro, o meglio confabulavano in un linguaggio amoroso incomprensibile a estranei. (…) mangiarono lei con la mano sinistra, lui con la destra, perché con l’altra mano si toccavano e stringevano a vicenda. Il loro sguardo era triste quando dovevano lasciarsi per pochi momenti e concentrarsi sui piatti: due piatti separati sui quali ognuno doveva mangiare da solo, quando avrebbero di gran lunga preferito mangiare da un piattino comune se proprio dovevano, perché mangiavano molto poco».

Nel paragonare il fenomeno di istupidimento dell’essere accoppiati all’«amore morboso dei genitori per i loro figli fisicamente sfortunati», all’«amore spirituale delle suore per il loro sposo celeste» e a quello «del suddito per la patria o per l’amato Führer», Süskind concentra poi il suo disprezzo su quell’entità moderna e occidentale conosciuta come «coppia», avvicinandosi molto alla descrizione di Adorno di un «eroe in pantofole» e di sua moglie che lo sconfessa in pubblico «divulgando le sue piccole debolezze», impegnati in una guerra domestica la cui «falsa vicinanza stimola alla cattiveria».

«Se abbiamo a che fare con una coppia di innamorati» dice allora Süskind «le conseguenze per il mondo sono senz’altro meno pericolose, perché la coppia si neutralizza da sé, ma dal punto di vista umano ed etico essi sono «assolutamente deplorevoli»: le coppie tendono spesso a un autismo comune o a un’arroganza comune, sia che nel loro essere immersi l’uno nell’altra e nella loro autosufficienza dimentichino tutto intorno a sé, sia che nell’euforia per l’unicità che condividono disprezzino il mondo e considerino solo dei poveracci a cui mostrare il dito altri che non sono in preda alla divina follia di Eros».

Il matrimonio non sarebbe che l’essenza, l’eau de parfume, di questo stato di cose, la sua cristalizzazione olezzante, soprattutto se lo si intende come contesto di procreazione, dove la cretineria viene moltiplicata e non affatto neutralizzata. Dice Emile Cioran ne Il funesto demiurgo: «È importante scoraggiare la generazione, infatti il timore di vedere estinguersi l’umanità non ha nessun fondamento: qualunque cosa accada, ci saranno dovunque degli scimuniti che chiederanno solo di perpetuarsi; e se perfino loro finissero col sottrarvisi, si troverà sempre qualche coppia nauseabonda che si presta a farlo».

Presa come società di intenti, «Ogni coppia di coniugi che appare insieme in pubblico è comica» ribadisce Adorno, e «la paziente comprensione della moglie cerca di eguagliare questo contrasto. Matriarca repressa, essa diventa il padrone proprio là dove deve servire, e il patriarca non ha che da presentarsi come tale per essere una caricatura».

Alcuni trovano divertente, nelle occasioni sociali in cui si dipanano questi collaudatissimi comedy-dramas,  prendere bonariamente le parti dell’uno o dell’altra in quelle dispute sulle rispettive debolezze scambiate per forza (e viceversa), ma niente da fare: «I due avversari hanno entrambi torto. Nella demistificazione dell’uomo, il cui potere poggia sul guadagno, che si spaccia per merito umano, la donna esprime contemporaneamente la falsità del matrimonio, in cui, d’altra parte, essa cerca tutta la sua verità. Nessuna emancipazione è possibile senza l’emancipazione della società».

Sembra assurdo che all’umanità piaccia perpetrare questa stortura, questa patetica imperfezione a due: perché lo facciamo? È (inaspettatamente!) di Cioran la spiegazione più bella:

«Era d’inverno, al Luxembourg, un po’ dopo l’apertura. Nessuno, salvo una coppia: lui, un vecchio magro e arzillo; lei, giovane, l’aria d’una ragazza di fattoria. La nebbia era così fitta che, anche da vicino, sembravano ombre. Ogni dieci passi si fermavano per abbracciarsi precipitandosi l’uno contro l’altro con un trasporto quale io non avevo ancora visto. C’era gioia, c’era disperazione in quella frenesia a un’ora così mattutina e così poco propizia alle effusioni? E se fuori si scatenavano così, come figurarseli nell’intimità? Seguendoli mi dicevo che ogni acrobazia a due era errore, inganno ma inganno a parte, errore inclassificabile».

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