Massimo Vignelli, designer profeta del Modernismo
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Massimo Vignelli, designer profeta del Modernismo
Cultura

Massimo Vignelli, designer profeta del Modernismo

È morto il 27 maggio a New York l'uomo che ha contribuito a rendere la grafica una disciplina e un “fenomeno” culturale e sociale diffuso

Se n’è andato il 27 maggio l’ultimo custode e profeta del Modernismo nel graphic design: si è spento a New York Massimo Vignelli, l’influente designer che forse più di ogni altro ha contribuito a rendere la grafica una disciplina e un “fenomeno” culturale e sociale diffuso, segnale di una progressione di civiltà per tutta la seconda metà secolo scorso.

Nato a Milano nel 1931 aveva studiato architettura a Milano e a Venezia, avvicinandosi inizialmente anche ai grandi maestri artigiani del vetro, e declinando su quel materiale - attraverso la pratica del progetto - la concezione di una visione universale del design.

"Design is One" è per sempre rimasto il suo motto culturale e professionale, una considerazione di valore civile dell’intenzione progettuale dove non esiste linea di demarcazione tra ideazione di un prodotto industriale, di un’informazione o di un servizio. Secondo Vignelli, infatti, se sai progettare una cosa sai progettare anche tutte le altre.
Trasferitosi nel 1957 negli Stati Uniti grazie ad incarico temporaneo, al ritorno a Milano apre nel 1960 il suo primo studio con la moglie Lella, eccellente designer con cui ha condiviso una vita di sentimento e passione, dedicata alla progettazione.

Nel 1965 affronta la sua definitiva avventura americana, stabilendosi a New York dove fonda Unimark International, ufficio di design multidisciplinare che si estenderà con successo in tutto il mondo attraverso 11 sedi operative: alla Unimark Massimo Vignelli viaggia continuamente tra i diversi uffici imponendo la creatività e la metodologia europea combinate con il rigore per gli standard; affronta così grandi progetti per compagnie aeree, gruppi industriali, società commerciali e istituzioni culturali. Introducendo negli Stati Uniti lo spirito del Modernismo accanto al rigore disciplinare, estende la sua opera in tutti i campi del visual design.

Vignelli in quegli anni non è solo un designer, perché il suo retroterra culturale e intellettuale lo incoraggia a considerare la progettazione come una missione civile inclusiva, tesa a migliorare la qualità della vita. Turbato dalla minaccia del business sulla qualità del progetto, comprende però che il ruolo del progettista non può essere determinato solo dai tempi e dalle esigenze del cliente e in generale dagli impegni imposti dalle dimensioni assunte dall’impegnativo network internazionale.
Dopo l’esperienza all’Unimark apre nel 1971 Vignelli Associates con la moglie Lella: i suoi lavori spaziano dall’exhibit design all’editoria, dal product design alla visual identity per le più importanti società del mondo.
Chiunque sia stato a New York ha avuto un po’ di Vignelli intorno a sé, perché il suo design è praticamente ovunque: dalla segnaletica della metropolitana all’immagine di Bloomingdale’s.

Fino al 2013 logo e immagine coordinata di American Airlines hanno percorso i cieli di tutti i continenti con l’opera grafica di Vignelli su aerei e divise del personale, e a Milano ancora resiste, pur nel restyling rispettoso operato negli anni Settanta, l’impostazione originale della grafica del Piccolo Teatro introdotta da Vignelli prima di trasferirsi a New York. Negli USA Vignelli ha lavorato per IBM, Knoll, Ford, Xerox e centinaia di brand globali. In Italia per Benetton, Olivetti, Poltrona Frau, Artemide, Fratelli Rossetti, Salone del Mobile e tanti altri.

Quando siete in una stazione ferroviaria italiana, per esempio, c’è Vignelli nella rigorosa segnaletica in carattere Futura bianco su fondo azzurro. Quando stappate una Falanghina dei Feudi di San Gregorio l’eleganza di etichetta e bottiglia è a firma Vignelli. Quando entrate in uno showroom Ducati l’immagine generale (logo, colori, insegne) o uscite da un negozio Fratelli Rossetti con uno shopping bag con la caratteristica texture del logo, siete vicini a Massimo Vignelli perché è lui che ha dato forma a tutte quelle cose così ben disegnate e accurate.

Vignelli ha legato anche gran parte della sua opera all’impiego del carattere Helvetica, a cui ha affidato l’espressione di tutte le virtù del modernismo grafico e tipografico: Vignelli e l’Helvetica costituiscono infatti per i grafici di tutto il mondo un famoso e indissolubile binomio, e resteranno ora più che mai un’entità inseparabile per sempre.
Uno dei suoi capolavori, preso ad esempio in tutte le scuole di design del mondo, è la celeberrima mappa della metropolitana di New York (1972), capostipite di un’innovativa interpretazione delle mappe diagrammatiche ispirate originariamente da Harry Beck nel 1933 per la metropolitana di Londra: un’opera così innovativa e d’avanguardia che all’inizio non fu compresa come avrebbe in realtà meritato e che solo ora è tornata ad essere considerata di nuovo come una pietra miliare della grafica.

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Insignito, nel corso di più di mezzo secolo di carriera delle più prestigiose onorificenze internazionali (tra cui due Compassi d’Oro) Vignelli ha ricevuto innumerevoli premi in tutto il mondo e suoi lavori sono presenti nei più grandi musei e collezioni del pianeta. Nel 2010 il Rochester Institute of Technology gli ha dedicato addirittura un padiglione universitario, il Vignelli Design Center, dove è custodita ampia parte del suo archivio e in cui sono organizzati workshop e conferenze nel rispetto della sua metodologia e eredità intellettuale. Il suo ultimo libro, completato mentre era già malato, è stato l’omaggio tenero e professionale a sua moglie Lella, una pubblicazione digitale in cui sono raccolti con amore e rispetto i tanti progetti affrontati insieme.

Documentari sulla sua opera, interviste, interventi a conferenze e iniziative costellano la rete e la bibliografia storica del visual design, perché attraverso il suo contributo l’umanità ha semplicemente migliorato il proprio modo di stare al mondo. Ora tutti i designer hanno però perso una guida e un gigante, oltre a uno straordinario testimone dell’evoluzione estetica del Novecento: resta da raccogliere e conservare non solo un archivio straordinario e un’eredità professionale e morale, ma anche una lezione di vita e insegnamento contro lo spreco visivo, alla costante ricerca della bellezza inclusiva e democratica, che si tratti dell’allestimento di una mostra d’arte, di uno shopping bag o di un semplice biglietto da visita.

Per saperne di più:
Massimo Vignelli, Design:Vignelli, Rizzoli International, 1990
Massimo Vignelli, Vignelli: from A to Z. Victoria, Images Publishing, 2007.
Lella and Massimo Vignelli, Design is One. Images Publishing, 2006
Massimo Vignelli, Vignelli Canon. Lars Muller Publishers, 2010.

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