Man Ray, vita intima attraverso i corpi nudi della sue muse
Man Ray Trust, by SIAE
Man Ray, vita intima attraverso i corpi nudi della sue muse
Cultura

Man Ray, vita intima attraverso i corpi nudi della sue muse

Alla Fondazione Marconi di Milano l'album privato da cui l'artista non voleva separarsi: in mostra le modelle e l'atmosfera degli anni parigini

Le modelle di Man Ray. Le sue amanti, le sue muse, le sue ispirazioni. Soprattutto lo sguardo dell’artista di Filadelfia sul corpo, sulla forma, sulla suggestione delle sfumature "luminose" del bianco e del nero in una carrellata di 83 fotografie originali in mostra dal 15 novembre all’11 gennaio alla Fondazione Marconi di Milano. L'esposizione “Man Ray. Models” è però qualcosa di più intimo e più spontaneo rispetto alle opere più famose del rivoluzionario della fotografia, come è oggi considerato Man Ray (nato Emmanuel Radnitzky).
Le immagini sono tratte infatti dal suo album privato, una sorta di diario di vita, di esperienze artistiche e di antologia amorosa che la Fondazione ha recuperato in occasione della pubblicazione dell’omonimo volume edito insieme con Carlo Cambi Editore. Nelle foto di nudo scattate a Montparnasse ci sono gli anni della sua vita a  Parigi, quelli vissuti con Picasso, Duchamp, Breton o Mirò. C’è lo spirito di un periodo irripetibile raccontato non con la penna ma con le immagini.
Nelle foto ecco Kiki de Montparnasse, alias Alice Prin , la cantante e pittrice che fu l’amante di Man Ray per sei anni, ritratta in pose intime, spontanee, familiari. E non è facile riconoscere la stessa donna con cui Man Ray firmò uno dei suoi capolavori: la schiena di donna trasformata in violoncello, esposta oggi al Getty Museum di New York. 

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Models, 1920‐1940 dall’album privato di Man Ray,
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Insieme con Kiki ci sono le danzatrici esotiche che allietano le notti del quartiere parigino, artiste voluttuose che si fanno chiamare con nomi di verdura. C’è la pittrice Mereth Elisabeth Oppenheim, c’è il nudo di Natasha, affascinante assistente dello stesso Man Ray. C’è anche Maria Benz detta Nusch, modella, performer  e artista surrealista che posò per numerosi quadri cubisti di Picasso. Una donna bellissima, sposata con il poeta Paul Eluard. Tante anche le modelle anonime, fanciulle in fiore e non. E tutte ritratte con un occhio che ricerca nel loro corpo la geometria, la forma, l’oggetto ma anche la trascendenza attingendo alla sensualità delle primissime donne che osavano il nudo frequentando il centro sociale parigino che Man Ray scoprì dopo aver lasciato la sua New York. In loro non c’è nulla di patinato, di falso, di studiato. L’erotismo è percepibile, parte di loro, esaltato dalla “ricerca” estetica di Man Ray.

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Models, 1920‐1940 dall’album privato di Man Ray,
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Scrive della mostra Junus, il critico d’arte che fu vicino all’artista negli ultimi 15 anni di vita. “Il corpo è il linguaggio ed è attraverso il corpo che Man Ray fa parlare la sua immaginazione. Il corpo è l’alfabeto della vita, è la sua filosofia, tutto diventa parte e sostanza del corpo, compreso

il pensiero che modella la materia”. Spesso il corpo per Man Ray è espresso con un dettaglio, come le due perfette natiche di Alice Prin in mostra, perché la testa non sempre è necessaria. Ma al di là delle considerazioni artistiche. E’ bene sottolineare che questo album è soprattutto un racconto intimo. Man Ray porta le foto con sé quando lascia Parigi e le riordina nel tempo, per ritrovare memoria dei suoi anni e la nostalgia. Non a caso nella raccolta non compaiono le foto scattate per Vogue, non ci sono quelle che ritraggono le indossatrici che lavoravano per il sarto Paul Poiret agli inizi degli anni ’20 e nemmeno  i tanti artisti che animavano la Parigi di quegli anni.  Questo album, passato direttamente dalla moglie di Man Ray Juliet alla Fondazione Marconi (che ha esposto un paio di anni fa l’album Fifty faces of Juliet) assume dunque più un significato di testamento pubblico, di racconto esistenziale e di testimonianza storica di un’epoca in cui tutti avrebbero voluto perdersi, ben testimoniata dal romanzo di Franz Hessel “Romanza Parigina” e celebrata anche nel più noto romanzo Jules et Jim (da cui il film di Truffaut ) di Henri-Pierre Roché, anche lui grande amico di Man Ray.

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Models, 1920‐1940 dall’album privato di Man Ray,
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Fondazione Marconi Arte moderna e contemporanea
Via Tadino 15 - 20124 Milano
www.fondazionemarconi.org
Durata della mostra: 15 novembre 2013 - 11 gennaio 2014
Orario: martedì - sabato 10-13, 15-19 (chiuso dal 22 dicembre 2013 al 7 gennaio 2014)
Ingresso gratuito

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