L’inconfessabile in amore (o della superiore civiltà del voler essere offesi)
L’inconfessabile in amore (o della superiore civiltà del voler essere offesi)
Cultura

L’inconfessabile in amore (o della superiore civiltà del voler essere offesi)

Riporto qui i due esempi più grandiosi di dichiarazione, potrei dire i moduli di autocertificazione da presentare nella sede adatta. Se ci fosse un commissariato dei delitti d’amore contro la propria persona questa sarebbe la duplice Bibbia su cui …Leggi tutto

Riporto qui i due esempi più grandiosi di dichiarazione, potrei dire i moduli di autocertificazione da presentare nella sede adatta. Se ci fosse un commissariato dei delitti d’amore contro la propria persona questa sarebbe la duplice Bibbia su cui giurare, il messaggio da leggere davanti alle telecamere e ai microfoni per dire al mondo perché abbiamo deciso di costituirci.

 

Michel Leiris, Età d’uomo

In senso lato, sadismo, masochismo, eccetera, non costituiscono per me «vizi», ma solamente mezzi per raggiungere una più intensa realtà. In amore tutto mi sembra sempre troppo gratuito, troppo anodino, troppo privo di gravità; bisognerebbe che intervenisse la sensazione del disprezzo sociale, del sangue o della morte, perché il gioco valesse veramente qualcosa. Ma le pratiche che implicano un dolore fisico, sebbene conferiscano all’amore in una certa misura questa gravità, possono solo disgustarmi, perché so che resteranno qualcosa di artificioso e che io non oserei spingerle fino al suicidio, come Lucrezia, o come Giuditta fino all’assassinio.

 

Howard Jacobson, Kalooki nights

Non saprei spiegare per quale ragione sia così indispensabile, perché io mi innamori di una donna, che uno di noi due si senta in qualche modo offeso. Il mio impulso è di rigirare la domanda: come fa la gente a legarsi sentimentalmente a qualcuno laddove non esiste nessuna storia di disprezzo, nessuna traccia di ignominia a stimolare la passione? Suppongo che niente di tutto ciò sia necessario quando il sesso è considerato un’attività naturale, conforme alla civiltà e alle buone maniere, e a tutte le arti della reciproca considerazione e della raffinatezza sociale. Ma quello è un genere di sesso che non trovo particolarmente soddisfacente. Senza dubbio, una volta che ci si lascia alle spalle la condizione animale il sesso è un’aberrazione; di conseguenza, per essere davvero sesso, può attecchire solo sullo squilibrio e sul rovesciamento, sull’usurpazione delle norme del vivere civile, e sull’indifferenza per quel che di regola è «dovuto». In quanto esseri civilizzati non possiamo fare a meno del rispetto; ma come creature sessuali non possiamo rinunciare al suo opposto.

Al lettore più attento non sarà sfuggito che entrambe le confessioni sono fatte da uomini. A parte la fulgida e amarissima constatazione elettrica di Sylvia Plath («Ogni donna adora un fascista Lo stivale in faccia e il cuore Brutale di un bruto a te uguale», dove “te” è, ahimè, il padre) o le sublimi e gelide confessioni penitenti di Gaspara Stampa («una, che, perché pianga, arda e sospiri, non fa pietoso il suo crudel amante»), a una donna non è concessa, se non a costo di passare per tutte le declinazioni post-illuministiche dell’accusa di stregoneria (devianza, stranezza, pazzia, isteria), l’ammissione franca del proprio tortile desiderio di offesa.

Sade (ne La filosofia nel boudoir), col suo cuore generoso, ci aveva ben esortato a farlo:

– Ecco da dove viene la singolare risposta di una donna dotata di immaginazione che stava fottendo freddamente con suo marito: «Perché tanto gelo?» le chiese l’uomo. «Che dire», gli rispose quella singolare creatura «quello che mi state facendo è così semplice».

 

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