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'Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli' di Chiara Moscardelli. L’intervista

Una morte sospetta, un’inchiesta in un borgo medioevale per il primo capitolo di una trilogia gialla

Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli di Chiara Moscardelli

Valeria Merlini

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Chiara Moscardelli è tornata. Una nuova storia, un nuovo personaggio femminile, una nuova ambientazione.
Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli (Giunti) è il suo quinto romanzo, e segna una svolta perché il primo capitolo di una trilogia gialla.

Teresa Papavero ha superato da poco lo scoglio dei quaranta, è single, ha perso l’ennesimo lavoro, motivo che la spinge a tornare nel paesello nativo, Strangolagalli, per cercare pace e tranquillità e poter ricominciare.

Solo che nella vita, come nelle figure femminili di Chiara, non si procede mai seguendo una linea retta. E come nel piccolo borgo, Teresa seguirà le viuzze di quella strana cittadina dalla forma circolare per andare al suo primo (e ultimo) appuntamento con Paolo. La tanto attesa serata romantica si rivelerà infatti l’inizio di una serie di avventure, coincidenze e situazioni poco chiare, ad iniziare dall’apparente suicidio del suo accompagnatore.

O viene piuttosto aiutato nel gesto?
Con l’avvio delle indagini si dipana il romanzo che travolge Teresa in una girandola di intrighi e in un susseguirsi di imprevedibili colpi di scena.  

Come mai l’ambientazione in un piccolo paesino anziché una grande città?
La mia grande ossessione, da sempre, è Jessica Fletcher, la Signora in giallo. Qualche anno fa sono andata in una sorta di pellegrinaggio (era in realtà un road trip coast to coast) nel Maine, a Cabot Cove. E poiché la Fletcher era diventata per me un personaggio così familiare, ero convinta di incontrarla per le strade. In tutti questi anni, nei miei libri, ho sempre girato un po’ intorno al personaggio della Fletcher, ma questa volta mi sono detta che era giunto il momento di ricreare una mia Cabot Cove. Quindi per questo nuovo romanzo sono partita dal luogo: non poteva essere una grande città a meno di ambientarlo in un quartiere, ma preferivo una comunità. Ho fatto allora la classica ricerca su google (“piccole cittadine dal nome assurdo”) e il risultato è stato divertentissimo, anche se con molti di questi paesini avevo problemi di accento quando non di zone. Alla vista di Strangolagalli in provincia di Frosinone ero certa di averla trovata. E infatti quando lo scorso Natale sono andata a visitarla e mi sono trovata una città medioevale, circolare, tutta arroccata intorno al municipio con pochissimi abitanti, sapevo di aver fatto centro.
Successivamente ho inserito il personaggio. Era importante che Teresa si trovasse in una realtà a misura d’uomo.

Quanto ti rispecchiano i personaggi femminili dei tuoi precedenti libri e di questo?
In tutte le precedenti figure femminili ci sono proprio io con la difficoltà nella relazione affettiva e la difficoltà a mettermi in gioco. In questo invece Teresa Papavero ha fatto un passo in più rispetto alle precedenti protagoniste. Perché io l’ho fatto. Per esempio, lei è più sciolta, più aperta perché ha avuto un bel rapporto con il padre, ha quindi una sua vita sentimentale e affettiva tanto da avere due relazioni. Diciamo che questa volta ho tentato di delineare un personaggio più strutturato sentimentalmente.

Il libro sembra pronto per una serie, a maggior ragione perché si tratta di una trilogia. Scrivi pesando a questo?
Assolutamente sì. Ho fatto un corso di sceneggiatura per cercare di aiutare la mia scrittura ad essere ancora più visiva. Ma i produttori sono un po’ particolari, perché ogni volta che ho qualcosa di pronto per loro manca sempre qualcosa.
Allora ho deciso di andare avanti come so fare perché quando scrivo mi devo divertire, altrimenti diventa tutto faticoso. E sono convinta che l’impegno che metto in ogni libro per fare in modo che le immagini arrivino immediatamente a chi legge valgano gli sforzi.

Rispetto alle precedenti protagoniste Teresa sembra aver fatto una svolta, anzi sembra a tratti nascondere le proprie capacità, come se non le volesse rendere note…
Le mie protagoniste si muovono con me, cioè trasferisco a loro il percorso che sto facendo. Qui c’è un’evoluzione. Ciò che ho voluto per Teresa è esporla perché è il percorso a cui vorrei tendere io. Affibbio a lei per esempio certe sicurezze che sto cercando di tirare fuori anche da me stessa. Fino a un anno fa non vedevo per esempio il fatto che lavoro tanto e scrivo pure, per me era una cosa normale, non così eccezionale. Rientrava tutto quasi nel concetto di sminuirmi. Ora sto cercando la via di mezzo, una consapevolezza reale di me stessa, senza sopravalutarmi e senza sottovalutarmi.

Grazie Chiara.

Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli
di Chiara Moscardelli
Giunti, 2018

© Riproduzione Riservata

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