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Rumore: il memoir di Bella Bathurst

La scrittrice e giornalista Bella Bathurst perde l'udito quando è ancora giovane: la sua storia è quella di un percorso verso una nuova consapevolezza

Rumore di Bella Bathurst Utet

Matilde Quarti

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Il memoir Rumore (Utet, 2018) della scrittrice e giornalista Bella Bathurst racconta la storia di una donna che perde l’udito molto presto, affonda nel dolore, riemerge e, proprio quando sembra essersi riappacificata con se stessa e con la vita, lo ritrova. Quando a Bathurst viene diagnosticata una sordità, infatti, non ha ancora trent’anni e questa viene imputata a due brutti incidenti, uno sugli sci e uno in macchina: scoprirà che non sono stati i traumi subiti, a rubarle i suoni del mondo, ma una patologia che si chiama otosclerosi e che, allo stadio in cui si trova, può ancora essere operata. Ma l’orecchio è un organo misterioso, i suoi componenti sanno come nascondersi e nell’individuare il problema passano diciassette anni: un tempo carico di dolori ma anche di nuove consapevolezze.

Quella di Bella Bathurst è la storia di una porzione della sua vita, tanto intima quanto dalle conseguenze pubbliche e inevitabilmente onnicomprensive. L’udito è “un processo che avviene per lo più all’interno della testa”, qualcosa di incredibilmente personale, una delle nostre porte verso il mondo e verso l’altro. La piccola quotidianità raccontata da Bathurst, che è poi la piccola quotidianità di qualsiasi persona, viene dunque scossa nelle sue fondamenta: diverso è il modo con cui l’autrice deve rapportarsi con gli altri, al contempo – e spesso loro malgrado – nemici e amici in una guerra di comprensione reciproca, diverso è il suo modo di reagire agli imprevisti e ai problemi, che spesso finiscono per avere il sopravvento facendola dubitare di riuscire ad avere un’azione efficace sulle cose.

Il viaggio che Bathurst si trova ad affrontare è dunque un vero e proprio cammino da un punto verso un altro, disseminato di tappe che sono sempre importanti e foriere di significati. L’autrice passa dalla rabbia alla pace, ma il suo non è il cambiamento di una notte: è il frutto di un percorso introspettivo e intellettuale in una dimensione di cui non si era mai dovuta preoccupare prima. Bathurst riflette dunque – e noi con lei – sulle problematiche relative alla sordità, dalle difficoltà nella comunicazione con i normoudenti, all’incidenza della depressione in persone con problemi dell’udito.

Precisa nella terminologia, Bathurst non ha paura di usare, quando servono, dei tecnicismi per spiegare la sua situazione, aiutando i lettori estranei al suo mondo ad avere una panoramica abbastanza chiara dei problemi uditivi. Inoltre le digressioni storico-sociali di cui è disseminato il testo veicolano una bella riflessione sul progresso medico e scientifico e rendono chiaro come la nostra – nei paesi in cui è possibile ovviamente – sia un’epoca di possibilità e scelte anche sul piano sanitario.
E se Bella Bathurst raggiunge a suo modo un lieto fine, è interessante che questo arrivi inaspettato proprio quando aveva trovato una nuova pace, comprendendo, come scrive in uno degli ultimi capitoli, che “era possibile interpretare il mondo in modi che non avevano niente a che fare con l’udito”.

Bella Bathurst
Rumore
Utet, 2018
233 pp., 18 euro

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