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'Preludio a un bacio' di Tony Laudadio. La recensione

Un monologo sul ricordo e sul rimpianto, ma anche sulla resilienza e la capacità di riscatto

Preludio a un bacio di Tony Laudadio

Valeria Merlini

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Una storia di strada. Una storia d’amore. Una storia per ritrovarsi.
Prelude to a Kiss è un pezzo jazz composto da Duke Ellington (1938) e cantato da Billie Holiday nel 1956. Ed è anche il titolo scelto da Tony Laudadio per il suo nuovo romanzo, Preludio a un bacio (NN editore).

Quando manca qualche giorno a Natale, in una di quelle fredde notti in cui a nessuno verrebbe in mente di uscire di casa, c’è chi attacca a suonare il sax le cui note riecheggiano come passi solitari e lenti. Qualcuno che una casa non la possiede più.

Stacco.

Luce bianca ovunque, accecante. Tanto da sembrare l’aldilà, una vita diversa da quella di strada. Emanuele realizza di essere in ospedale. Una ferita in testa. Un’aggressione.
L’unica certezza è quella di avere il suo sassofono in quella stanza con lui.

Perché qualcosa è cambiato in Emanuele. Tanto da fargli sentire ciò di cui prima non si rendeva conto: emozioni, sentimenti, e nota gli sguardi delle persone. Perché chi gli sta attorno ha incominciato non solo a vederlo, ma anche a sentirlo.

Per essere sereno devo annullare la percezione degli altri e immaginare di vivere nel vuoto, nel nulla. Come prima, come sempre.

Se prima quasi non si rendeva conto della sua situazione, quella della strada, ora la sua percezione è differente: è come se lo stato di intorpidimento o di apatia in cui vegetava si sia dissolto. Ma cosa è successo? Cosa gli ha fatto abbassare le difese, cosa ha fatto sì che anche gli altri ora si accorgano di lui?

Non ha la risposta, sa solo che la metamorfosi è iniziata.
La sua certezza resta Maria, amica e confidente, molto più giovane di lui, ma molto più saggia di certi comportamento che Emanuele ha avuto quando aveva la stessa età di Maria. Come quando molti anni prima amava Angela, un amore che allora era sbagliato, o forse solo non maturo.   

Maria sarà l’artefice della nuova vita di Emanuele, senza mai sospettare il legame che li unisce profondamente, senza mai domandarsi perché abbia sempre suonato di fronte al bar in cui lei lavora e considerandolo sempre un amico prima, un uomo poi.

La vita però non solo riserva delle sorprese o dei bocconi amari. La vita segue una strada precisa, ciò che toglie lo rende e a volte lo toglie nuovamente. Prende in giro, fa soffrire e disarma. Pone di fronte a prove insuperabili al solo pensarle.
Poi arriva l’amore a salvare tutto. Con il preludio a quel bacio atteso per oltre vent’anni.

E poi di nuovo tutti i pezzi che sembrava si stessero sistemando si sgretolano, come sotto il colpo di una pallottola. E il colpo che ne esce produce una scena al rallentatore. In cui il solo desiderio è quello di fermare l’attimo. Per evitare che diventi irreparabile.

Preludio a un bacio regala una storia delicata, amara, a volte sorniona in alcuni pensieri di Emanuele. Vera. Romantica. Una di quelle storie dove sembra che tutto si debba ricollocare come un puzzle a definire una nuova immagine. Dove l’impensabile è reale e dove le persone sono vere, con i loro difetti, con le loro debolezze e i loro segreti.

Preludio a un bacio è una di quelle storie che merita di essere letta perché insegna a non vergognarsi delle proprie lacrime. Che sarà impossibile trattenere.

Preludio a un bacio
di Tony Laudadio
NNeditore, 2018

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