Vagina, 5 libri per celebrarla. Non ne parla solo Naomi Wolf

Una corsa fra le pagine che si occupano di questo centro di gravità fisico, emotivo e culturale

Simone de Beauvoir, Il secondo sesso (particolare della cover) - Credits: Il Saggiatore

Valeria Merlini

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Se non la conoscete come una militante (o paladina) femminista americana da sempre al centro di aspre e accese polemiche per le sue forti esclamazioni, magari avrete letto la sua replica poco tempo fa. Replica a cosa? A chi l’accusa di eresia contemporanea .
La bufera è scoppiata dopo la pubblicazione del suo ultimo libro, Vagina: A cultural history (in Italia nel 2013 per Mondadori). A cui Naomi Wolf replica senza mezzi termini.

Rappresentazione dell’organo femminile fatta dall’autrice troppo meccanicistica e troppo basata sulla morfologia dell’organo? Ma che diamine, e cosa dire allora di quando Gustave Courbet dipinse L’Origine du monde nel lontano 1866?
Dimentichiamoci per un momento che se ne parla (come se ne parla) anche nelle Cinquanta sfumature , la trilogia soft porn della E. L. James. E torniamo a quanto dice la Wolf: "la vagina è l’anima della donna, la parte d’ingresso al subconscio femminile". Perché si tende allora ad esorcizzare le parole dette dalla Wolf quando pare che lei voglia invece "onorare la tradizione femminista"? Qualunque sia l’esito delle discussioni che si sono accese nei paesi di pubblicazione, qualunque saranno da noi le altrettante polemiche, l’importante è che se ne parli.

Se siamo ora di fronte alla terza ondata del femminismo con Naomi Wolf, chissà cosa ne pensava nel 1986 Eve Ensler autrice de I monologhi della vagina (Tropea), la pièce teatrale caustica e irriverente, che per anni ha sbancato i botteghini dei teatri di tutto il mondo. Il testo nasce da una serie di alcune centinaia d’interviste a donne di tutte le età e di ogni condizione sociale e rappresenta un proclama contro le sopraffazioni e i soprusi che le donne ancora oggi subiscono in ogni parte del mondo. La Ensler considera la vagina come uno strumento di emancipazione, attraverso il quale le donne possono ottenere una completa femminilità e sviluppare la propria individualità.

Dall’incontro tra la Ensler e Moira Sauvage , la giornalista che ha pubblicato nel 2006 il rapporto francese sulle violenze contro le donne, nasce Le avventure di questa favolosa vagina (Tropea), nel quale partendo dall'esperienza personale della drammaturga americana, la Sauvage ha ripercorso la storia del V-Day , il movimento nato per volontà della Ensler per sensibilizzare l'opinione pubblica riguardo alle molteplici forme che assume la violenza contro le donne. Il libro, pubblicato in occasione del decimo anniversario della nascita del movimento, può essere interpretato come un viaggio politico in cui si racconta come sia nato il Potere della vagina, sottolineandone il ruolo fondamentale.

Chi ha comunque rivoluzionato l’argomento è stata Catherine Blackledge che nel suo La storia di V. Biografia del sesso femminile (Il Saggiatore) racconta tutto quello che non si sapeva sulla vagina e non si era mai pensato di chiedere. Ed ecco Catherine Blackledge, giovane studiosa inglese, che ne ha scritto per sdoganarla (ed esaltarla) raccontando delle storie: un manuale per le streghe, con tutte le leggende delle passate civiltà legate ai poteri di questo oscuro oggetto del desiderio; un informativo per le adolescenti, capitoli scientifici per ragazze inesperte; delucidazioni sul mondo animale, con paragoni e curiosità prelevate dal regno animale.

Impossibile non includere nella cinquina editoriale sulla vagina, Il secondo sesso (Il Saggiatore) di Simone de Beauvoir pubblicato a Parigi nel 1949 (in Italia nel 1961), una delle opere più celebri e più importanti ancor oggi citato tra i capisaldi della letteratura femminista. "(…) ci dicono che la femminilità è in pericolo. Ci esortano, siate donne, restate donne, divenite donne. Dunque non è detto che ogni essere umano di genere femminile sia una donna. Bisogna che partecipi di quell’essenza velata dal mistero e dal dubbio che è la femminilità. La femminilità è una secrezione delle ovaie o sta congelata sullo sfondo di un cielo platonico? Basta una sottana per farla scendere in terra? Benché certe donne si affannino con zelo nel tentativo di incarnarla ci fa difetto un esemplare sicuro, un marchio depositato. Perciò essa viene descritta volentieri in termini vaghi e abbaglianti che sembrano presi in prestito dal vocabolario delle veggenti. Se oggi la femminilità è scomparsa, è perché non è mai esistita!".

E per concludere un insospettabile. Il celebre enciclopedista Diderot esordì con un libricino modesto anche se originale: I gioielli indiscreti (BUR), nel quale faceva parlare le donne dalla parte più franca che sia in esse, il loro gioiello appunto, che diviene una sorta di bocca della verità, un modo impietoso per passare in rassegna i vizi delle varie classi sociali. Egli tratta con maestria un argomento quanto mai scabroso che travalica ampiamente il galateo cortigiano dell’epoca, ma sa fornirci una geniale invenzione libertina che è nello stesso tempo satira e critica di costume. L’opera è del 1748 ma precorre di due secoli le scoperte freudiane sulla sessualità repressa nella donna o le arrabbiate rivendicazioni delle femministe.

Quindi molti prima della Wolf si sono dedicati al tema che infuoca i dibattiti. Forse il merito della Wolf è ora quello di aver sottolineato le nuove teorie alla base della neurologia sessuale. Non quella di voler dimostrare che le donne ragionano con la vagina e gli uomini con il pene. Forse.

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