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È morto Robert Pirsig: "Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta"

A 88 anni ci ha lasciati l'autore di culto che ci accompagnò sulla strada con le idee di Fedro sul superamento del dualismo fra tecnologia e spirito

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Luigi Gavazzi

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Robert M. Pirsig è morto.
A 88 anni - era nato nel 1928  in Minnesota -  ci ha lasciati uno degli autori che più ha segnato la controcultura americana ed europea dagli anni '70 in poi, grazie al suo romanzo (ma un romanzo decisamente sui generis), Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta.

Letto da almeno due generazioni di occidentali, ma con un discreto seguito anche fra i figli e i nipoti di coloro che sono diventati adulti negli anni '70 e '80, il libro, il cui titolo completo originale è Zen and the Art of Motorcycle Maintenance: An Inquiry into Values è ibrido artistico che include un romanzo, un memoir di finzione e  - in parte - una vera autobiografia.

Pubblicato in Italia da Adelphi nel 1981, ebbe anche da noi un notevole successo, fino a diventare, come in America, anche un modello - almeno nel titolo - per una serie di libri di self-help o di manuali di vita pratica, che iniziavano tutti con Zen e l'arte di…, che però nulla hanno da spartire con il libro di Pirsig.
Pirsig, oltre a Zen and the Art of Motorcycle Maintenance - che i fan e i numerosi gruppi di discussione sorti attorno al libro, abbreviarono presto in ZAMM, scrisse alcuni anno dopo (1991) un altro romanzo con un'ispirazione simile, in parte anche un sequel del primo: Lila, an Inquiry into Morals (in italiano, Lila: un'indagine sulla morale, anche questo da Adelphi) anche se con un impatto assai inferiore, letto probabilmente solo dai fan nostalgici del primo libro.

Due linee narrative

Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta aveva due linee narrative: un viaggio in motocicletta compiuto dall'autore insieme al figlio Chris e a due amici, nel 1968, che viene in parte trasformato in fiction nel romanzo. Un viaggio raccontato che è l'occasione per una serie di riflessioni sul rapporto dell'uomo contemporaneo con la tecnologia - rappresentata dal motore e dalla meccanica della loro motocicletta.

Filosofia

L'altra linea narrativa è invece un lungo e articolato flashback nella triste vicenda di Fedro (sempre un alter-ego dell'autore) un professore di filosofia in un college americano che lavora tormentandosi per superare alcuni dei punti fermi della filosofia occidentale, come il dualismo mente-corpo o soggetto-oggetto, viene duramente criticato dai colleghi e dalla direzione del college, soffre di gravi crisi nervose e subisce trattamenti psichiatrici violenti come l'elettroshock.

Anche in questo caso dietro il narratore c'è lo stesso Pirsig, al quale negli anni '60 venne diagnosticata una forma di schizofrenia, subì ripetuti ricoveri in ospedale, durante i quali vennero usati anche gli elettroshock.

I Chautauqua

Il senso profondo di Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta - che Pirsig ebbe l'attenzione di svincolare da pretese di appartenenza alla cultura orientale, nonostante il titolo - lo troviamo in lunghi monologhi interiori che si alternano al racconto del viaggio: sono i bellissimi Chautauqua.

Vere e proprie autoanalisi filosofiche e psicologiche che riempiono pagine e pagine del libro e che sono il banco di prova per il lettore: se vi annoiano non siete adatti per questo libro. Se li amate la prima volta, li amerete sempre; forse, anni dopo, quando rileggerete il libro (quasi tutti i lettori che hanno amato ZAMM lo hanno riletto) vi ricorderete il primo effetto come ingenuo, ma continuerete ad amarli e vi commuoverete.

I Chautauqua servono al narratore di Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta per affrontare le due separazioni traumatiche, i dualismi che caratterizzano la sua vita  e quella della società del suo tempo.
Un primo dualismo è quello interno, una vera schizofrenai, cui abbiamo accennato, sul quale si concentra il pensiero condiviso dei Chautauqua per spiegare in modo razionale la separazione interna al narratore (e a Fedro).

Dualismo culturale

Il secondo dualismo è culturale e sociale. È quello che Pirsig e il narratore avevano davanti nell'America degli anni '70, lacerata dalla guerra in VIetnam, ma soprattutto divisa lungo un crinale culturale. Da una parte c'era il mondo hippy, uscito dalla contestazione degli anni '60, che scivolava verso l'autodistruzione con l'abuso delle droghe e il rifiuto della razionalità strumentale della tecnologia e dell'industria, confinandosi in uno spazio nostalgico e marginale.

D'altra c'era la società degli integrati-rassegnati, che rifiutavano la creatività e credevano nel decoro borghese e che avevano abbracciato in modo acritico la tecnologia come credo che nasconde gli interrogativi morali.

Pirsig vuole salvare la cultura alternativa cercando di dimostrare che la razionalità e la tecnologia possono diventare parte di uno stile di vita razionale e morale, non "square", conformista.

Qualità

Al centro di questo sforzo di Fedro-Pirsig c'è il concetto di Qualità. Il concetto che, racconta il narratore, Fedro aveva inquadrato meglio lasciandolo vago, spiegato attraverso esempi e senza definizioni, lasciandolo afferrare dall'intuito.

La Qualità è ciò che risolve l'inconciliabilità fra soggetto e oggetto; fra razionalità classica e pensiero romantico; fra mente e materia; fra tecnologia e spirito. (Sul concetto di Qualità sono sorti gruppi di discussione anche on line)

La manutenzione della motocicletta

Per spiegare questo ponte fra tecnologia e spirito, Pirsig usa la manutenzione della motocicletta, appunto. Il terzo elemento che unisce e fonde gli opposti elementi, apparentemente inconciliabili. La via per vivere la tecnologia senza alienazione, senza farsi soggiogare e al tempo stesso senza rifiutarla.

Il rapporto con la motocicletta diventa quindi, nel viaggio, oggetto di decine di esempi di come affrontare questo dualismo da superare.

Ingenuo

Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta è un libro delizioso, anche perché in alcuni passaggi pare ingenuo.
Ci sono pagine che lette adesso fanno pensare a quanto oggi abbia trionfato più il fideismo nella tecnologia che la ragione della manutenzione della motocicletta.
E nelle quali viene da chiedersi se davvero Pirsig pensava di dimostrare che l'esperienza ordinaria e quella trascendente fossero una sola cosa.

Un libro anche commovente

Se lo leggete con attenzione però il libro oltre che ingenuo diventa commovente, perché mentre lo leggete pensate davvero che alcune volte il dualismo appare superabile: in quei momenti nei quali le cose sono alla portata e avvertite un alito di felicità.

Ci sono poi altre pagine nelle quali ci si gode il viaggio del padre con il figlio dal Minnesota al Pacifico, come un on the road ideale, ricco di momenti che vorreste vivere anche voi, domani (Pirsig nota alcune volte l'importanza di parlare con precisione e attenzione, di non lasciarsi sfuggire le occasioni di entrare davvero in comunicazione con chi abbiamo vicino).

L'omicidio di Chris

Chiudo con due ultime osservazioni. La prima è l'invito a leggere questo bellissimo romanzo-filosofico-memoir o quel che è, lasciandovi trascinare dall'intuito.

Il secondo è una nota che mi ha sempre rattristato e alla quale ho pensato spesso. È una postfazione che Pirsig scrisse dieci anni dopo la pubblicazione della prima edizione del libro. Nel 1984, mentre già lavorava al suo secondo romanzo, Lila, Pirsig spiegò la tragedia avvenuta nel 1979: la morte del figlio Chris; il figlio che lo aveva accompagnato nel suo viaggio. Chris venne assassinato a San Francisco in Haight Street, durante una rapina. Ucciso a coltellate.

Lentamente Pirsig si riprese dalla tragedia, scrisse Lila. Un romanzo assai meno brillante e nel quale la riflessione filosofica accompagna ancora una volta un viaggio, questa volta in barca vela.

Ovviamente lessi Lila appena Adelphi lo tradusse. MI parve complicato, pieno di tentativi di filosofia metafisica. Ma non ne ricordo quasi nulla.

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