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'Avrei voluto un’altra vita'. Racconti dal carcere

Tutte le storie dei finalisti alla VII Edizione del Premio Goliarda Sapienza

Avrei voluto un’altra vita. Racconti dal carcere

Valeria Merlini

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Avrei voluto un’altra vita (Giulio Perrone editore) raccoglie i 15 racconti finalisti del Premio Goliarda Sapienza, unico concorso letterario internazionale rivolto a persone detenute.
Il Premio nasce con l’obiettivo principale di contribuire a dare concreta espressione all’art. 27 della Costituzione, nella convinzione che l’atto della scrittura e della lettura induca un circolo virtuoso in favore del recupero della persona detenuta.

Sono racconti che lasciano il segno, – ha detto Elio Pecora, presidente della giuria – vite travagliate, attraversate da esperienze terribili e vicende faticosissime, che trasmettono però una stupefacente forza vitale”.

Leggere i racconti di questi uomini e di queste donne, sapere che le pareti che li circondano sono quelle del carcere, intuire dagli scritti il freddo, gli odori, i rumori, le grida, il dolore, la solitudine, l’immobilità, la claustrofobia, la crudeltà, i codici d’onore, le sbarre, le celle d’isolamento, i crimini, gli errori, il sapore del sangue in bocca, la voglia di respirare, la libertà, sono tutte sensazioni che si avvertono.
Come la pelle d’oca che a tratti increspa il corpo.

Il racconto vincitore del premio è stato “Sette pazzi”, di Edmond, un racconto a più voci crudo e violento, con la seguente motivazione: “su un tema come la follia, tipico di molta tradizione letteraria e frequente nella vita reclusa, l’autore ha saputo costruire un racconto ingegnoso, con personaggi ben delineati e un finale sorprendente.”

Altri sono stati i premiati in diverse categorie.
Il premio al Racconto Femminile più votato, “Ti ho ucciso” di Patrizia Durantini: un conflitto tra padre e figlia, il desiderio di vendetta per l’incapacità di amarsi, fino all’incredibile epilogo in cui l’accettazione scavalca la tragedia.

Il premio speciale Vatican News (partner di questa edizione del Premio Goliarda Sapienza) votato dagli ascoltatori attraverso la piattaforma online ha visto un ex aequo tra “Cose che capitano a Palermo” e “Allegoria di un’espiazione senza attenuanti”, entrambi di Salvatore Torre alias Arizona.
Cose che capitano a Palermo vede l’amore di Annina con Tuccio Mandragora, il figlio di un boss incarcerato, in cui si intrecciano faide famigliari e un piano per riscattare la propria libertà. D’onore. Allegoria di un’espiazione senza attenuati è, invece, il sogno di un carcerato in cui la vastità degli spazi naturali si contrappone a quelli angusti di una cella.

Il premio speciale a “Si prontu?” di Gesuele Ventrice, in cui il narratore racconta della sua storia, del suo amore impossibile con Clara perché osteggiato e di come sia dovuto diventare uomo di fronte agli occhi del padre. Il racconto si chiude con una frase che per potenza comunicativa ha ispirato il titolo dell’antologia, “Avrei voluto un’altra vita”.

Oltre a questi naturalmente anche gli altri racconti le cui parole riecheggiano a ricordarci che la scrittura salva, valica i confini e le zone d’ombra, esce dalle sbarre di una cella e si incammina lungo i corridoi, scende le scale, apre portoni e supera inferriate. Fino a prendere il volo, oltre il carcere. Per tentare di avere un’altra vita.

Avrei voluto un’altra vita. Racconti dal carcere
a cura di Antonella Bolelli Ferrera
Giulio Perrone editore, 2018

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