«Io non potrò mai dire che il popolo mi fu ingrato, quello che mi fa ridere è D’Annunzio». Lettera di un italiano perbene
«Io non potrò mai dire che il popolo mi fu ingrato, quello che mi fa ridere è D’Annunzio». Lettera di un italiano perbene
Cultura

«Io non potrò mai dire che il popolo mi fu ingrato, quello che mi fa ridere è D’Annunzio». Lettera di un italiano perbene

Charlestown, Mass., 30 gennaio 1921 Carissimo padre, non ho nulla di particolare da manifestarti, e scrivo questa per fare una chiacchierata con te e assicurarti della mia ottima salute e del mio buon stato d’animo (…). Oggi il cielo …Leggi tutto

Charlestown, Mass., 30 gennaio 1921

Carissimo padre,

non ho nulla di particolare da manifestarti, e scrivo questa per fare una chiacchierata con te e assicurarti della mia ottima salute e del mio buon stato d’animo (…).

Oggi il cielo che mi sovrasta e circonda è nuvoloso; la stanza piuttosto oscura, sicché non posso, o meglio non voglio leggere, per non danneggiarmi la vista. Ragion per cui questa mattina ho assistito alla messa cattolica e a quella protestante. Ci vado per sentire la musica e il coro – composto di prigionieri — e per salire e scendere undici scale, esercizio questo che mi piace e fa bene.

Dopo l’ultima messa avemmo un’ora di passeggiata nel cortile, ove è concessa la conversazione. Dopo questa il pranzo, un buonissimo pranzo. Fra poco andrò a teatro, non so se ci sarà il cinematografo o musica e canto. Comunque saranno due ore di svago. Dopo cena studierò un po’ d’aritmetica, un po’ d’inglese, leggerò qualche brano di letteratura e, dopo un po’ di ginnastica, andrò a letto. Ecco come io passo le domeniche di prigionia, quelle nuvolose però, ché quando il bel sole penetra e illumina la mia stanzetta, allora meno chiesa o nulla affatto, e più libri. A proposito di libri: me ne furono regalati quattro nuovi e bellissimi, in lingua nostra. I miei amici non mi lasciano mai senza soldi, così oltre al cibo ordinario, acquisto olio, burro e frutta. Quanta gente vorrebbe avere per sé e pei figlioli quello che consumo io!

Riguardo ai processi ti dirò che le cose sembrano andar bene e promettono ogni giorno d’andar meglio. Siamo oramai sicuri che mi sarà concesso un nuovo processo per la prima accusa, e sarà umanamente impossibile il condannarmi.

Per il processo pendente ho prove irrefutabili della mia innocenza. A difendermi non vi saranno più parenti e complici del procuratore, ma uomini sinceri, abili e intelligenti. Oramai la stampa, e non solo quella italo-americana, ma i grandi giornaloni d’America, sono costretti a dire la verità, ad esserci favorevoli. (…).

E se questo non bastasse, un altro scandalo venne alla luce or ora. Il mio avvocato ha fatto arrestare una donna italiana, che funge da interprete nella corte in cui dovrò essere processato. Essa chiese al «Comitato di difesa» per me e Sacco 50.000 scudi. Con questi, diceva, dopo d’esserci liberati dei vecchi avvocati, metteremo alla difesa il fratello del procuratore e un altro avvocato del luogo al quale io ho fatto dei piaceri, e loro saranno capaci di mettere in libertà i due accusati. Una parte del denaro, diceva, servirà a comprare il capo della giuria. In quella corte vi è una società fra certi avvocati e autorità giuridiche che può far assolvere chi vuol essa. Una donna di Norwood, la quale uccise il marito, venne rimessa in libertà, dopo aver pagato a questa società una forte somma.

Che porcherie! Che bagascia la giustizia! E che canaglia la gente onesta!

La gente italiana ha fatto e fa molto per me. Ho l’appoggio della «Società figli d’Italia», delle unioni di mestiere, e di molti circoli politici ed economici. E non solo i lavoratori mi aiutano, ma anche gli esercenti, anche i professionisti.

Io godevo un’ottima reputazione prima del mio arresto. Il mio processo poi fu una montatura poliziesca così sfacciata che indignò tutti. La mia reputazione acquistò più prestigio. Per la mia libertà furono e ci sono tutti gli onesti, esclusi naturalmente i preti e i capitalisti. Ma non solo gli italiani sono con me, ma anche molti americani. L’Associazione americana delle libertà civili mi diede il suo appoggio incondizionato, incaricando tre chiarissime personalità di Boston di compiere un’inchiesta sul mio caso. E si mossero per me anche i lavoratori della Spagna e del Messico.

Ah, sì, io non potrò mai dire che il popolo mi fu ingrato. Esso ha fatto e fa molto per me, ed è disposto a fare di più, a fare quello che è necessario fare per riavere me e Sacco un’altra volta al suo fianco per le sante battaglie della giustizia e della libertà.

Dunque, come dicevo in principio, le cose vanno bene. Animo. Vincerò anche questa.

In America le cose vanno malissimo. Vi è una grande disoccupazione e una miseria da impietosire una tigre, ma non già coloro che ne sono i responsabili. Oh, la cristiana gente per bene non ha cuore in petto, lo si sa!

E se in America si piange, in Italia non si ride. Io so le condizioni d’Italia meglio di molti che vissero costì recentemente.

Quello che mi fa ridere è D’Annunzio. Fortunatamente questo sfacciato ciarlatano è liquidato per sempre, e il suo sogno, di abbellire ogni piazza d’Italia con cento forche, rimarrà sempre un sogno. Certo tu, dato il posto ove vivi, non hai potuto comprendere questo miserabile, e ti sarai chiesto tante volte: ma che razza d’uomo è questo D’Annunzio?

Io ti rispondo: D’Annunzio è un nulla che tentò divenire il dittatore d’Italia. Proclamare in Italia una dittatura militare; fucilare nelle vie delle principali città la marmaglia affamata e cenciosa; fucilare, senza processo, Malatesta, Galleani e ogni altro amante della libertà; dichiarare guerra ai popoli della Jugoslavia; ecco l’intento di D’Annunzio, che fortunatamente finì nel ridicolo.

E ora termino pregandoti di salutare per me i parenti e gli amici tutti. Saluti e baci a Nalin e famiglia, a Luigina, Vincenzina e Ettore.

Abbiti un bacio e un saluto.

Tuo figlio

Bartolomeo

Da Bartolomeo Vanzetti, Non piangete la mia morte, Nuova Delphi libri ed.

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