Io l’amo, ma lei che c’entra
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Cultura

Io l’amo, ma lei che c’entra

Julien Sorel, pallido e spocchioso diciannovenne coi tratti da fanciulla protagonista (o antagonista?) de Il Rosso e il Nero, si mette in testa di sfiorare, durante una cena in giardino, la mano della donna che suo malgrado l’ha …Leggi tutto

Julien Sorel, pallido e spocchioso diciannovenne coi tratti da fanciulla protagonista (o antagonista?) de Il Rosso e il Nero, si mette in testa di sfiorare, durante una cena in giardino, la mano della donna che suo malgrado l’ha accolto in casa come precettore dei suoi figli. «Non che Julien amasse la Signora de Rênal», piuttosto è l’ambizione a guidarlo, una specie di cinismo applicato alla lotta di classe. Lei è ricca e suo marito, il sindaco, potente; lei gli ha celato-mostrato più volte il suo tremore al cospetto dei suoi occhi duri, dei suoi modi freddi e gentili tipici di chi ha un complesso di classe ma anche una cultura che non gli consente di risolverlo col delitto o con un insulto volgare. No, molto meglio la sottile opera di seduzione che mette in atto in quell’estate. Per tutto il giorno l’ha guardata «come un nemico con il quale ci si deve battere». Lo sguardo di lui, tradotto nel suo dizionario  cardiaco, l’ha già fatta più volte scappare, arrossire, tornare, sperare.

Uniti dal possibile disonore che, se leggessero i romanzi giusti, saprebbero chiamare col suo nome, sono divisi dall’abitare due dimensioni, due pianeti differenti. E sono, in un certo senso, uniti proprio dalla loro divisione. Quale incastro migliore del misunderstanding? Lui tratta con se stesso per vincere; lei, pur non essendo in cerca di romance, ha una questione tutta sua da risolvere con la propria emotività, e il giovane non è che una miccia nella monotonia.

La sera in giardino, perciò, è necessario che Julien le sfiori la mano, e magari la trattenga nella sua. Mentre l’orologio del campanile suona un quarto alle dieci, il giovane ragiona in termini di «vantaggio», di «sfida»: «Nel preciso momento in cui suoneranno le dieci, eseguirò quello che per tutta la giornata mi sono ripromesso di fare questa sera, oppure salirò nella mia stanza e mi brucerò le cervella». Ovviamente, ci riesce.

Lei si divincola, impallidisce, cede, vinta. I suoi neuroni, attivati dal contatto, intraprendono già il viaggio che quelli di lui contemplano irresponsabilmente solo come male necessario. Trovando l’uno nella mano dell’altra ardore e cedevolezza, hanno entrambi sconfitto il loro demone: non essere corrisposti. Il mattino dopo, espletato il compito che si era prefisso, lui le rivolge «appena un pensiero», mentre lei è già nella colpa e nell’amore. Pochi giorni dopo, il giovane si spingerà fino ad appoggiare le labbra sul braccio nudo di lei, e in presenza del marito distratto!, solo per farsi beffe del padrone. Sappiamo come andrà a finire.

Quell’attimo, descritto solo da un contatto di epidermidi, vanificherà le intenzioni e le aspettative divergenti di entrambi a favore della stessa vicenda, e annullerà il lavoro per dimenticare l’unica verità che avrebbero dovuto dirsi, messa su carta da Gesualdo Bufalino nel suo straordinario Argo il cieco:

«Gli amori non corrisposti, credetemi, sono i più comodi. Senza nessuno dei sapori di cenere e aceto che accompagnano gli effimeri unisoni. Io, un po’ l’avevo imparato dai libri, un po’ mi faceva gioco persuadermene, per ritegno, musoneria, superbetta sufficienza di me. Sicché, con la ragazza, mai che cercassi un buon incontro, un’intimità. “L’amo, ma lei che c’entra, la cosa riguarda me” avevo pensato a voce alta una domenica, mentre mi radevo nel bagno», e se solo Julien e la Signora de Rênal avessero avuto il coraggio di dirsela non avremmo saputo niente di loro.

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