Insonnia, contesse, fiori, rospi e (forse) cocaina: le giornate di Nietzsche a Sils-Maria
Insonnia, contesse, fiori, rospi e (forse) cocaina: le giornate di Nietzsche a Sils-Maria
Cultura

Insonnia, contesse, fiori, rospi e (forse) cocaina: le giornate di Nietzsche a Sils-Maria

Non sono molte le lettere che Friedrich Nietzsche scrisse alle donne, a parte quelle alla madre e alla sorella, e quelle, prima timidamente audaci poi sempre più disperate, a Lou von Salomé. A dire il vero ci fu anche …Leggi tutto

Non sono molte le lettere che Friedrich Nietzsche scrisse alle donne, a parte quelle alla madre e alla sorella, e quelle, prima timidamente audaci poi sempre più disperate, a Lou von Salomé. A dire il vero ci fu anche una corrispondenza con la studentessa di Zurigo Resa von Schirnhofer, che andò a trovarlo a Nizza e in Engadina e forse si era invaghita di lui. Per questo trovare nell’Epistolario degli anni tra il 1885 e l’89 questa lettera mi ha stupito:

Sils-Maria, 6 sett. 1885

Stimatissima signora,

ci sarebbero stato motivi per scriverLe subito, ma ve ne sono stati di migliori per aspettare un po’. Dopo dieci gorni si sa meglio del giorno dopo da chi ci si è congedati. Per quanto riguarda l’indovinello non dubito che gli «spiriti maligni» avrebbero pronte, per questo enigma, soluzioni molto malvagie, molto ironiche – naturalmente senza rivelarle: fa parte infatti del loro progetto che la vita non perda il suo carattere enigmatico – mi scusi! -
Per quanto riguarda «i fiori», non posso nascondere di nutrire per il momento più considerazione per i fiori dipinti, come li ho visti quest’estate, che per i fiori naturali: – vede sino a che punto un filosofo può essere artista! Finora ho creduto che i fiori mostrassero quanto la natura tenda al piccolo e al grazioso: adesso comincio a sospettare che possa trattarsi anche di un impulso verso il grande e il nobile. – È probabile che tra qualche giorno riveda ancora Portofino. Posso avere l’ardire e la speranza di poterlo ancora ascoltare?
- A Voi tutte, mie stimatissime signore, cordialmente affezionato, e con molta gratitudine

Friedrich Nietzsche

Chi era Emily Fynn? Era un’“anziana” signora che frequentava Sils-Maria – eletta dal 1882 da Nietzsche a sua residenza estiva – e che spesso consumava i suoi pasti in compagnia di quel professore in pensione che mangiava solo riso, carne e latte. Era accompagnata dalla giovane figlia, che si chiamava, anche lei, Emily (Fynn). È di questa Emily e dei suoi fiori dipinti che parla Nietzsche.

A Sils Nietzsche riescì a farsi qualche amico, stupendosene per primo: oltre a risolvere gli indovinelli delle due Emily, dètta i suoi appunti (che finiranno in Al di là del bene e del male) a una vecchia russa ex allieva di Chopin; fa passeggiate col compositore Ruthardt; prende il tè con due «giovani e graziose contesse»; i padroni di casa hanno una figlioletta deliziosa, Adrienne, a cui lui regala miele e dolci che si fa mandare da Naumburg da sua madre Franziska; frequenta uno strano ingegnere olandese di Giava, tale Marcus Anne van Hasselt, che era ritornato in Europa dall’Indonesia dopo l’eruzione del Krakatau del 1883 e che, pare, diede a Nietzsche un «misterioso rimedio indonesiano». Questa ipotesi è corroborata dalla testimonianza di Paul Lanzky, devoto fan di Nietzsche e suo ospite a Sils, che dice che l’olandese diede a Nietzsche «un flaconcino di polvere bianca» contro la depressione e l’insonnia, «per compassione, perché si lamentava spesso di aver dormito solo un’ora, e di pensare per questo al suicidio». L’ipotesi di Lanzky: «Poteva essere stata cocaina».

Intanto i «fiori dipinti» di Emily illuminavano, con la loro ingenuità (l’arte per Nietzsche doveva essere innanzittuto «ingenua», come lo era la musica dell’amico Köselitz) le giornate dell’uomo che in Germania (e in parte anche a Genova e a Nizza) era ormai conosciuto come un misantropo quasi cieco che non rideva mai e stava giornate intere chiuso nella sua stanza al buio.

Il ricordo di quei giorni scritti da Emily (figlia) nel suo Quelques souvenir sur Frédéric Nietzsche spiega la misteriosa lettera e ci dà di lui ben altro ritratto: «Voleva onorare di uno speciale interesse i miei sforzi per riprodurre in pitture la meravigliosa flora dell’Engadina, e spesso affermava il principio “che occorrerebbe una giustapposizione del brutto e del bello per far meglio godere del bello”. A questo fine suggeriva di introdurre qualche rettile in mezzi ai miei fiori! Per mettermi in condizioni di apprezzare la sua tesi si ingegnò, per un’intera mattinata, di catturare un enorme rospo che, con mia somma meraviglia, portò trionfalmente nel suo fazzoletto insanguinato fino alla mia stanza dove lo sfortunato animale fuggì. Gridi di spavento della servitù e grande inarrestabile ilarità di Nietzsche in veste di mio Mecenate».

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