A Palazzo Magnani di Reggo Emilia, fino al 25 febbraio 2018, una suggestiva mostra dal percorso articolato che mette la musica in connessione con gli sviluppi dell'arte moderna e contemporanea.

Un'esposizione che racconta l’astrattismo spirituale di Wassily Kandinsky, il silenzio illuminato di John Cage e le suggestioni intimistiche e spirituali delle opere di Max Klinger, Paul Klee, Constantin Ciurlionis, Arnold Schoenberg, Marianne Werefkin, Fausto Melotti, Nicolas De Stael, Giulio Turcato, Robert Rauschenberg

Quando

"KANDINSKY→CAGE: Musica e Spirituale nell’Arte" è aperta al pubblico dall' 11 Novembre 2017 al 25 Febbraio 2018 nei seguenti giorni e orari

Dal martedì al giovedì 10.00-13.00/15.00-19.00
venerdì, sabato e festivi 10.00-19.00 – lunedì chiuso -

Aperture straordinarie
 8 dicembre: 10-19
24 dicembre: 10-13
25 dicembre: 15-19
26 dicembre: 10-19
31 dicembre: 10-13
 1 gennaio: 15-19
 6 gennaio: 10-19

Dove

Ad ospitare la mostra le stanze di Palazzo Magnani, in Corso Giuseppe Garibaldi 29 a Reggio Emilia

Perché è interessante

Fulcro dell' esposizione è il rapporto musica/arte, ossia come la musica resta l’ambito privilegiato nel percorso degli artisti in mostra, da Kandinsky a Paul Klee, da Marianne von Werefkin (la grande pittrice legata a Kandinsky e al Cavaliere Azzurro che fu pioniera nell’affrontare il pensiero artistico come “rivelazione della vita in termini di colore, forma e musica”, senza peraltro mai cedere alla pura astrazione) a Nicolas De Staël, Fausto Melotti e Giulio Turcato, tre artisti del secondo Dopoguerra particolarmente legati alla musica e alla spiritualità, quella che Kandinsky chiama das Geistige in der Kunst (lo spirituale nell’arte): per tutti loro, la musica ha rappresentato un mezzo per proseguire verso la via dell’arte astratta, da interpretare anche in senso mistico, antroposofico, religioso e cosmico

Per quanto riguarda Kandinsky, in mostra è esposto un importante nucleo di una cinquantina di opere - fra dipinti, acquerelli, grafiche – provenienti da musei e collezioni private, tra le quali spiccano quelle di carattere eminentemente musicale, come gli acquerelli dipinti per gli spettacoli teatrali (del Centro Pompidou, Parigi) e per “Quadri di un’ Esposizione” sulla musica di Mussorgskij (della collezione universitaria del Castello di Wahn, Colonia).

Molto interessante, a chiusura del percorso espositivo, l'ampio omaggio a John Cage, il musicista, pensatore, poeta e artista che presenta analogie, rimandi e corrispondenze con la spiritualità kandinskiana. La sezione a lui dedicata si integra con la presenza di opere di altri artisti e si sviluppa attraverso notazioni e documenti audio e video, ma soprattutto attraverso installazioni di grande suggestione, che permettono ai visitatori di sperimentare sinesteticamente la poetica cageana.

A completare ed arricchire la mostra e l’approfondimento del rapporto tra arte e musica, una serie di attività collaterali – concerti, lezioni concerto, conferenze, workshop – oltre ad attività formative e didattiche

Kandinsky e la musica

Nel corso di tutta la sua lunga carriera, Kandinsky si occupa assiduamente dei rapporti tra la musica e le altre arti. Negli anni trascorsi in Germania conduce interessanti esperimenti di sinestesia, dove la stimolazione di un senso causa esperienze insolite e automatiche in un senso diverso, connettendo per esempio acquarelli, brani musicali e danza. Dal 1908 al 1914 compone piccoli pezzi teatrali che s’inquadrano nell’ideale dell’opera d’arte totale: qui forme, colori, luci, suoni e movimento si vengono a fondere in nome di un valore unico, di un fine interiore che permea di sé tutta l’opera. Sono gli anni in cui dialoga con Schönberg e in cui pubblica il famoso libro Lo Spirituale nell’arte (uscito nel 1912 ma composto tre anni prima), scritto anche sotto l’influenza di teosofia, dottrine esoteriche, occultismo, grandi scoperte scientifiche e problemi religiosi. Nascono le prime opere propriamente astratte che vengono perlopiù intitolate con termini musicali: Composizione, Improvvisazione, Impressione.

L’astrazione spirituale di Kandinsky risente delle ricerche in ambito filosofico e psicologico che soprattutto nella Monaco d’inizio secolo sortiscono un grande impatto sulle arti. La teoria dell’empatia di Theodor Lipps (o dell’Einfühlung, ovvero immedesimazione, consenso, simpatia) rintraccia analogie e connessioni tra le dinamiche e gli sviluppi sottesi ai fenomeni naturali e quelli della creazione artistica.
La pittura astratta, dice Kandinsky, abbandona la “pelle” della natura, cioè non illustra più mimeticamente la realtà, ma rappresenta l’energia e il movimento che ne regolano le leggi nascoste ed è in diretto rapporto con le leggi cosmiche. Lo spettatore deve allora attivarsi per empatia, facendo vibrare dentro di sé l’opera in una risonanza spirituale. L’anima, scrive Kandinsky, prova un’emozione senza oggetto, così come accade con la musica:
Il colore è il tasto, l’occhio il martelletto, l’anima il pianoforte dalle mille corde.

Curatela, organizzazione e realizzazione

La mostra è promossa da Fondazione Palazzo Magnani e Skira Editore con la partecipazione di Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Comune di Reggio Emilia, Regione Emilia Romagna, Provincia di Reggio Emilia, Fondazione Cassa di Risparmio Pietro Manodori, Camera di Commercio di Reggio Emilia.

Il progetto, a cura di Martina Mazzotta, si pregia di un importante Comitato Scientifico, presieduto da Paolo Repetto e composto da: Enzo Bianchi, Gillo Dorfles, Michele Porzio, Peter Vergo.


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