Coronavirus ed economia; l'Italia rischia la recessione
(Francesca Volpi, Bloomberg via Getty Images)
Coronavirus ed economia; l'Italia rischia la recessione
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Coronavirus ed economia; l'Italia rischia la recessione

Gli esperti non hanno dubbi: l'impatto economico della diffusione del virus avrà conseguente pesanti per il fragile equilibrio italiano - Tutto sul Coronavirus

Turismo, servizi, commercio. L'economia italiana rischia di pagare un conto salatissimo all'epidemia del Coronavirus, un conto i cui numeri sono ancora difficili da stimare e mettere a fuoco.

Il primo dato arriva da Piazza Affari. La Borsa Italiana nel primo giorno di contrattazioni post epidemia ha chiuso a -5% con una perdita stimata in circa 30 mld di euro. . Ma questo è una conseguenza comunque molto volatile.

Secondo il Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco la diffusione del Coronavirus nel nostro Paese costerà per lo meno lo 0,2% del Pil e questo fa sì che se le stime di crescita per il prossimo anno erano un risicatissimo e stagnante 0,6% adesso i numeri vanno visti al netto ribasso e la diffusione del virus potrebbe portarci a una recessione dello 0,1%.

L'Italia ha un Pil da 2000 miliardi di dollari e, nel migliore dei casi e se l'epidemia fosse bloccata in tempi ridottissimi con tutte le misure del caso, a oggi, ne costerebbe 40.

Il tutto in un Paese che sta vivendo una delle peggiori congiunture economiche europee e che ogni anno cerca di far quadrare i conti e di rispettare parametri e paletti a costo di lacrime e sangue.

A preoccupare soprattutto il fatto che è proprio il cuore produttivo del Paese a essere blindato; quel lombardo veneto che da solo produce il 30% del Pil italiano, ovvero 600 miliardi di dollari. E anche l'Emilia-Romagna si difende visto che, da sola, produce Pil da 180 miliardi di dollari.

Per dire: Codogno e Casalpusterlengo, due degli undici comuni a essere in quarantena al momento, ogni anno generano ricchezza per 1,6 miliardi.

Ogni giorno di blocco produttivo significa bruciare 5 milioni di ricavi e se la serrata delle imprese si estendesse a tutto il lodigiano si arriverebbe a buttare alle ortiche 20 milioni di mancata produzione al giorno, per non parlare di cosa succederebbe se venisse estesa a tutta la Lombardia, o peggio ancora, a tutto il nord Italia.

Inoltre in arrivo dovrebbero esserci anche misure che restringono la mobilità e i trasporti e questo porterebbe a un'ulteriore contrazione.

E' proprio la combinazione tra le restrizioni alla mobilità, il blocco del lavoro, della catena di forniture e il tracollo del turismo a preoccupare gli economisti che lanciano l'allarme: la recessione tecnica per l'Italia è più che plausibile.

Lorenzo Codogno, fondatore di Lc Macro Advisors a Londra intervistato da Ansa, ha dichiarato: "Una recessione tecnica ci sarà decisamente. Per il 2020 la stima è negativa fra -0,5 e -1%". Gli fa eco Raffaella Tenconi, capo economista di ADA Economics, che considera "plausibile" una contrazione dell'1% del Pil.

La pensa così anche il Financial Times che scrive: "Il colpo del primo trimestre alla Cina a causa del Coronavirus porterà probabilmente ulteriore debolezza all'economia italiana".

Silvia Dall'Angelo, economista senior di Hermes Investment sottolinea come "La domanda interna è stata debole, il che implica che la crescita italiana è stata particolarmente vulnerabile agli shock esterni".

All'impatto della paralisi delle imprese va sommata quella dei servizi e del turismo.

Già prima dell'emergenza italiana l'impatto della diffusione del virus in Cina aveva portato a stimare una perdita di 5 milioni di euro per il settore turistico, ammanco derivato sia dal mancato afflusso di turisti cinesi nel nostro Paese (ogni anno visitano la penisola 13 milioni di cinesi il cui indotto vale 1,6 miliardi di euro) sia dall'effetto psicosi che la diffusione a macchia d'olio del virus ha generato livello generale con una pioggia di disdette e mancate prenotazioni che, già un mese fa, avevano fatto registrare una diminuzione del 13% di riserve in un settore – quello turistico - che da solo vale il 10% del Pil.

Questo succedeva addirittura prima che l'Italia diventasse la nazione europea più colpita dal virus. Oggi Federturismo sostiene che la situazione attuale potrebbe mettere in croce l'intero settore che, a questo punto, ha assoluto bisogno del sostegno pubblico per non soccombere all'epidemia.

E non si parla solo di vacanze estive; proprio in queste settimane il turismo italiano è in piena alta stagione con i festeggiamenti per il Carnevale e l'annullamento di ogni manifestazione pubblica con la chiusura anticipata del Carnevale di Venezia, che da solo vale 220 milioni di euro, determinerà una crisi settoriale ancora difficile da quantificare in termini economici. E poi ci sono le disdette delle gite scolastiche, delle settimane bianche e perfino delle prenotazioni per Natale e Capodanno.

Intanto il Governo studia misure a sostegno dei comuni in quarantena come la sospensione delle bollette, del pagamento delle rate del mutuo, del versamento dei contributi, etc. e mentre è una corsa contro il tempo per frenare la psicosi, arginare il virus e tornare alla normalità Piazza Affari chiude la giornata in ginocchio con un secco – 5,43%

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