The Lone Ranger, il western con Johnny Depp: 5 cose da sapere

Jack Sparrow diventa l'indiano Tonto. La squadra dei Pirati dei Caraibi lascia i mari per il selvaggio West. Per una nuova polverosa avventura che non entusiasma

Johnny Depp in "The Lone Ranger" (Walt Disney)

Simona Santoni

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Era il 1933 quando le avventure del Cavaliere solitario debuttavano in radio, per poi passare al fumetto e alla serie tv, una delle più popolari degli anni Cinquanta, che dagli States migrò anche in Italia. 
Ottant'anni dopo quel Texas Ranger su cavallo bianco e con maschera in volto, eroe da vecchio West aiutato dall'indiano Tonto, torna con The Lone Ranger, film Disney dal 3 luglio al cinema in 700 copie.

Ecco cinque cose da sapere.

1) La squadra dei Pirati dei Caraibi ci riprova

Alzi la mano chi c'è. Alla regia Gore Verbinski, l'autore della trilogia iniziale dei Pirati dei Caraibi, c'è. La Disney c'è e pure il produttore del franchise di successo Jerry Bruckheimer. E ovviamente non può mancare il traino principale, Johnny Depp, che ora diventa l'indiano Tonto, con un uccellaccio morto come copricapo. E c'è anche un budget da grandi eventi: 250 milioni di dollari. L'obiettivo sembra evidente: abbandonati i mari, scovare nel Far West una nuova gallina dalle uova d'oro. In realtà finora The Lone Ranger non ha ricevuto molte critiche positive (sul sito che raccoglie recensioni Rotten Tomatoes al momento ha solo il 25% dei favori), ma anche i primi commenti a La maledizione della prima luna non erano stati entusiasti. Poi, insieme ai tre sequel depositati come uova, raccolse più di tre miliardi di dollari in tutto il mondo. 
Il protagonista, una new entry rispetto ai Pirati dei Caraibi, il Lone Ranger Armie Hammer, ha affermato di aver già firmato un contratto per un paio di film, e Ruth Wilson, la bella donzella di cui è innamorato l'eroe mascherato, ha accennato a tre pellicole. 

2) Johnny Depp uguale a se stesso. Helena Bonham Carter pure 

Johnny il magnifico invece dei dread ha i capelli lunghi lasciati liberi, invece di abbondante eyeliner ha in viso spessi millimetri di cerone bianco con strisce nere. Cambiano i dettagli, la sostanza si assomiglia. L'indiano Navajo Tonto sembra il cugino del pirata Jack Sparrow. Come lui alterna elementi buffi ad astuzia, e anche nella mimica facciale da giullare lo stampino è lo stesso. Se però la prima interpretazione di Sparrow, dieci anni fa, aveva regalato stille di freschezza e originalità (tanto che Depp si guadagnò una nomination agli Oscar), ora non c'è più novità. La sua recitazione è meno divertente e frizzante. 
Discorso simile per Helena Bonham Carter, presente in una piccola parte come colorata e colorita maitresse dalla letale gamba di legno. In tutta la sua parruccona rossa e nel seno strizzato in un generoso décolleté la signora Burton ricorda così tanto la se stessa già vista in Les Misérables  o in Dark Shadows  o in Alice in Wonderland,  tutte macchiette grottesche e pittoresche.  
Funziona più degli illustri colleghi Ammie Harmer, che accetta il ruolo di Ranger un po' scemo ma idealista, destinato a un grande futuro: nel suo volto ha la luce della bellezza eroica ma anche l'ingenuità di un novizio. 

3) Tutti gli stereotipi del western

Per questa polverosa avventura del Cavaliere solitario Verbinski non dimentica niente del selvaggio West: panorami e canyon desolati e mozzafiato, banditi senza cuore e sceriffi a cavallo, cercatori d'oro (o d'argento) e miniere, donne formose con le grazie in vendita e una bella fanciulla indifesa da salvare, cattivi dal viso sfregiato (William Fichtner) e cattivi più furbi e ambigui (Tom Wilkinson), indiani e cowboy, la frontiera mobile, che si sposta sempre più avanti, e il mito della ferrovia. 
Pur tessendo un film di intrattenimento, indirizzato soprattutto ai ragazzi, il regista americano non nasconde come gli Stati Uniti siano una nazione nata sul sangue e sullo sterminio dei nativi. E non risparmia neanche sequenze cruenti e violente. 

4) Visivamente intrigante, emotivamente fiacco

L'inizio ci fa subito ricordare che Verbinski, autore anche di Rango, sa bene come tradurre il cinema in spettacolo. Sul treno in corsa verso un binario incompiuto, si svolge la prima lunga sequenza d'azione, pennellata da leggerezza di toni (effetti speciali coordinati da John Frazier, lo stesso di Pirati dei Caraibi e degli ultimi quattro Spider-Man). Sarà il leit-motiv di tutto il film. Visivamente The Lone Ranger è uno show impeccabile, ma ciò non basta a rendere la visione costantemente croccante e gustosa. Più di una volta, soprattutto nella seconda metà, si avverte una certa stanchezza. La durata di oltre due ore - il film è lungo 149 minuti - è un lusso che il cinema non si dovrebbe concedere spesso. 

5) Un finale esaltante

A squarciare la fatica e a far spalancare gli occhi un po' pesanti ci pensa un finale arrembante. Il Guglielmo Tell di Rossini suona la carica dando il via a uno straordinario circo di vagoni in movimento, buoni e cattivi e cavalli a correr sui loro tetti, rotaie che si incrociano, su e giù di ganci, tunnel che incombono e carichi di argento esplosivi. Una vera festa per gli occhi e per le orecchie. La ciliegina più appetitosa di tutta la torta. 

 
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