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Ansa
Calcio

Scudetto, divorzi e programmi fermi: la rete di De Laurentiis

Il presidente del Napoli scudettato non decide sul futuro di Spalletti e Giuntoli. Ferma la programmazione del club e anche quella della Juventus. Un anno fa toccò al Milan tricolore alle prese con lo strappo di Maldini

Chi sarà l'allenatore del Napoli che ad agosto di ripresenterà ai nastri di partenza con il tricolore cucito sulle maglie? E quello della Juventus condannata a una ricostruzione quasi totale? E chi firmerà quella ristrutturazione in casa bianconera? E' un puzzle lontanissimo dall'essere composto quello che proietta il campionato sulla prossima stagione. Una tela con un uomo solo al centro, padrone del destino di almeno due società e, a cascata, di un altro bel numero di squadre. Il nome del tessitore solitario è Aurelio De Laurentiis, patron e presidente del Napoli campione d'Italia e detentore dei contratti che sulla carta legano ai partenopei fino al giugno 2024 sia Luciano Spalletti, allenatore, che Cristiano Giuntoli, direttore sportivo.

Entrambi non saranno a Napoli ad agosto, questa è una delle poche certezze. Il tecnico ha lasciato capire che non vuole proseguire dopo aver vinto lo scudetto, anche se manca l'annuncio ufficiale che dovrà essere fatto dalla società a festa consumata il prossimo 4 giugno. Giuntoli è il prescelto dalla proprietà Juventus per prendersi carico della ripartenza bianconera, quasi certamente fuori dall'Europa e con la necessità di abbattere il monte ingaggi, prendere decisioni coraggiose, riavviare una macchina ingolfata da troppi anni.

Tutto semplice da capire, se non fosse che tutto passa dal ADL e dalle sue voglie. Libererà Spalletti dal peso dell'ultimo anno di contratto, quello scattato in automatico lo scorso 19 aprile grazie al rinnovo unilaterale esercitato via Pec, ma solo se il toscano si impegnerà a non sedere su nessun'altra panchina. Tanto meno quello della Juventus dove non disdegnerebbe di portarlo Giuntoli per il quale un appuntamento in agenda con il suo (attuale) presidente ancora non c'è e chissà per quanto non ci sarà.

L'accordo con la Juventus rimane, dunque, congelato. E anche il lavoro che in tarda primavera solitamente è fondamentale per gettare le basi estive. Di fatto, la Juventus è paralizzata in mano a De Laurentiis e in parte anche il Napoli è prigioniero di questo impasse, seppure dalla parte privilegiata di chi può decidere modi e tempi. Sotto il Vesuvio, però, si discute di una partenza eccellente, quella di Kim, e di contratti da blindare al rialzo oltre che del profilo di un tecnico che partirà con il peso del favore del pronostico e di dover provare a ripetere quanto fatto quest'anno da Osimhen e compagni.

Niente programmazione, insomma. Non per il momento e non è più nemmeno una novità. A fine maggio 2022 - sono trascorsi dodici mesi esatti - sulla graticola si trovava il Milan fresco tricolore. Nemmeno il tempo di riprendersi dalla festa ed ecco lo strappo di Paolo Maldini con la proprietà, antipasto di un faticoso rinnovo di contratto arrivato in extremis proprio un mese dopo. Allora Maldini giurò che tutto il tempo si sarebbe recuperato: il bilancio del mercato Milan un anno dopo dice che, forse, non è successo. Oggi in quella situazione si trova Napoli, Juventus e come danni collaterali le squadre in cui ci sono tecnici che, come in un domino, si muoveranno di conseguenza non appena il nodo principale sarà stato sciolto.

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Giovanni Capuano