Il Collegio di Garanzia del Coni ha respinto il ricorso presentato dal presidente dell’AIA, Antonio Zappi, contro l’inibizione per 13 mesi per aver esercitato pressioni per far dimettere i quadi tecnici della Can C in modo da favorire l’ingresso da designatore di Daniele Orsato. Niente assoluzione e nemmeno sconto che sarebbe servito per evitare la decadenza di Zappi che, invece, dovrà fare forzatamente un passo indietro.
L’AIA resta, dunque, senza guida politica nel momento più difficile della sua storia recente, segnato anche dall’inchiesta della Procura di Milano sul sistema arbitrale che ha portato all’auto sospensione del designatore Gianluca Rocchi e del supervisore del Var Andrea Gervasoni. Una circostanza che apre la porta al commissariamento da parte della Figc, idea che l’ex presidente Gravina aveva coltivato anche nei mesi scorsi senza, però, riuscire a renderla concreta.
Oggi Gravina è dimissionario, gestisce solo l’ordinaria amministrazione fino all’assemblea elettiva del 22 giugno, ma ha la facoltà di intervenire in casi straordinari come l’azzeramento politico dei vertici dell’associazione arbitrale. Si attendono settimane di fuoco e non solo per la vicenda giudiziaria.
All’uscita dall’udienza, prima di conoscere il verdetto, Zappi si era espresso con fiducia mista ad amarezza: “In tutta questa vicenda la cosa che più mi ha ferito e amareggiato è stato sentire descrivere una persona, un uomo come me, come abusante delle proprie funzioni e sleale. Questa per me è una ferita, io sono prima ancora che un arbitro, un uomo di profondi valori e sentirmi accusato e condannato peraltro con 13 mesi, quello che per l’AIA e per il sistema federale significa un ergastolo dirigenziale, credo che sia anche un tema di sproporzione della pena”.
Aveva, poi, lasciata aperta la porta a un ulteriore ricorso al di fuori dell’iter processuale sportivo che si è concluso: “Valuteremo anche l’adozione di ulteriori passaggi perché credo che lo meritino 115 anni di storia dell’associazione. Credo che da presidente dell’AIA abbia anche il dovere di dover interpretare fino in fondo il suo ruolo in ordine all’autonomia tecnica e a quello che esercita. Oggi è il grado che ci porterà la definitività in ambito sportivo, valuteremo semmai le motivazioni della sentenza per provare a immaginare a verificare se ci possono essere ulteriori margini di impugnabilità ed arrivare eventualmente anche a un livello risarcitorio”.
