Forse, in fin dei conti, il campo largo è troppo “largo”. Neanche il tempo di approntare i tavoli di lavoro per stilare un programma di governo che ecco già venire i nodi al pettine.
Non si esagererebbe infatti nel dire che l’inaugurazione della stagione di manifestazioni congiunte, iniziate l’8 luglio a Napoli, sia stata più che altro foriera di dissidi interni. Nulla di sorprendente, d’altro canto la diversità delle forze politiche facente parti del campo largo non può che giocare contro di esso.
Così è in particolare sul riarmo e sul sostegno all’Ucraina che si è venuta a formare la principale crepa nell’asse PD-M5S. A sentire le parole di Giuseppe Conte parrebbe infatti che il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle siano avversari più che alleati.
“Stanno costruendo una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti”, ha denunciato il leader pentastellato a Napoli, mettendo in guardia dal “partito del riarmo” e da una “corsa folle” alle spese militari, ribadendo che la diplomazia europea non può essere solo un esercizio retorico senza aiuti concreti.
Verrebbe da chiedersi se Conte si renda conto che è anche e soprattutto il suo principale alleato alle prossime elezioni, il PD, a far parte di quell’ampio “partito del riarmo” che il leader pentastellato ascrive con poca cognizione di causa al solo centrodestra.
Non a caso, le reazioni nel PD sono state piuttosto nette. A partire dall’ex premier Paolo Gentiloni, che dalle colonne di Repubblica ha definito “stucchevole” invocare la diplomazia senza sostegno in armi.
Ancor più duro l’europarlamentare Giorgio Gori, che in merito alle parole di Conte si è chiesto: “Come possiamo far finta di niente?”. L’ala riformista del PD accusa quindi Conte di strizzare l’occhio a posizioni filorusse, un atteggiamento giudicato incompatibile con la linea fortemente europeista e atlantista del Partito Democratico.
Per sua parte, Conte ha smentito di aver subito una “ramanzina” formale da Elly Schlein, rilanciando anzi la sua posizione: “La linea dei progressisti non può essere la corsa al folle riarmo di Fratelli d’Italia”.
Ma i dissidi interni non finisco certo con l’Ucraina. anche sulla politica interna le differenze sono molto marcate. Alleanza Verdi-Sinistra (AVS) e l’ala sinistra del PD spingono ad esempio per l’introduzione di una patrimoniale. Giuseppe Conte e l’area riformista del Partito Democratico frenano, temendo di spaventare l’elettorato moderato.
Rimane poi insanabile la frattura sul termovalorizzatore di Roma (fortemente voluto dal sindaco PD Gualtieri e osteggiato invece dal M5S), così come sulla transizione energetica, con i Cinque Stelle arroccati sul no a qualsiasi apertura sul nucleare di nuova generazione.
Arriviamo quindi al reddito di cittadinanza, con il M5S che ne esige il ripristino o una riforma speculare. Il PD preferirebbe invece concentrarsi su altre misure di contrasto alla povertà.
Il più grande nodo, tuttavia, rimane probabilmente quello della leadership di coalizione. Se dem e 5 Stelle sembrano favorire lo svolgimento di primarie di coalizione aperte a pochi mesi dal voto, così da legittimare popolarmente il candidato o la candidata premier, è in questo caso Alleanza Verdi e Sinistra a frenare.
Arriviamo così a una verità autoevidente, ovvero che l’unica cosa che accomuna davvero il campo largo è la sua opposizione al centrodestra. Se questo basterà a vincere è presto per dirlo, certamente le elezioni politiche sono cosa en diversa rispetto ai referendum.
