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Paolo Maldini, l’uomo della provvidenza azzurra

Paolo Maldini, l’uomo della provvidenza azzurra
Paolo Maldini con la maglia della nazionale, Mondiale 2002 (Getty Images)

L’idea del neo presidente della Figc, Giovanni Malagò: ruolo e poteri da direttore tecnico per l’ex leggenda della nazionale e del Milan. L’obiettivo? Consegnargli le chiavi del progetto del rilancio.

Il ruolo è quello del direttore tecnico che nella storia della nazionale italiana, quasi mai praticato a Coverciano ma prassi consolidata altrove e quasi sempre con ottimi risultati. E’ il vestito che il neo presidente della Figc, Giovanni Malagò, ha deciso di cucire attorno a un grande ritorno in azzurro, non in campo ma dietro la scrivania e non solo. Paolo Maldini è l’uomo scelto per assumere i pieni poteri sportivi operativi e lavorare notte e giorno al rilancio della nazionale, uscita con le ossa rotte dalla terza mancata qualificazione al Mondiale.

Non un incarico di facciata, anche perché la storia personale e professionale di Maldini racconta bene come non darebbe alcuna disponibilità se non sapendo di poter incidere con le proprie idee e competenze. Il carattere può anche essere spigoloso, ma lucidità, competenza e attaccamento alla missione non sono da mettere in dubbio e non lo sono state nemmeno nella sua parentesi dirigenziale al Milan finita con il licenziamento in tronco da parte di Gerry Cardinale nel giugno 2023. La colpa? Essersi mosso da plenipotenziario e volere deleghe piene per svolgere il proprio compito.

Pieni poteri a Coverciano, ecco il ruolo pensato per Maldini

Con la Figc di Malagò non esiste questo rischio perché l’idea del presidente appena eletto è esattamente questa. Consegnare a Maldini le chiavi del progetto della nazionale fin dal primo passo. In caso di accordo, ad esempio, l’indicazione del prossimo commissario tecnico passerà attraverso il lavoro e il vaglio del direttore tecnico, lasciando alla struttura politica della federazione i passi successivi compreso trovare il budget per un’eventuale chiamata fuori dai parametri federali.

Il pensiero va ad Antonio Conte, ma non solo. In ogni caso, sarebbe la scelta di affidare a un “tecnico” ampio margine di manovra per traghettare la nazionale fuori dalla crisi in cui è caduta e che si è certificata definitivamente nella notte di Zenica che ci ha lasciati a casa dal Mondiale e che ha provocato l’azzeramento di tutto. Si può fare? La scommessa è che uno come Maldini, cui sarebbe chiesto di lavorare giorno e notte a Coverciano, possa avere le competenze e la credibilità per valorizzare quello che c’è già, gettando le basi per far crescere quello che preme alle spalle.

Paolo Maldini, i suoi numeri con la nazionale

Paolo Maldini di nuovo azzurro sarebbe anche una storia di grande suggestione. I suoi numeri con la nazionale sono da leggenda, anche se gli è mancata la gioia di alzare al cielo almeno un trofeo ed è stato protagonista di alcune delle vicende più amare per il nostro calcio: era nel gruppo di Vicini a Italia ’90, beffato da Maradona e Caniggia in semifinale al San Paolo di Napoli, colonna a Usa ’94 con un titolo mondiale gettato al vento ai rigori contro il Brasile, presente nella finale dell’Europeo del 2000 persa al golden goal con la Francia di Trezeguet. Molte volte ha inserito queste sue esperienze nell’elenco delle molte cose perse dentro una carriera costellata di trionfi.

Della nazionale ha detenuto il record di presenze totali (126) e di quelle da capitano (74) prima di essere superato da Cannavaro. La sua ultima in azzurro è stata a Daejeon nel giugno 2002, la cocente eliminazione per mano della Corea del Sud con la partecipazione atitva dell’arbitro Byron Moreno. Quella notte è stata quella dell’addio che ora è pronto a trasformarsi soltanto in un arrivederci.

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