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Oro nell’inseguimento a squadre Trionfo dell’Italia dopo vent’anni

Oro nell’inseguimento a squadre Trionfo dell’Italia dopo vent’anni

Davide Ghiotto, Andrea Giovannini e Michele Malfatti recuperano in finale quasi 7 decimi ai campioni del mondo degli Stati Uniti e vincono la 24ª medaglia di questa Olimpiade, la 9ª del metallo più prezioso.

Vent’anni dopo Torino 2006 l’Italia conquista nell’inseguimento a squadre grazie a Davide Ghiotto, Andrea Giovannini e Michele Malfatti che recuperano in finale quasi 7 decimi ai campioni del mondo degli Stati Uniti. Per il team Italia è la medaglia numero 24, ma soprattutto è il nono oro a dimostrazione che negli sport invernali siamo in grado di vincere in ogni disciplina sia maschile che femminile. La grande Olimpiade azzurra continua e stavolta a trascinare i tre ragazzi del pattinaggio è il pubblico dell’Arena Santa Giulia di Milano. In tutti i campèi di gara di questa Olimpiade Milano Cortina 2026 il tifo degli appassionati ha dato la spinta in più ai nostri ragazzi.

La vittoria in rimonta

La gara ripete la stessa fisionomia dello scontro Italia-Usa visto nei preliminari. Negli otto giri che servono per completare i 3200 metri gli Stati Uniti partono forte, un copione già visto, ma la gestione della gara da parte degli azzurri è perfetta. Lasciano andare gli americani senza concedere loro troppo vantaggio, ai 1400 metri gli Usa sono avanti di 68 centesimi ma da lì in poi la rimonta azzurra è inesorabile. Il vantaggio degli statunitensi diminuisce giro dopo giro e ai 2200 sono già davanti. Il finale è scontato con l’Italia che aumenta il vantaggio e chiude con addirittura 4”51. Può iniziare la festa: Ghiotto, Giovannini e Malfatti vanno ad abbracciare il mago di Maurizio Marchetto, 70enne direttore tecnico azzurro e guru assoluto della disciplina. Lui c’era già vent’anni fa a Torino, allora guidò alla conquistò dell’oro Enrico Fabris (oggi tra i responsabili dell’ovale olimpico a Rho Fiera), Matteo Anesi (ora vice di Marchetto) e Ippolito Sanfratello (dal 2015 segretario generale della Federghiaccio). Vent’anni dopo la scena è la stessa, tutti ad abbracciare Marchetto, come una vera famiglia.

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