Home » Attualità » Sport » Milano Cortina 2026, polemiche su bandiere e partecipazioni. E il Cio da che parte sta?

Milano Cortina 2026, polemiche su bandiere e partecipazioni. E il Cio da che parte sta?

Milano Cortina 2026, polemiche su bandiere e partecipazioni. E il Cio da che parte sta?

Bandiera UE vietata a un bambino, Russia e Bielorussia reintegrate alle Paralimpiadi. Il Cio da che parte sta? Milano Cortina 2026 sotto accusa

Non bastava il casco olimpico dedicato agli atleti ucraini morti in guerra, il Cio ne ha combinata un’altra delle sue. Siamo all’Arena di Santa Giulia, a Milano. E, in vista della semifinale di hockey femminile Usa-Svezia, un bambino di 12 anni porta con sé la bandiera dell’Unione europea nello zaino. L’addetto alla sicurezza controlla, vede il vessillo, lo blocca. «Simbolo politico, non può entrare». Il controllore ha interpretato le regole del Comitato olimpico internazionale alla lettera: vietato sventolare simboli politici. Ma la bandiera dell’Europa è un simbolo politico o no? Allora qualsiasi cosa ora è un simbolo politico?

La Fondazione Milano Cortina 2026 si è successivamente scusata (beh, era il minimo), ammettendo che «la situazione non è stata gestita nel modo corretto». Scuse tardive, e insufficienti a sopire le polemiche. Tanto è vero che, riguardo a questa situazione, il segretario di Azione Carlo Calenda ha commentato duramente: «Devono aver perso il senno».

Russia e Bielorussia alle Paralimpiadi

Nel frattempo, a pochi giorni dall’apertura delle Paralimpiadi invernali, arriva un’altra notizia: Russia e Bielorussia torneranno a sfilare con le loro bandiere. Non è una sorpresa dell’ultimo minuto, la decisione risale a cinque mesi fa. Ma ora che la cerimonia si avvicina, l’Ucraina è tornata ad alzare i toni. Il ministro dello Sport di Kiev, Matviy Bidny, ha annunciato su X: «Scandaloso, non saremo presenti alla cerimonia di apertura». E il ministro degli Esteri Andriy Sybiha ha chiesto ad altre nazioni di seguire l’esempio ucraino.

Anche il governo italiano si dice contrario: «La perdurante violazione della tregua olimpica da parte della Russia, appoggiata dalla Bielorussia, è incompatibile con la loro partecipazione», dichiarano i ministri Tajani e Abodi. La Lega, però, si smarca da questa versione: «Le Olimpiadi sono momento di sport, dialogo e amicizia fra i popoli. È positivo che gli atleti di tutte le nazioni possano gareggiare sotto le loro bandiere».

A Milano Cortina 2026, due pesi e due misure

Il presidente del Comitato paralimpico italiano Marco Giunio De Sanctis taglia corto: «Gli atleti devono gareggiare, il resto è solo politica». Ma ammette: «Quello che stona è la doppia decisione». Già, perché il Cio ha consentito agli atleti russi e bielorussi di partecipare solo sotto bandiera neutrale, a condizione che non fossero sotto contratto militare e non avessero sostenuto l’invasione dell’Ucraina. Il Comitato paralimpico internazionale, invece, ha bocciato la mozione di sospensione parziale. Per questo, Russia e Bielorussia hanno riacquistato i loro pieni diritti.

In ogni caso, il Cio e l’Ipc (Comitato Paralimpico Internazionale) erano convinti che nessun atleta russo si sarebbe presentato, considerando i tempi stretti per le qualificazioni. Ma la Federazione Sci russa, 12 atleti e il Comitato Paralimpico Russo hanno fatto ricorso al Tas di Losanna. E lo hanno vinto. Lo stesso è accaduto per la Federazione Sci bielorussa e cinque atleti del Paese.

E del bambino con la bandiera europea fermato all’ingresso, che vogliamo dire? Russia e Bielorussia che tornano a sfilare mentre l’Ucraina protesta. Due pesi, due misure. E il Cio da che parte sta? La domanda resta sospesa, mentre le Paralimpiadi di Milano Cortina si avvicinano e il clima si fa sempre più teso.

© Riproduzione Riservata