Il Milan è uscito a nervi tesi dalla notte della sfida con il Como a San Siro. Pareggio giustificato da quanto visto in campo, ma nervosismo nemmeno troppo nascosto, esploso in maniera plastica nella lite tra Allegri e Fabregas (quest’ultimo censurabile per la manata a Saelemaekers) e covato sotto la cenere nelle ore successive fino all’indiscrezione lasciata girare, non smentita, di un contatto con i vertici dell’Aia per lamentarsi del trattamento ricevuto dagli arbitri.
Un dossier, anche se il termine va considerato improprio, contenente il presunto mancato rosso a Van der Brempt per il fallo che poteva costare caro a Pavlovic e qualche altro episodio stagionale, dal mancato rigore doppio concesso a Nkunku contro il Bologna (partita comunque vinta), al gol ingiustamente annullato a Pulisic contro il Sassuolo, passando per il contatto Gabbia-Moreo nella giornata contro il Pisa finita con un pareggio.
Nel momento di caos che circonda gli arbitri, nelle stesse ore il presidente dell’AIA Zappi perdeva il ricorso contro la squalifica di 13 mesi avviandosi alla decadenza, rimane poco chiaro quali “vertici AIA” siano stati interpellati per le rimostranze, dato atto che il designatore Rocchi non può e non vuole avere contatti con i club. Strategie comunicative nel momento in cui si entra nella fase decisiva della stagione con il Milan che, nonostante i 7 punti di svantaggio dall’Inter capolista, non va considerato fuori dalla corsa scudetto. Anche perché l’8 marzo è in programma il derby che sarà una resa dei conti, anche a livello arbitrale.
Mariani, un solo vero errore a San Siro in Milan-Como
Detto che il giudizio sul fatto per il quale il Milan si lamenta (mancato rosso a Van der Brempt) è che al massimo Mariani ha sbagliato a non mostrare il cartellino giallo, dunque nessuna espulsione, e che è un errore invece la non cacciata di Saelemekers nel finale per somma di ammonizioni, la realtà è che in questa stagione il bilancio del Milan con gli arbitri è sostanzialmente neutro.
Ci sono un paio di chiamate sfortunate, i già citati rigore che manca con il Bologna e gol regolare annullato con il Sassuolo, ma anche qualche situazione in cui Rocchi ha pubblicamente parlato di errori che hanno favorito i rossoneri: il penalty che ha deciso la sfida con la Fiorentina, considerato da non assegnare per il comportamento di Gimenez, e la rete di Pavlovic con il Pisa in fuorigioco “supportato” passivo con raccomandazione da lì in poi di rivedere i parametri di giudizio. Insomma, accettabile con riserva.
Milan in corsa scudetto soprattutto per il calendario…
Ne discende la sensazione che molti musi lunghi a San Siro al fischio finale contro il Como derivassero non solo dall’adrenalina dello scontro con Fabregas ma anche dai punti lasciati per strada in un momento che poteva essere favorevole. Cosa sarebbero state le ore successive con il Milan a meno 5 dall’Inter appena crollata in Norvegia, alle prese con la prima emergenza infortuni e con una serie di match decisivi a distanza di meno di 70 ore l’uno dall’altro?
Tradotto: al di là delle dichiarazioni pubbliche il Milan è iscritto a pieno titolo alla volata scudetto e la partita con il Como ha lasciato in eredità due punti persi e non uno guadagnato. Il paradosso è che dalle parti di Milanello devono tifare per la rimonta dell’Inter contro il Bodo Glimt per massimizzare i vantaggi di un calendario che va a due velocità: dalle 7 alle 9 partite per i nerazzurri in 32 giorni contro le 5 dei rossoneri, schema che si potrebbe ripetere dopo la sosta per gli spareggi mondiali soprattutto se Chivu fosse in qualche modo approdato ai quarti della Champions League.
