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Messi e Ronaldo, come si esce di scena: la differenza di stile tra Leo (immenso) e CR7 (rancoroso)

Messi e Ronaldo, come si esce di scena: la differenza di stile tra Leo (immenso) e CR7 (rancoroso)
Leo Messi (Getty Images)

Mentre l’Argentina piange per l’ultima della Pulce, il Portogallo si spacca tra Cristiano e il ct Jorge Jesus. Anatomia di due modi diversi 8uno sbagliato) di capire che è ora di lasciare.

L’ultima di Leo Messi con la maglia dell’Argentina è stata perfetta. Un gol, due assist e intorno una valle di lacrime per una storia meravigliosa finita, capitolo finale del romanzo della carriera albiceleste del più grande di tutti (unico a stare insieme a Pelè e Maradona nel pantheon degli inarrivabili) che ha saputo scegliere tempi e modi per salutare. Una notte che ha confermato la distanza tra Messi e Cristiano Ronaldo, che mentre Leo piangeva e celebrava se stesso con l’Argentina ai suoi piedi sceglieva di mettere per iscritto le memorie del grande strappo con il ct del Portogallo Jorge Jesus.

Si può decidere se accettare o meno la versione di CR7 sul perché abbia sdegnosamente abbandonato il ritiro dopo essere stato lasciato a scaldarsi per mezz’ora a bordo campo in Norvegia. Si può scegliere se preferire la narrazione del campione diverso da tutti, che, come tale, pretende e deve essere trattato, o sposare il concetto universale che le regole valgono per tutti senza alcuna distinzione. Qualunque sia il punto, è innegabile che anche il timing dell’uscita social delle verità di Ronaldo abbia scavato un solco di stile tra i due fenomeni del calcio moderno, come se CR7 avesse voluto in qualche modo fare ombra – provarci – agli ultimi passi di LM con la maglia dell’Argentina.

Ha giurato, Ronaldo, di essere stato pronto allo stesso passo d’addio di Messi. Di aver scritto un lungo saluto alla nazionale portoghese dopo il Mondiale degli Stati Uniti e di averlo riposto nel cassetto solo per le insistenze del ct e della sua federazione. Può essere vero, ma alla fine ha sbagliato la sua decisione mentre dall’altra parte del mondo Messi non si è lasciato condizionare da nulla e da nessuno. Il tempo passa per tutti, anche per i fuoriclasse. La sfida più difficile è battezzare il momento per farsi da parte o, almeno, di lato: Messi lo ha centrato, Ronaldo no.

E c’è un passaggio del lunghissimo sfogo o ricostruzione di CR7 che dice tutto e lo condanna nel girone degli altezzosi. E’ quando spiega che nel documento consegnato al ct Jesus e che lo sciagurato avrebbe dovuto leggere pubblicamente, al punto 6, era previsto che dicesse (testuale): “Ho sbagliato a mandare a scaldare una persona della dimensione di Pelé o Maradona per poi non farla entrare in campo. Oggi non lo rifarei”. Davvero troppo per tutti, impossibile non solidarizzare con chi si è rifiutato di prestarsi.

Da qui in poi, si vedrà. Messi rimarrà il padre nobile di una nazionale che ha pianto tutte le lacrime che aveva nel salutarlo e che tenterà di innestare un nuovo ciclo su quello finito perdendo la finale mondiale con la Spagna. Ronaldo ha spiegato che vuole essere punito per l’insubordinazione, ma che poi conta di rientrare e di continuare a essere centrale nel Portogallo del futuro. Nessuno lo ha informato che, senza di lui, sono arrivate solo vittorie larghe e convincenti, si è liberato il talento di chi era schiacciato e si è cominciato a trattare la nazionale come una squadra qualsiasi. Dove gioca chi può dare di più e il passato conta solo per organizzare una bella festa d’addio.

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