Ci portiamo avanti con il lavoro, in modo da evitare qualsiasi discussione: non si è trattato di emulare le celebri planate di Silvio Berlusconi su Milanello, scena vista e rivista centinaia di volte in trent’anni, ma di una semplice soluzione funzionale e logistica. Veder arrivare, però, Gerry Cardinale nel giorno del raduno per l’inizio della nuova stagione planando dal cielo ha fatto impressione a molti milanisti, riportando la testa ai bei tempi che furono.
Il numero uno di RedBird è diventato il centro del Milan. Lo aveva detto, poco creduto, nelle ore successive al fallimento della qualificazione alla Champions League e dell’azzeramento dei vertici sportivi, e sta tenendo fede alla promessa. La sua è un’estate che non ha alcun punto di contatto con quelle che la hanno preceduta: immerso nel mondo Milan, presente in Italia e in Europa, attivo sul mercato, disposto a spendere e rischiare e, soprattutto, a metterci la faccia.

Se il progetto che sta costruendo insieme al neo tecnico Amorim sarà vincente o un flop è presto per dirlo. Mancano troppi tasselli e manca la riprova del campo che ci sarà da fine agosto in poi. L’estate “pazza” di Cardinale, però, è tutto quello che i tifosi rossoneri avevano bisogno di vivere per uscire dalla grande depressione che non era tanto aver bucato l’Europa che conta per il secondo anno di fila, si può sopravvivere gufando gli altri e concentrandosi sull’Europa League, quanto avere la sensazione di essere in mano a chi del risultato sportivo faceva l’ultimo degli obiettivi.
Cardinale ha spiegato che quello di prima era un po’ stretto tra paletti e lacciuoli della convivenza con Elliott e che quello di oggi è il vero Cardinale. Sono nati così il processo per scegliere Amorim, gli stenti nel costruire la squadra dirigenziale ma anche la vagonata di milioni messi senza discutere per prendere Goncalo Ramos e l’acquisto, tutt’altro che a prezzi contenuti, di Gila. Parafrasando Nanni Moretti, a chi gli diceva “fai qualcosa di milanista” ha risposto seguendo il consiglio. Ravvedimento operoso in tema di rapporto con la propria gente.
Un’estate molto milanista, dando al popolo quello che il popolo chiedeva come fosse aria da respirare e cioè la speranza di poter tornare grandi. Che lo abbia fatto per convinzione, perché piegato dalla contestazione o per aver capito che senza risultati sportivi è difficile anche tenere in piedi il business, un giorno sarà chiaro. Oggi rimane Gerry Cardinale a braccia incrociate a bordo campo a Milanello e il rumore delle pale dell’elicottero che non è quello di Berlusconi ma che un pochino ci assomiglia. Almeno nei sogni estivi della gente del Milan.
