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Razzi nello spazio da ex piattaforme petrolifere: ecco cosa ha in mente Trump

Razzi nello spazio da ex piattaforme petrolifere: ecco cosa ha in mente Trump
Boeing

L’idea di Trump per mandare in orbita più satelliti. Gli ambientalisti insorgono: «Le nostre coste meritano di meglio, le acque pubbliche non siano sacrificate per il profitto»

Il governo degli Stati Uniti sta valutando la possibilità di poter lanciare nello spazio razzi commerciali da siti posizionati in mare, e ricavati da piattaforme petrolifere non più utilizzate. Potrebbe apparire una soluzione geniale per allontanare i pericoli dalle zone più urbanizzate. Tuttavia, alcuni esperti di tutela degli oceani affermano che tale progetto permetterebbe all’industria spaziale di usare l’oceano come discarica.

Il progetto americano per il lancio dei razzi

Il Bureau of Ocean Energy Management (Boem) degli Stati Uniti, il 7 luglio, aveva annunciato una richiesta di informazioni (Rfi) per valutare la possibilità di lanciare razzi e recuperare veicoli spaziali dalla piattaforma continentale esterna (in sigla, Ocs), una parte degli Stati Uniti che si estende per 370 chilometri al largo delle coste americane, dall’Alaska al Golfo del Messico, dal largo della California alla costa Est. Il direttore ad interim del Boem, Matt Giacona, ha dichiarato: «Le infrastrutture per il lancio, il rientro e il recupero in mare aperto potrebbero ampliare la flessibilità operativa e aumentare la capacità, al tempo stesso riducendo i vincoli imposti dalla crescente domanda di lanci e rafforzando le capacità spaziali commerciali e di sicurezza nazionale del Paese».

I rischi legati al lancio dei razzi

Tuttavia, mentre il Boem elogia lo sviluppo di queste strutture come un modo per rafforzare l’economia spaziale americana e sostenere gli ambiziosi obiettivi di esplorazione spaziale, alcune organizzazioni ambientaliste per la tutela degli oceani sostengono che il piano potrebbe avere effetti disastrosi sull’ambiente marino. Intanto, però, al Boem si cerca di capire come poter utilizzare le infrastrutture offshore esistenti, come quelle per la perforazione del fondale per l’estrazione di petrolio e gas. E non potrebbe fare altro, dal momento che questa iniziativa si basa su un ordine esecutivo della Casa Bianca, firmato nel dicembre 2025 e intitolato: «Garantire la superiorità spaziale americana», che mira a incrementare gli investimenti per liberare lo sviluppo commerciale e «gettare le basi per una nuova era spaziale».

Ma, qualora un lancio fallisse, i rottami del vettore si spargerebbero nel mare, così la preoccupazione per la grande quantità di detriti spaziali da smaltire è sempre maggiore: la Nasa vorrebbe infatti far cadere in acqua anche la Stazione Spaziale Internazionale nel momento della sua dismissione, ma gli esperti affermano che il piano solleva serie preoccupazioni per la salute degli oceani. Quanto previsto dalla Casa Bianca va infatti chiarito: l’ordinanza non cita espressamente lanci in mare aperto, ma mira ad aumentarne la frequenza, insieme a quella dei rientri, attraverso «nuove strutture e l’ammodernamento di quelle esistenti».

Le preoccupazioni degli ambientalisti

Le critiche più feroci arrivano da esponenti della comunità scientifico-naturalistica, i quali accusano Trump di voler estendere la devastazione causata dall’ampliamento delle basi attuali fino al largo negli oceani. Tra costoro anche Miyoko Sakashita, direttrice del programma oceani presso il Center for Biological Diversity, un’organizzazione no-profit con sede a Tucson, in Arizona. La Sakashita sostiene che questa sia una «probabile scusa di Trump per permettere all’industria petrolifera di abbandonare i suoi vecchi rottami arrugginiti nell’oceano ed evitare di imporre regolamentazioni al settore energetico».

«Le balene, le tartarughe marine e la fauna marina al largo delle nostre coste», spiega la scienziata, «meritano di meglio che soffrire per le grandi compagnie petrolifere e i progetti di miliardari e magnati; è compito dell’amministrazione proteggere le nostre acque pubbliche, non trasformarle in parchi giochi per sogni irrealizzabili e profitto».

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