E’ guerra aperta, non solo legale, la la Lega Calcio Serie A e CloudFlare, il provider di servizi in cloud multato dall’Agcom per 14 milioni di euro per violazione delle norme antipirateria e, in particolare, per non aver ottemperato agli obblighi di collaborazione con Piracy Shield, la piattaforma nata per contrastare la diffusione di siti pirata che trasmettono le partite del campionato e delle coppe europee.
Botta e risposta a distanza di poche ore. Uno scambio durissimo che quasi certamente finirà davanti ai giudici perché i vertici di via Rosellini, dopo aver incassato con soddisfazione il verdetto dell’Agenzia, hanno voluto replicare immediatamente all’attacco proveniente dall’amministratore delegato del colosso statunitense. Che ha coinvolto nella disputa anche il governo Usa ed Elon Musk, proprietario di X.
Cloudflare contro la Lega Serie A: il messaggio del Ceo Prince
Così ha scritto Matthew Prince, amministratore delegato di CloudFlare, commentando la sanzione erogata dall’Agcom. Un post sulla piattaforma X per attaccare la Lega Serie A e il sistema sanzionatorio italiano: “Ieri un organismo quasi-giudiziario in Italia ha multato @Cloudflare per 17 milioni di dollari per non aver assecondato il loro piano di censura di Internet. Il piano, che persino l’UE ha definito preoccupante, ci imponeva, entro soli 30 minuti dalla notifica, di censurare completamente da Internet qualsiasi sito che un’oscura cricca di élite mediatiche europee ritenesse contrario ai propri interessi. Nessuna supervisione giudiziaria. Nessun giusto processo. Nessun appello. Nessuna trasparenza. Ci imponeva non solo di rimuovere i clienti, ma anche di censurare il nostro resolver DNS 1.1.1.1, il che significava rischiare di oscurare qualsiasi sito su Internet. E richiedeva di censurare i contenuti non solo in Italia, ma a livello globale. In altre parole, l’Italia insiste sul fatto che un’oscura cricca mediatica europea debba poter dettare cosa è e non è permesso online.
Tutto ciò, ovviamente, è DISGUSTOSO e, anche prima della multa di ieri, avevamo diverse sfide legali in corso contro il sistema alla base di tutto questo. Noi, ovviamente, ora combatteremo questa multa ingiusta. Non solo perché è sbagliato per noi, ma perché è sbagliato per i valori democratici.
Inoltre, stiamo valutando le seguenti azioni:
- interrompere i servizi di sicurezza informatica pro bono da milioni di dollari che stiamo fornendo per le imminenti Olimpiadi di Milano-Cortina;
- interrompere i servizi di sicurezza informatica gratuiti di Cloudflare per qualsiasi utente con sede in Italia;
- rimuovere tutti i server dalle città italiane;
- cancellare tutti i piani per costruire un ufficio Cloudflare in Italia o effettuare investimenti nel paese.
A giochi stupidi, premi stupidi. Sebbene ci siano cose che gestirei diversamente rispetto all’attuale amministrazione statunitense, apprezzo che @JDVance stia assumendo un ruolo di leadership nel riconoscere che questo tipo di regolamentazione è una questione fondamentale di commercio sleale che minaccia anche i valori democratici. E in questo caso @ElonMusk ha ragione: la #LibertàDiParola (#FreeSpeech) è fondamentale e sotto attacco da parte di una cricca scollegata dalla realtà di decisori politici europei molto disturbati.
Sarò a Washington DC all’inizio della prossima settimana per discutere di questo con i funzionari dell’amministrazione statunitense e incontrerò il CIO a Losanna subito dopo per delineare il rischio per i Giochi Olimpici se @Cloudflare ritirasse la nostra protezione di sicurezza informatica.
Nel frattempo, restiamo disponibili a discutere la questione con i funzionari del governo italiano che, finora, non sono stati disposti a impegnarsi oltre l’emissione di multe. Crediamo che l’Italia, come tutti i paesi, abbia il diritto di regolamentare i contenuti sulle reti all’interno dei propri confini. Ma devono farlo seguendo lo Stato di Diritto e i principi del Giusto Processo. E l’Italia non ha certamente alcun diritto di regolamentare cosa è e non è permesso su Internet negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Canada, Cina, Brasile, India o ovunque al di fuori dei suoi confini.
QUESTA È UNA BATTAGLIA IMPORTANTE E VINCEREMO!!!”
La risposta della Lega Serie A: “Mistificazioni, minacce e falsità”
Durissima la risposta della Lega Calcio Serie A: “Le affermazioni del CEO di CloudFlare, Matthew Prince, sono un cumulo di mistificazioni, minacce e falsità che lascia sbalorditi e che danneggia la stessa azienda americana. La sanzione comminata da Agcom, perfettamente motivata, non ha nulla a che vedere con la censura di internet, ma concerne esclusivamente la sacrosanta protezione dei diritti d’autore, sul live sportivo, come sui prodotti audiovisivi cinematografici e televisivi.
CloudFlare è stata sanzionata perché è l’unica grande azienda che, per scelta del suo Ceo, rifiuta qualsiasi collaborazione con le Autorità, con le forze dell’ordine, con i titolari dei diritti e persino con i giudici e rappresenta per questo la prima e più comune scelta fatta dalle associazioni criminali per gestire i propri servizi illeciti proprio per questa determinazione a consentire atti di pirateria. Ciò accade non solo in Italia ma in tutto il mondo, come comprovato dalle numerosissime decisioni giudiziarie intervenute contro CloudFlare ad esempio in Francia, Spagna, Belgio, oltre che appunto in Italia.
E’ falso che l’Unione Europea abbia manifestato preoccupazione nei confronti del sistema italiano di protezione dei contenuti che, tutto al contrario, è stato formalmente giudicato dalla Commissione Europea perfettamente coerente con la normativa europea. Le gravi affermazioni e le reiterate minacce espresse dal CEO di CloudFlare verranno portate all’attenzione della Autorità competenti, evidenziano l’arroganza di un certo tipo di aziende Tech che pensano di poter operare al di fuori dei propri confini nazionali in spregio di qualsivoglia tutela dei diritti di proprietà intellettuale dei dati personali, dei contenuti premium di cinema, serie Tv e sport. L’auspicio è che Prince sia costretto a dimettersi e che un’azienda importante come CloudFlare la smetta immediatamente di raccontare menzogne e soprattutto di proteggere i criminali”.
Anche la Liga contro CloudFlare
La battaglia per la protezione dei diritti legati alla trasmissione delle partite di calcio (e non solo) non riguarda unicamente la Serie A. Dopo il messaggio di ClouFlare è scesa in campo anche la Liga spagnola attraverso il proprio numero uno Javier Tebas. Una risposta indirizzata al pubblico e alle autorità governative degli Stati Uniti: “Combattere la pirateria non significa censurare né attaccare la libertà di espressione. Significa combattere l’attività criminale. Non distorcere il dibattito.
CloudFlare continua a ignorare le leggi e le istituzioni degli altri paesi, cercando solo di imporre la propria volontà e di promuovere i propri affari, favorendo al contempo coloro che commettono reati contro la proprietà intellettuale. Continua a lanciare minacce pubbliche dirette agli utenti europei e a tentare di manipolare istituzioni e leader politici. Non riguarda solo l’Italia: ci sono sentenze giudiziarie anche in Spagna e Giappone, tra gli altri Paesi.
@elonmusk , @JDVance , la tutela della proprietà intellettuale si basa sulle sentenze dei tribunali, sul giusto processo e sullo stato di diritto, non su decisioni arbitrarie o opache. La pirateria non è un crimine senza vittime. Nel settore sportivo, minaccia la sostenibilità dei club, migliaia di posti di lavoro e il reinvestimento nel calcio di base e giovanile.
Solo in Spagna, oltre il 35% dei contenuti piratati di La Liga continua a essere distribuito tramite l’infrastruttura di CloudFlare, nonostante migliaia di diffide e azioni legali già attuate dai provider di servizi Internet. Pretendere che gli intermediari tecnologici rispettino la legge non significa censurare Internet. Significa combattere la frode audiovisiva organizzata e garantire la sostenibilità di un’industria culturale e sportiva globale. Per quanto tempo ancora potranno godere dell’impunità?”.
