Il 14 luglio 2024 era passato soltanto un giorno dal tentato omicidio di Donald J.Trump in Pennsylvania. Robert F. Kennedy lo aveva chiamato per trasmettergli la propria solidarietà ed è stato nel corso di quella telefonata che il presidente americano e l’allora sfidante, oggi Segretario alla Salute, hanno posto le basi della loro alleanza elettorale, partendo da uno dei temi maggiormente condivisi: la rivoluzione dei vaccini, concretizzata e annunciata ufficialmente da Trump lo scorso 6 gennaio.
«L’Amministrazione Trump è orgogliosa di annunciare l’aggiornamento del programma di vaccinazione infantile degli Stati Uniti», ha comunicato Trump. Il nuovo calendario vaccinale pediatrico è stato realizzato proprio sulla base di quelle considerazioni del 2024: «C’è qualcosa di sbagliato nell’intero sistema», aveva detto Trump a Kennedy, «vorrei che si facessero meno dosi ai bambini. Quando si somministrano a un bambino circa 38 vaccini diversi, sono dosi da cavallo (…) io sono d’accordo con te, mi piacerebbe se tu facessi qualcosa».
Detto, fatto: appena eletto, il presidente Usa ha nominato Kennedy e oggi la rinnovata routine vaccinale dei bambini americani è stata presentata ufficialmente. «Il nuovo programma è radicato nel Gold standard of science ed è ampiamente condiviso da scienziati di tutto il mondo», ha osservato Trump, dichiarando che d’ora in poi l’America «non richiederà più 72 “punture” per i nostri bambini bellissimi e sani. Stiamo passando a un calendario vaccinale molto più ragionevole, dove a tutti sarà raccomandato soltanto di ricevere le vaccinazioni per 11 delle malattie più gravi e pericolose», contro le 17 del calendario precedente.
Trump e Kennedy avevano previsto le reazioni di una certa fazione del mondo accademico e le hanno prevenute: i genitori, infatti, potranno ancora dare ai propri figli tutte le vaccinazioni previste dal precedente calendario, se lo desiderano e, dettaglio rilevante, saranno comunque coperti da assicurazione.
«Questo programma aggiornato allinea finalmente gli Stati Uniti alle altre nazioni sviluppate in tutto il mondo», ha precisato Trump, congratulandosi non soltanto con Kennedy ma anche con i vari responsabili di Cdc (Centers for disease control and prevention), Fda (Food and drug administration), Cms (Centers for medicare & medicaid services), Nih (National institutes of health) e con tutti gli esperti. «Molti americani», ha chiosato il presidente, «specialmente le “mamme MAHA” (acronimo di Make America Healthy Again, ndr), pregano per queste riforme di buonsenso da molti anni».
Come cambia il calendario vaccinale dei bambini
Il nuovo programma dell’infanzia, sia chiaro, non vieta alcun vaccino; è stato riorganizzato in tre distinte categorie di raccomandazioni: un gruppo centrale di vaccini (morbillo, parotite e rosolia, Mmr), antipolio, pertosse, tetano, difterite, influenza (Hib), pneumococco, varicella. L’anti papilloma virus (Hpv) resta di routine, ma ora è raccomandata soltanto la singola dose.
Invece altri vaccini (epatite A, epatite B, meningococco, dengue e virus respiratorio sinciziale-Rsv) sono stati eliminati, ma restano raccomandati per quelli ad alto rischio o che vivono o viaggiano in ambienti dove la diffusione di queste malattie è più elevata. Una terza categoria di prodotti immunizzanti (influenza, rotavirus, Covid-19, epatite A e B e meningococco in determinate circostanze) sono previsti, ma nell’ambito di un processo decisionale clinico condiviso caso per caso.
Che il programma sia allineato a standard universali è un dato di fatto. Nella fattispecie, il nuovo calendario si ispira a quello danese. L’idea di modificare il programma vaccinale pediatrico è stata presentata pubblicamente il 5 dicembre 2025 al Comitato consultivo sulle pratiche di immunizzazione (Acip), il gruppo federale che consiglia i Cdc, presieduto dal dottor Kirk Milhoan e da Robert Malone, il papà dei vaccini a mRna.
Il confronto internazionale e il modello danese
Durante quella riunione, Tracy Beth Høeg, direttrice del Centro per la valutazione e la ricerca sui farmaci della Fda, ha presentato uno schema di raffronto tra il calendario vaccinale americano e quelli in Danimarca, Germania, Giappone e Regno Unito. La Danimarca — che non vaccina abitualmente i neonati sani contro l’epatite B, l’epatite A, l’influenza, il rotavirus, la varicella, la malattia meningococcica, il virus sinciziale né tantomeno il Covid-19 — è risultato essere il Paese occidentale che vaccinava per meno malattie (10 contro le 12 inglesi, le 14 giapponesi, le 15 tedesche e le 18 americane) senza che ciò abbia mai provocato una maggiore mortalità infantile né ondate di gravi malattie pediatriche.
Lo scontro con scienziati e istituzioni sanitarie
Ciononostante, gli oppositori di Trump e Kennedy hanno organizzato una campagna aggressiva, con penosi strascichi anche in Italia (citofonare Bassetti e Burioni). Scott Gottlieb, ex commissario Fda, che nel giro di tre mesi è andato a lavorare per il board di Pfizer, ha pronosticato, sulla base di imprecisate evidenze scientifiche, che “se andremo verso il modello danese e riduciamo la vaccinazione per queste malattie, le vedremo riemergere e dovremo costruire nuovi ospedali pediatrici».
All’ex consulente Fda Paul Offit (inventore della formula vaccinale contro il rotavirus) non è andata giù l’esclusione del “suo” vaccino dal nuovo calendario per l’infanzia e ha inquadrato la questione come “fallimento morale”, accusando addirittura la Danimarca di «preoccuparsi poco dei suoi bambini».
Ancora più violenta la reazione dell’American academy of pediatrics (Aap), che pochi giorni fa ha pubblicato le proprie raccomandazioni aggiornate reintroducendo i vaccini che erano stati tolti da Trump e Kennedy (Rsv, epatite A, epatite B, rotavirus, influenza e malattia meningococcica): «Per ora, purtroppo, dobbiamo ignorare tutto ciò che riguarda i vaccini che provengono dal nostro governo federale. I genitori dovrebbero fidarsi del loro pediatra, fidarsi delle società professionali come l’American Academy of Pediatrics», ha attaccato Sean O’Leary, presidente del Comitato per le malattie infettive dell’Academy, la cui credibilità è inversamente proporzionale agli enormi conflitti d’interesse che la affliggono, essendo finanziata dalle maggiori aziende farmaceutiche a cominciare da Pfizer.
La battaglia politica negli Stati americani
Il problema è che alcuni Stati americani (tutti quelli a guida democratica e quattro amministrati dai repubblicani) hanno deciso di seguire le linee guida di questo ente privato anziché quelle ufficiali, dimenticando che le malattie infettive non sono la causa primaria di malattia e disabilità tra i bambini negli Usa: sono piuttosto l’obesità, l’asma, i disturbi autoimmuni, le condizioni dello sviluppo neurologico e la depressione a colpire maggiormente la salute dei bambini americani, rappresentando una morbilità decisamente maggiore rispetto alle infezioni acute.
Senza contare che, come ha dichiarato Kennedy, i vaccini non risolvono questo carico di malattie croniche ma potrebbero persino esacerbarlo, eventualità che il segretario alla salute Usa non ha escluso e su cui ha avviato un’indagine approfondita. Il cammino del nuovo corso sanitario made in Usa è tuttavia complicato, considerato che il dibattito pubblico è saturo di messaggi basati sulla paura. Per non parlare delle reazioni violente, soprattutto in Stati come la California o New York dove, in alcuni casi estremi che ricordano la vicenda dei bimbi della “casa nel bosco” in Italia, diversi minori sono stati strappati ai propri genitori per “negligenza” nel non averli vaccinati.
